Salute

Alzheimer e i disturbi del sonno: perché c'è un legame

Uno studio pubblicato su Neurology lo dimostra: chi ha problemi o cattiva qualità del sonno è maggiormente a rischio di essere colpito dalla malattia

insonnia

Angelo Piemontese

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Avete difficoltà ad addormentarvi, soffrite di insonnia o vi svegliate spesso durante la notte? Attenzione, perché, anche se godete di ottima salute e non avete disturbi cognitivi, i problemi che portano a una cattiva qualità del sonno possono essere il campanello d’allarme del futuro sviluppo dell’Alzheimer.

Lo afferma uno studio pubblicato oggi su Neurology, una delle più autorevoli riviste scientifiche americane: ricercatori della University of Wisconsin–Madison hanno infatti trovato un legame tra i disturbi del sonno e la presenza di marcatori biologici dell’Alzheimer nel fluido cefalorachidiano (che si trova nel midollo spinale).

“Già precedenti studi avevano evidenziato come la qualità del sonno può influire sullo sviluppo o sulla progressione della malattia: per esempio la sua mancanza o la sua frequente interruzione possono incrementare la formazione delle placche amiloidi, perché il sistema che le contrasta nel cervello si attiva durante il riposo” dice una delle autrici dell’articolo.

Che aggiunge: “abbiamo controllato non solo i livelli della proteina amiloide, ma anche di quella Tau, che si trova nei grovigli di neuroni che caratterizzano la patologia, e inoltre segni di danneggiamento o infiammazione delle cellule cerebrali, cioè tutti marker che servono per identificare l’insorgere dell’Alzheimer”.

Studio condotto su cento persone a rischio Alzheimer

Sono state reclutate 101 persone con età media di 63 anni e capacità cognitive o di memoria inalterate, ma considerate a rischio di sviluppare la malattia, perché presente nella loro storia familiare o perché portatori del gene APOE, che si ritiene essere un fattore di rischio per l’Alzheimer.

A ciascuno di loro è stato chiesto di compilare un questionario sulla propria qualità del sonno ed è stato prelevato, tramite puntura lombare, un campione di liquido cefalorachidiano per analizzare la quantità dei marcatori biologici succitati.

Risultato: nella maggioranza delle persone che hanno riportato di avere disturbi del sonno, di dormire male e di avere sonnolenza diurna si è riscontrata una percentuale più alta dei marker della malattia.

L’apnea ostruttiva notturna, invece, sembra non avere un legame con quanto trovato nel fluido spinale.

Computando i dati immettendo altri parametri, quali l’uso di sonniferi, l’indice di massa corporea e sintomi depressivi, i risultati non sono cambiati.

Perché lo studio è importante

“Anche se non è ancora chiaro se sono i problemi del sonno a influenzare l'insorgere della malattia o se viceversa questi disturbi sono sintomi provocati dall’Alzheimer, abbiamo avuto comunque il riscontro che esiste un legame tra le due cose” dicono gli autori dello studio.

Intervenire su fattori di rischio che possono essere modificati, come ad esempio lo stile di vita per ottenere una migliore qualità del sonno, significa rallentare la comparsa della malattia.

“Riuscire a ritardare la comparsa dell’Alzheimer di soli cinque anni può portare a una riduzione, nei soli Stati Uniti, di quasi sei milioni di casi nei prossimo trentennio, con un risparmio sulla spesa per le cure mediche di quattrocento miliardi di dollari”.

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