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Salute

Allarme peste in Madagascar: cosa c’è da sapere

La malattia, in una forma molto virulenta che colpisce i polmoni, si è diffusa per la prima volta anche nelle città. I consigli per chi viaggia

Circa quattrocento casi (accertati finora) e quasi 50 morti.

È il bilancio dell’epidemia di peste che si è sviluppata in Madagascar e che si sta diffondendo rapidamente in tutta l’isola, compresa la capitale.

Il numero dei contagiati nel Paese africano desta una certa preoccupazione perché superiore a quello registrato, in tutto il mondo, dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) nell’intero anno 2015: allora ci furono 320 infetti e 77 decessi a livello globale.

Secondo il Ministero della Salute italiano, in una nota diffusa il 2 ottobre, “l’epidemia è iniziata (in agosto) col decesso di un uomo di 31 anni del Distretto di Ankazobe negli Altipiani centrali, un’area considerata endemica per la peste”.

“Da quel momento, il Ministero della Salute Pubblica del Madagascar ha rafforzato le indagini di campo, il rintraccio dei contatti, la sorveglianza e il monitoraggio di tutti i contatti stretti”.

Nonostante queste rassicurazioni, l’opinione pubblica mondiale è allarmata dalle notizie che riportano i media: ci sarà una nuova pandemia come quella di Ebola di alcuni anni fa? E perché è ritornata una malattia che si riteneva ormai confinata nella memoria del passato?

In realtà la peste non se n’è mai andata. In Madagascar sono stati riportati casi anche nel 2015-2016 e in tutte le zone del mondo afflitte da scarso livello di igiene i focolai si susseguono da decenni.

Persino negli Stati cosiddetti industrializzati si registrano una decina di casi all’anno: nel New Mexico, in Usa, a giugno di quest'anno due persone sono risultate infette.

Che cos’è la peste

La malattia è provocata dal batterio Yersinia pestis, che ha come ospite le pulci di piccoli roditori. La peste bubbonica, chiamata così perché i sintomi più evidenti sono appunto escrescenze che si manifestano in tutto il corpo, non si trasmette perciò da uomo a uomo, ma il contagio avviene tramite la puntura dell’insetto o con il contatto di lesioni e ferite della pelle con materiale che contiene il batterio.

È la forma più diffusa e si diffonde nelle aree in cui le persone vivono a stretto contatto con ratti e topi, quindi in condizioni di estrema povertà dove le abitazioni sono infestate da questi animali.

E dove c’è carenza di strutture sanitarie e mancanza di antibiotici, che possono arrestare la malattia nel giro di pochi giorni.

Se infatti la peste bubbonica non viene curata immediatamente può degenerare in una forma molto più pericolosa, quella polmonare, che attacca le vie respiratorie e non ha bisogno di “untori” come i topi per infettare l’uomo: il batterio passa da persona a persona attraverso l’aria, tramite starnuti, inalazione di particelle di muco o saliva e tosse. Insomma, come l’influenza.

Ed è questa la forma che sta dilagando in Madagascar. La letteratura scientifica la indica come molto più letale della peste bubbonica, perché può provocare un decesso ogni due persone infette. Ecco perché è scattata subito l’allerta sanitaria.

Le grandi pandemie del passato

Sin dai tempi antichi le epidemie sono stati dei flagelli per le popolazioni sparse in tutto il mondo. Nel 541 la malattia si diffuse da Costantinopoli (attuale Istanbul) nel bacino Mediterraneo e nel corso dei secoli successivi causò la morte di quasi cinquanta milioni di persone.

Noi ricordiamo in particolar le epidemie raccontate nei capolavori della letteratura italiana. La peste bubbonica che colpì l’Italia tra il 1629 e il 1633, descritta con minuzia di particolari ne I Promessi Sposi e nella Storia della colonna infame di Alessandro Manzoni, uccise decine di centinaia di migliaia di persone in prevalenza nel nord Italia, perché arrivata con la discesa nella pianura Padana dell’esercito dei Lanzichenecchi.

Più tremenda ancora fu la “peste nera” che tra il 1347 e il 1352 causò la scomparsa di un terzo della popolazione europea. Trasmessa dalle pulci dei topi, fu il "pretesto" letterario usato da Boccaccio per far raccontare ai suoi personaggi le novelle del Decamerone.

Negli Stati Uniti la malattia è giunta nel XIX secolo, con l’intensificarsi delle rotte commerciali verso Paesi dove la peste era endemica all’epoca, ma l’ultima epidemia si è conclusa tra il 1924-25 a Los Angeles.

I casi attuali nel mondo

Oltre che in Madagascar, anche in Uganda, Sudafrica, Repubblica Democratica del Congo, Tanzania sono stati riportati casi di peste. Epidemie hanno interessato Kenia, Tanzania, Zaire, Mozambico, Botswana.

In Sudamerica la malattia è presente in alcune zone delle Ande in Bolivia, Perù ed Ecuador e in Brasile.

Ogni anno, comunque, le persone colpite sono meno di un migliaio in tutto il mondo, con un tasso di mortalità del 20%.

Negli Usa annualmente si ammalano una dozzina di persone, prevalentemente in New Mexico, Colorado, Arizona, California, Oregon e Nevada. In questi casi la trasmissione all’uomo arriva dalle pulci degli scoiattoli, molto diffusi in America, e che spesso si spingono fino nei giardini domestici.

Sintomi e cura

Il periodo di incubazione della peste polmonare dura meno di due giorni: già dopo 24 ore dall’esposizione ai batteri si possono manifestare i sintomi: all’inizio debolezza generale, difficoltà respiratorie, dolore al torace, febbre, e mal di testa. In seguito si può sviluppare rapidamente una polmonite acuta, con espettorato di sangue durante la tosse. In questa forma non compaiono i bubboni.

La diagnosi si fa analizzando un campione del liquido prelevato dalle vie aeree con una sonda inserita dal naso o dalla bocca.

In caso positivo si deve intervenire entro pochi giorni dalla comparsa della malattia con antibiotici specifici, quali aminoglicosidici, fluorochinoloni, sulfonamidi e infusioni di liquido fisiologico.

Pericolo per l’Italia?

In Europa e in Australia la peste è attualmente assente, quindi nel nostro Paese non c’è rischio di contrarre la malattia. Ma chi si reca dove è possibile essere contagiati, quali pericoli corre?

Il Ministero della Salute avverte che “la peste è una malattia endemica in Madagascar: casi, principalmente di peste bubbonica, sono segnalati quasi ogni anno, durante la stagione epidemica, fra settembre e aprile. Tuttavia, l’evento di peste polmonare in corso è stato segnalato in un’area non endemica e per la prima volta in città densamente popolate

Anche se secondo l’OMS il rischio di diffusione internazionale della peste è molto basso, si raccomanda a chi si reca in aree rurali di regioni in cui la peste è endemica, specialmente se campeggiano o cacciano, di evitare il contatto con roditori, animali morti, tessuti o materiali.

Per proteggersi dalle punture delle pulci, bisogna dotarsi di repellenti (lozioni o spray) contro le zanzare, che possono difendere anche da altri insetti che si nutrono di sangue, a base di principi attivi come DEET, IR3535, Icaridin o Picaridin.

Al rientro da un viaggio in Madagascar, nel caso di sintomi sospetti, rivolgersi tempestivamente al medico e informarlo che si è stati in una zona a rischio.


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