Cannella
Scienza

La cannella mette il turbo al cervello

Migliora le capacità di apprendimento nei topi e potrebbe essere usata anche per curare Alzheimer e Parkinson

Prendete un topolino che ha difficoltà a imparare, somministrategli una dose di cannella al giorno e dopo un mese vi sorprenderà con prestazioni cognitive inedite. "L'aumento dell'apprendimento dopo il trattamento con cannella è stato significativo", dice Kalipada Pahan, ricercatore presso il Jesse Brown Veterans Affairs Medical Center di Chicago e autore di uno studio pubblicato sul Journal of Neuroimmune Pharmacology. Le cavie che impiegavano 150 secondi per trovare il buco giusto in un test nel labirinto dopo un mese di trattamento con la cannella ci riuscivano in 60 secondi, meno della metà del tempo.

Dal fegato al cervello
L'effetto sulla capacità di apprendimento sembra principalmente dovuto al benzoato di sodio, una sostanza che si produce nel corpo quando si assume questa spezia. E' la stessa sostanza usata in forma sintetica in molti alimenti industriali come conservante. Come tutti gli additivi, il suo uso non è privo di ombre, ma nelle dosi generalmente consumate per gli esperti è sicuro. Tra l'altro è solubile in acqua e viene facilmente espulso nelle urine.

La cannella agisce come una forma di benzoato di sodio a lento rilascio, spiega Pahan. Una volta raggiunto il fegato, il benzoato diventa un composto attivo che entra nel cervello e stimola la plasticità dell'ippocampo, che è il principale centro della memoria. E' attraverso questi cambiamenti nell'ippocampo che la cannella sembra esercitare i suoi benefici.

Contro Alzheimer e Parkinson
"Poco si sa circa i cambiamenti che si verificano nel cervello dei discenti con scarse prestazioni", dice Pahan. "Abbiamo visto un aumento della GABRA5 e una diminuzione della CREB (due proteine, n.d.r.) nell'ippocampo di questi soggetti. È interessante notare che questi particolari cambiamenti sono stati invertiti con un mese di trattamento con cannella". Sulle cellule cerebrali dei topi il benzoato di sodio ha mostrato di migliorarne l'integrità agendo sui dendriti, le ramificazioni dei neuroni che consentono loro di comunicare con altre cellule cerebrali.

Le proprietà antinfiammatorie e antiossidanti della cannella sono note, quindi non è escluso che possa esercitare un ampio ventaglio di benefici sulla salute. La maggior parte degli studi clinici svolti fino ad ora si sono concentrati sui suoi effetti sulla glicemia per chi soffre di diabete, mentre poco o niente è stato fatto per indagare le sue proprietà nello stimolare il cervello. Dai risultati di questi studi preclinici Pahan suggerisce che oltre a un generico effetto di miglioramento della memoria, la cannella possa essere usata anche per affrontare i morbo di Alzheimer, per il quale si accinge a preparare un trial clinico, il deterioramento cognitivo lieve, precursore dell'Alzheimer, e il Parkinson.

Senza esagerare
Prima di mettervi a fare scopracciate di questa spezia, però, avverte Pahan, sappiate che la specie di provenienza cinese contiene un composto chiamato cumarina che in alte dosi può essere tossico per il fegato, perciò suggerisce di preferire la qualità di Ceylon. In ogni caso "tutto è tossico se preso in eccesso". L'autore si limita a consumare un cucchiaino da tè al giorno, pari a 3,5 grammi, di cannella in polvere mescolata con miele come integratore naturale.

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