Scienza

Luca Dello Iacovo, giornalista e amico

La testimonianza e il ricordo di un collega della redazione di Panorama

Ho lavorato con Luca Dello Iacovo in redazione a Panorama, quando entrambi eravamo giornalisti agli esordi. Di lui mi ricordo molte cose, ma ce n'è una che non dimenticherò mai, forse perché penso sia alla radice di molte delle sue sofferenze. Lavoravamo uno accanto all'altro quando lui ricevette una telefonata che annunciava la morte improvvisa della mamma. Me lo riferì con poche parole; poi, in silenzio, mise la giacca e si avviò verso l'uscita della redazione. Lì per lì rimasi senza sapere cosa dire, cosa fare... Poi lo raggiunsi e gli chiesi se aveva bisogno della mia compagnia. Mi disse che forse gli avrebbe fatto piacere se avessi guidato io la sua macchina. E così io mi misi alla guida, lo accompagnai a casa e passammo quel pomeriggio insieme, prima che lui partisse.

 

Nei mesi seguenti cercai spesso di coinvolgerlo nel mio tempo libero, ma con poco successo. Tuttavia quelle volte che riuscivo a vederlo me ne tornavo sempre arricchito dentro perché era una di quelle rare persone che stimolava il pensiero con considerazioni interessanti. Io credo che vedesse Internet come una rivoluzione nella storia del pensiero umano, un punto di discontinuità nel modo di vedere le cose e di concepire noi stessi e gli altri. Per questo la sua voglia di leggere il mondo ruotava attorno a Internet e le nuove tecnologie.

 

L'ultima volta che l'ho sentito è stata via email. Gli avevo scritto per complimentarmi per aver vinto una borsa di studio di divulgazione scientifica ad Harvard. Mi ero dilungato in quella mail perché quella borsa di studio l'avevo vinta anche io qualche anno prima e volevo fargli assaporare quanto ricca sarebbe stata la sua esperienza. Lui aveva però risposto a quella lunga mail con solo due parole. Quando la lessi rimasi perplesso. Ora mi resta il rammarico di non aver indagato di più su quella risposta, di aver lasciato che la routine delle cose me ne facesse perdere memoria.

       Ciao Luca - Il saluto della redazione

Se scavo tra i ricordi delle mie conversazioni con lui, a mensa o nelle passeggiate nel parco della Mondadori, non posso non soffermarmi sulla sua curiosità di vedere come il mondo sarebbe cambiato quando le nuove tecnologie si sarebbero affermate. Questo mi rende ancora più difficile digerire la sua morte prematura: Luca pensava alla nostra epoca come sull’orlo di un grande cambiamento e a questo cambiamento voleva assistere.

 

Di lui resterà per sempre l’esempio di un giornalismo che cerca di leggere il mondo nel profondo. Un giornalismo calmo, pacato, sentito, capace di scavare oltre la notizia. Come era lui del resto, nei rari momenti in cui il male di vivere lo restituiva agli altri. 

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