Scienza

Natale è il periodo più stressante dell'anno, lo dice la scienza

Poca luce, molti pensieri, troppi obblighi. Tra Natale e Capodanno meglio prenderla bassa o si può mettere a rischio la salute

stress natalizio

Marta Buonadonna

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Stress, stanchezza, aspettative irrealistiche, problemi economici, ipercommercializzazione del Natale sono tutte possibili cause di quella malinconia che a volte si accompagna alle feste. Se poi abbiamo perso una persona cara nel corso dell'anno è probabile che il Natale sia l'occasione nella quale la ricordiamo con maggiore rimpianto, il che non fa che acuire una sensazione di tristezza e solitudine.

Cuore a rischio

Dovrebbe essere un momento conviviale di serenità e condivisione, ma spesso il Natale è vissuto come un insieme di costrizioni. Il dovere dei regali, l'obbligo di vedere parenti non sempre graditi, l'imperativo di organizzare tutto in maniera impeccabile, dall'albero alla tavola del pranzo. Aggiungeteci il carico di mangiate e bevute eccessive: si comincia giorni prima con la cena natalizia tra colleghi e si va avanti fino alla Befana a far fuori avanzi ipercalorici, ciò che rimane di acquisti pre-natalizi troppo abbondanti. La ricerca scientifica considera ormai le festività di Natale e Capodanno degli autentici fattori di rischio per l'infarto.

Lo ha evidenziato chiaramente uno studio del 2004 pubblicato sulla rivista Circulation che ha registrato un picco di morti per malattie cardiache e non nel periodo tra Natale e Capodanno. La mortalità cardiaca si impenna in particolare proprio in corrispondenza delle due festività e gli stessi "picchi gemelli" si evidenziano per la mortalità non cardiaca. L'eccesso di mortalità nelle feste risulta tra l'alto in aumento. Oltre a fattori di rischio quali lo stress, gli autori attribuiscono una parte delle morti in eccesso anche al fatto che le persone sotto Natale tendono a rimandare una visita anche se stanno poco bene.

SAD Christmas

Il tipo più comune di disturbi dell'umore si presenta nei mesi invernali, spiegano gli psicologi. L'esempio emblematico è la SAD, Seasonal Affective Disorder, ovvero il disturbo affettivo stagionale. E' una forma di depressione piuttosto diffusa, soprattutto nei paesi nordici, ma non solo, che si ritiene legata a uno squilibrio chimico nel cervello, causato dalla mancanza di luce nei giorni più brevi dell'inverno, quando fa buio presto e il cielo è spesso coperto. Quelli intorno a Natale sono proprio i giorni più brevi dell'anno, il che spiega perché sono quelli in cui è più facile cadere preda di un umore nero: depressione, stanchezza, perdita di interesse nelle altre persone e nelle attività normalmente svolte.

Un buon modo per prevenire la SAD è garantirsi una minima dose di luce quotidiana. Anche se fa freddo o il tempo non è dei migliori, bisognerebbe cercare di passare almeno un'ora al giorno all'aria aperta, esposti alla luce naturale. Nei casi più seri può essere consigliata la terapia della luce o la psicoterapia.

Abbuffate galeotte

Che cosa si fa di solito per tirarsi su quando ci si sente giù? Il rimedio fai-da-te per eccellenza consiste nel ricorrere al cibo come coccola, meglio se dolce. Per alcuni anche qualche bicchiere dona l'illusione di migliorare l'umore. Natale è l'occasione ideale per abbandonarsi agli eccessi alcolici e alimentari con  la scusa delle feste che vengono una volta l'anno. Il rischio è però di esagerare e sconfinare rapidamente nell'effetto opposto: si riemerge da pranzi e cenoni più depressi di prima e con qualche chilo in più.

Fuga dai social

Da qualche anno a questa parte, come se lo stress natalizio non fosse già abbastanza, c'è il problema delle foto e dei video da condividere sui social network. L'ansia da competizione, sia pure virtuale, può giocare brutti scherzi. Così come accade ai malati di selfite acuta, che vogliono essere più belli, meglio truccati, meglio vestiti dei loro "amici" di Facebook e follower di Instagram, così anche il Natale è un'occasione di rivalità. Si comincia con le foto dell'albero, poi quelle artistiche delle luminarie e infine la tavola del pranzo o del cenone: di chi sarà la più ricca, colorata, addobbata di tutte?

In particolare una ricerca americana svolta sui comportamenti dei giovani adulti ha riscontrato che più che il tempo che si passa online sui vari network è l'uso di più piattaforme a causare più spesso ansia e depressione. Forse dovremmo smetterla di lasciare che a giudicare noi e il nostro Natale siano torme di personaggi che nella vita reale ci sono del tutto indifferenti: colleghi incontrati una volta per lavoro anni fa e mai più frequentati o ex compagni delle medie che non vediamo in carne e ossa da decenni. A Natale prendiamoci il lusso di staccare la spina dai social, una moderna forma di meditazione che ci consentirà di vivere il qui e l'ora senza preoccuparci di cosa succede altrove in ogni momento.

Pianificare, condividere, semplificare

Esiste una cosa nota come pregiudizio dell'ottimismo. Anche se pensiamo che non sia così, tendiamo ad essere spesso troppo ottimisti su un sacco di cose, per esempio sul tempo e la fatica che richiederanno l'acquisto dei regali, la spesa e la preparazione del pranzo di Natale e così via. Quando arriva il giorno, nonostante abbiamo probabilmente sperimentato la stessa cosa gli anni passati, ci rendiamo tragicamente conto di aver commesso un errore di pianificazione. Abbiamo speso molte più ore ed energie di quelle che ipotizzavamo nell'organizzazione di un evento che alla fine rischia di deluderci.

Meglio adottare un po' di realismo e arrivare a occhi aperti alle scadenze dei prossimi giorni. Per non giungervi esausti, però, potrebbero essere utili due decisioni: condividere il carico di lavoro, dando a ciascuno un compito, e semplificare un po' le procedure, per esempio stabilendo un tetto di spesa per i regali. Questo aiuterà a sedare almeno le preoccupazioni finanziarie, che in periodi di crisi non ancora superata, come questi, possono sicuramente contribuire a innalzare il livello di stress.

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