Scienza

Perché le razze non esistono

Al Festival della Mente di Sarzana il genetista Guido Barbujani spiega come si siamo evoluti. E come mai non siamo tutti uguali

razze

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Gli asiatici sono bassi, i neri sono formidabili corridori, i nativi americani non soffrono di vertigini. Sono luoghi comuni che ognuno di noi conosce, caratteristiche peculiari che sembrano identificare nella specie umana razze distinte, ciascuna con particolarità differenti. Eppure, per quanto riguarda la nostra specie, non si può impiegare il concetto di classificazione in razze. Anzi, le razze non esistono proprio.

Lo spiega al Festival della Mente di Sarzana (SP) Guido Barbujani, professore di genetica all’Università di Ferrara: la suddivisione in razze, da un punto di vista genetico, non è applicabile all’uomo. Lo dice il nostro Dna. Da questo punto di vista è sorprendente sapere che noi umani siamo più simili ai tonni che ai nostri più stretti cugini, gli scimpanzé, con i quali condividiamo quasi il cento per cento del patrimonio genetico.

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Ma come mai, benché siamo tutti differenti, nella nostra specie non sono mai apparsi quei gruppi biologicamente omogenei e diversi tra loro che in altre specie prendono il nome di razze?
Affinché si formino razze distinte e riconoscibili, le diverse popolazioni devono restare isolate a lungo, senza mescolarsi fra loro. Gli scimpanzé hanno razze biologiche perché dal loro Dna possiamo attribuire ogni individuo a una delle quattro razze o sottospecie. Fra i tonni, invece, che sono molto mobili, non ci sono razze; nessuno può dire, né studiandone l’aspetto, né studiandone il Dna, se un tonno sia nato sulla costa americana o su quella europea dell’Atlantico. Si vede che in questo noi umani ci siamo comportati più come tonni che come scimpanzé e nel corso dei millenni ci siamo spostati e mescolati tantissimo fra di noi.

Perché, se non si può applicare la definizione di razza alla specie umana, esistono sottogruppi con caratteristiche diverse: colore della pelle, forma degli occhi, altezza, predisposizione per alcune attività fisiche?
Il fatto che non esistano razze nell'uomo non significa che siamo tutti uguali. Siamo invece tutti diversi ma le differenze non sono assolute. Fra i baschi è più probabile essere di gruppo Rh negativo, fra gli eschimesi meno, ma non è che se uno è di gruppo Rh negativo è per forza basco. Allo stesso modo, ci sono differenze fra popolazioni nell’incidenza e nella predisposizione alle malattie, perché ogni popolazione è un po’ diversa da tutte le altre. Ma attenzione: se confrontiamo, non so, elettricisti e geometri, anche lì troveremo differenze nelle frequenze del colore degli occhi, nella predisposizione al cancro, al diabete…

Se deriviamo tutti da un unico ceppo, come mai la distribuzione geografica dei popoli ne influenza la diversità?
In realtà, e per milioni di anni, ci siamo evoluti tutti insieme, in Africa. Ne siamo usciti di recente, meno di centomila anni fa, ed è per questo che condividiamo, con ogni sconosciuto, il 99,9 per cento del nostro Dna. Quanto al resto, a quell’uno per mille di differenze, esiste un po’ perché, nel corso del tempo, le diverse popolazioni si sono adattate ai diversi ambienti, e molto per effetto del caso, cioè delle mutazioni che hanno colpito il Dna dopo che, all’uscita dall’Africa, ci siamo separati. Attenzione però: fatta eccezione per ambienti estremi, europei, asiatici e africani sono in grado di vivere bene ovunque, come sappiamo.  

Quali sono le differenze tra una persona nata e vissuta in una città italiana e un abitante dell’Himalaya o delle Ande che riesce ad adattarsi e vivere in un ambiente per noi invece difficile?
Gli abitanti dell’Himalaya hanno una maggiore capacità ereditaria di trasportare ossigeno ai tessuti: si sono adattati al loro ambiente. Invece fra noi e gli abitanti delle Ande le differenze nella capacità di trasportare ossigeno sono poche, e proprio per questo chi vive ad alta quota nelle Ande ha seri problemi cardiocircolatori. Sappiamo che l’Himalaya è abitato da almeno trentamila anni, le Ande solo da diecimila: è logico pensare che gli andini non abbiano avuto abbastanza tempo perché capitassero loro le mutazioni giuste per permettere un migliore adattamento ai bassi livelli di ossigeno dell’alta quota.  

Perché alcune patologie insorgono solo o più frequentemente in particolari tipologie umane e altre ne sono immuni?
Ogni popolazione umana contiene un minestrone di geni che si sono evoluti in gran parte in Africa quando stavamo tutti insieme, e in piccola parte dopo che ci siamo dispersi per i vari continenti. Gli ingredienti del minestrone sono gli stessi dappertutto, ma in certi posti ci sono finiti, per così dire, un po’ più di pomodori, in altri più patate e in altri più carote.

L'uomo moderno deriva da un unico gruppo?
Siamo i discendenti di una popolazione africana che fra cento e sessantamila anni fa si è dispersa nel Vecchio Mondo e poi nel Nuovo.

Che cosa conserviamo nel nostro genoma degli antenati di Neanderthal?
Nulla. Gli uomini di Neanderthal si sono estinti e nel genoma abbiamo visto che erano chiaramente diversi da noi e quindi è legittimo attribuirli (loro sì) a una razza umana differente. I nostri antenati erano africani: noi non siamo i discendenti dei Neandertal. Ma fra i nostri antenati c’era una minuscola componente neandertaliana: lo dimostra il fatto che una piccola quantità di Dna neandertaliano, stiamo parlando del 2 o 3 per cento, è ancora presente in molti europei e (il che solleva domande a cui non sappiamo ancora rispondere) asiatici e addirittura melanesiani. Questo significa anche che noi, gli africani e i neandertaliani, facevamo parte della stessa specie umana.

Che cosa ci racconta il nostro Dna sulle nostre origini?
Ci racconta la storia delle nostre migrazioni: sicuramente 60 mila anni fa dall’Africa del nord attraverso la Palestina e il Vicino oriente, probabilmente un po’ prima anche dal Corno d’Africa nella penisola arabica e da lì nell’Asia meridionale. Le Americhe e l’Oceania sono state raggiunte molto più di recente. Ma in tutto questo tempo non siamo mai stati fermi. Anche solo in periodo storico, sono documentate migliaia di migrazioni. Non sempre è facile dire quanta gente si spostasse e fino a che punto si mescolasse con i vecchi residenti. Resta il fatto che il nostro genoma è un vestito di arlecchino, in cui tanti pezzi hanno origini diverse a si combinano a determinare la nostra irripetibile individualità.

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