Salute

Glifosato diffuso in cibi e acqua, perché fa paura

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Sconosciuto fino a un anno fa, oggi il glifosato è al centro di una querelle scientifica e politica. Mentre si attende di sapere da che parte sarà l'Europa, tra la posizione dello Iarc (Agenzia dell'Oms), che lo ha classificato come "probabile cancerogeno per l'uomo", e quella dell'Efsa (l'agenzia Europea per la sicurezza alimentare)  che invece lo ha assolto, in molti Paesi si allarga la schiera di chi è contrario all'uso del pesticida. Ma quanto glifosato, dai campi, finisce sulle nostre tavole? Il mensile Test-Salvagente ha condotto analisi italiane per scoprire il livello di contaminazione in corn flakes, farine, biscotti, fette biscottate e pasta. Il risultato? Una "roulette russa" in cui né le aziende né i consumatori possono stare tranquilli.

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Per una stessa marca, infatti - rileva l'indagine - sono stati trovati lotti in cui è stato rintracciato l'erbicida accanto a lotti che non lo contenevano. I residui, sempre inferiori ai limiti di legge, testimoniano una contaminazione diffusa, quasi ubiquitaria. Discorso diverso e ben più allarmante sull'acqua che beviamo tutti i giorni. Sono stati esaminati 26 campioni provenienti da diverse città italiane e in due casi l'Ampa, un derivato del glifosato che con l'erbicida condivide la tossicità e gli effetti a lungo termine sulla salute umana, è risultato superiore ai limiti di legge. Nessuna Regione italiana - denuncia il mensile dei consumatori - analizza la presenza di glifosato e del suo metabolita Ampa nelle acque potabili, nonostante le raccomandazioni comunitarie.

Il glifosato - ricorda il Test-Salvagente - è l'erbicida più usato al mondo, sintetizzato per la prima volta nel 1950. Da allora viene irrorato con numeri impressionanti: il volume di glifosato spruzzato è sufficiente a trattare tra il 22 e il 30% dei campi coltivati nel mondo. Mai nessuna sostanza è stata irrorata su una superficie mondiale tanto vasta.

Spiega Riccardo Quintili, direttore de il Test-Salvagente: "L'Europa non sacrifichi agli interessi di pochi uno dei suoi principi fondamentali, quello di precauzione che stabilisce che di fronte a un possibile pericolo per la salute si debba vietare un prodotto o una sostanza. È il caso, chiaro, del glifosato, un pesticida che rischia di avvelenare anche i simboli del made in Italy". Un timore che sembra interessare anche l'industria e il nostro ministro per le Politiche agricole, alimentari e forestali Maurizio Martina che proprio al mensile dei consumatori ha anticipato il piano 'glifosato zero' sulle produzioni italiane.

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