Salute

Airc, in prima linea contro i tumori

L'associazione italiana per la ricerca sul cancro "recluta" volontari per raccogliere fondi a favore della ricerca. Le iscrizioni sono aperte

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– Credits: Ufficio Stampa

Sui tumori i progressi che si  sono fatti negli ultimi anni, e si stanno facendo, sono parecchi: dall’immunoterapia per allenare le difese dell’organismo alle diagnosi precoci su campioni di sangue (solo per citare due degli ultimi filoni).

Ma molta strada nella battaglia contro la malattia la fanno anche le persone «comuni», oltre agli scienziati: quelli che, per esempio, dedicano parte del proprio tempo all’Airc, l’Associazione italiana per la ricerca sul cancro; in questi giorni l’Airc ha organizzato la campagna Volontariato per reclutare altri volontari (finora ne hanno 20 mila) che contribuiscano a raccogliere fondi per sostenere la ricerca e la cura, e per diffondere la conoscenza di quei corretti stili di vita che possono allontanare il rischio di ammalarsi.

Una di questi «attivisti», e testimonial della campagna, è Ivana Quattrini, 57 anni, che lavora nel marketing e racconta così la sua scelta. «Ho deciso di contribuire, di provarci in prima linea dopo che in famiglia ho avuto casi di tumore e ho toccato con mano la malattia. Insieme a un’amica e socia abbiamo ideato Women’s Sailing Cup Italia, una regata unica nel suo genere: equipaggi che arrivano da ogni parte mondo, tutti di donne dai 25 ai 60 anni che hanno sconfitto il cancro o si sono occupate di un famigliare colpito, e partecipano alla nostra gara nel mare davanti a Chiavari. La cittadina in quell’occasione si trasforma in un villaggio in festa. E tutto quello che raccogliamo, tra iscrizioni e vendite di prodotti, è devoluto all’Airc. La prima edizione si è tenuta a marzo 2016 e ora è diventata un appuntamento fisso».

Dal successo di questa iniziativa è nata una scuola di vela aperta a tutti, compresi coloro che non hanno mai messo piede su una barca. Anche in questo caso, aggiunge Ivana, tutto ciò che viene raccolto va ad Airc. Il suo prossimo obiettivo è istituire una borsa di studio del valore di 25 mila euro per un giovane ricercatore.

Che la solidarietà sia terapeutica lo conferma anche la scienza: fare del bene «fa bene» non solo a chi riceve cure e attenzioni, ma anche a chi le fornisce. Lo riporta il New York Times citando una serie di ricerche alla Harvard School of public health condotte da Ichiro Kawachi, professore di epidemiologia sociale. «Il volontariato, fatto in modo costante e non occasionale, produce benefici come emozioni positive, abbassamento della pressione arteriosa e un calo generale della mortalità» afferma. Quindi facciamo per gli altri, e un po’ anche per noi.   

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