Le cause dello tsunami in Giappone? Colpa dell'argilla

Un team internazionale di scienziati ha scavato a profondità mai raggiunte nel fondale marino e scoperto perché il terremoto che ha causato lo tsunami del 2011 è stato di una violenza inattesa

– Credits: SADATSUGU TOMIZAWA/AFP/Getty Images

Marta Buonadonna

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Lo tsunami che ha devastato le coste del Giappone nel marzo 2011 è stato scatenato da un terremoto sottomarino di portata assai maggiore di quanto i geologi considerassero possibile in quella zona. La spedizione internazionale Japan Trench Fast Drilling Project, che ha visto impegnati lo scorso anno decine di ricercatori, soprattutto giapponesi e americani, tra geologi, sismologi e fisici, ha compiuto trivellazioni nel fondale marino in corrispondenza del punto in cui si è verificata la frattura per comprenderne le cause scatenanti. I risultati della loro ricerca sono oggi pubblicati su Science.

I 27 scienziati provenienti da 10 paesi che nel 2012 hanno partecipato alla spedizione della durata di 50 giorni a bordo della nave di perforazione giapponese Chikyua hanno effettuato trivellazioni a una profondità mai toccata prima a livello della faglia dove due delle maggiori placche tettoniche della terra si incontrano, giù giù, molto sotto la superficie dell'Oceano Pacifico. In un punto in cui il mare è profondo quasi 7.000 metri le trivelle sono riuscite a scavare per oltre 800 metri nel fondale marino. Cercavano la risposte alla domanda più importante: cosa ha provocato quello slittamento inaspettatamente violento tra le due placche che ha causato un terremoto, e il conseguente tsunami, di catastrofiche proporzioni?

Il punto in cui la placca del Pacifico e quella del Nord America si incontrano è una zona di subduzione, dove cioè si sta verificando uno scorrimento della placca nordamericana sopra quella pacifica. Quest'ultima si curva e sprofonda verso il mantello terrestre, formando così una fossa. La faglia è molto sottile, spessa appena 5 metri nella zona in cui sono stati prelevati campioni di terreno. "A nostra conoscenza", racconta la geologa canadese Christie Rowe della McGill University, che ha partecipato alla spedizione, "è il più sottile margine di placca sulla Terra". Gli scienziati hanno anche scoperto che i depositi di argilla che riempiono la stretta faglia sono composti di sedimenti finissimi. "E' l'argilla più scivolosa che si possa immaginare", dice Rowe. "Se si strofina tra le dita, la sensazione è di avere tra le mani del lubrificante".

La scoperta della presenza di questa insolita argilla nella zona di slittamento della faglia giapponese suggerisce che altre zone di subduzione nel Pacifico nord-occidentale, dove questo tipo di argilla è presente, dalla penisola di Kamchatka in Russia alle isole Aleutine, possono essere in grado di generare simili, potenti terremoti. Fino al 2011, il più grande spostamento di placche mai registrato lungo una faglia si era verificato nel 1960 al largo delle coste del Cile, dove un potente terremoto spostò le placche del fondo marino in media di 20 metri. Nel terremoto di Tohoku, lo slittamento è stato pari a 30 a 50 metri ed è diventato anche maggiore quando la frattura sotterranea è avvicinata al fondo marino. Questa frattura galoppante ha il fondo marino, scatenando il terrificante tsunami che ricordiamo.

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