Capannone pavia
Scienza

Incendi e nubi tossiche: quali effetti su salute e ambiente?

Dopo il rogo di Corteolona, in provincia di Pavia, torna la paura per l'inquinamento da diossina. L'intervista all'esperto del CNR

Le fiamme sono state spente nel capannone pieno di rifiuti e materie plastiche di Corteolona, in provincia di Pavia, che aveva preso fuoco nella notte tra mercoledì e giovedì. Il fumo nero che si era sprigionato dall'enorme magazzino aveva fatto temere per un possibile inquinamento da diossina, allarme che pare almeno in parte rientrato. Ma quali sono i rischi per la salute e per l'ambiente, quando si verificano incidenti simili a questo? Panorama.it lo ha chiesto ad Angelo Cecinato, ricercatore dell'Istituto sull'Inquinamento Atmosferico del CNR.

Quali sono i principali rischi legati a un incendio come quello del capannone di Pavia?

Quando c'è un incendio di questo tipo si hanno due diversi effetti a livello sanitario. Possono esserci effetti tossici immediati sulle persone che siano state esposte direttamente alla nube di fumo, come tosse, svenimenti, problemi respiratori e anche cardiocircolatori. Poi vi sono rischi più a lungo termine dovuti alle sostanze presenti nelle emissioni che possono avere effetti che si protraggono nel tempo. Per questi altri effetti però occorre un'esposizione molto lunga.

Quali sono le sostanze più pericolose? E' la diossina il nemico numero uno?

Personalmente considero la diossina un falso problema. Quando c'è una grossa combustione di materie plastiche o materiale infiammabile, nell'immediato si vede la nube accompagnata da inquinanti gassosi tossici. Gli effetti immediati tossici si hanno sia da parte dei gas sia dalle polveri sia per i contenuti delle polveri. Sostanze che a lungo andare possono contribuire allo sviluppo di tumori.

Le polveri sottili, il cosiddetto particolato fine, può entrare nei polmoni ed è tossico in quanto tale, perché intasa i polmoni, può favorire problemi di circolazione e, per esempio, l'enfisema polmonare, indipendentemente da cosa contiene. Provoca danni a livello cellulare. In più il particolato può contenere delle sostanze tossiche, quindi all'effetto prettamente fisico si sovrappone un effetto chimico.

Gli inquinanti che fanno più male sono gli idrocarburi policiclici aromatici e altri composti simili. Si sprigionano in ogni combustione, anche se si brucia legna, se si accende una sigaretta, e ovviamente in quantità molto maggiori nel traffico. Sono cancerogeni a lungo termine. Le diossine e composti simili sono presenti in tracce e la loro pericolosità è dovuta a tossicità specifiche. Sono però presenti in quantità infinitesimali e si producono solo in particolari condizioni, da materiali di partenza specifici.

Le diossine erano un vero problema fino a 30-40 anni fa perché gli inceneritori bruciavano di tutto, plastiche a base di cloro incluse, che nella combustione potevano sviluppare diossina. Adesso la tecnologia e la legislazione hanno pressoché eliminato la presenza dei precursori della diossina, perciò solo in caso di combustione di rifiuti speciali si può avere il rilascio di diossina in ambiente. Mi preoccuperei più di altre cose. Per esempio degli idrocarburi policiclici aromatici, che sono presenti in quantità enormi.

Quanto tempo occorre per capire quali sono gli inquinanti sprigionati?

Per quel che riguarda gli effetti immediati, gli inquinanti presenti in concentrazioni elevate, come polveri, diossido di azoto, monossido di carbonio, vengono monitorati con strumenti automatici che misurano in continuo. I risultati si hanno subito. Per diossine e altri composti in concentrazioni inferiori serve più tempo.

Che cosa si intende quando si dice "effetti a lungo termine"?

Che si possono verificare anche dopo mesi o anni. Ma non può essere il caso di una esposizione di poche ore o pochi giorni. Anche se nel rogo di Pavia si producesse diossina, se questa poi fosse eliminata dall'ambiente, una volta spente le fiamme, l'effetto a lungo termine non ci sarebbe. Se invece la sostanza persiste nell'ambiente, anche a piccole concentrazioni può fare danni a lungo termine.

Quali sono le contromisure da suggerire agli abitanti della zona dal punto di vista alimentare?

Lavare gli ortaggi a foglia larga, che trattiene di più le polveri, con acqua potabile per levare tracce di contaminanti. Non far mangiare il foraggio dell'area contaminata agli animali se no poi i contaminanti si rischia di ritrovarli nel latte. Lavare e sbucciare la frutta. Le piante hanno una superficie che protegge l'interno da ciò che c'è all'esterno: una minima parte magari penetra, ma la gran parte rimane sulla superficie.

Quanto tempo ci vuole a smaltire l'inquinamento prodotto da un incendio del genere?

La maggior parte degli inquinanti tende a essere degradata molto rapidamente. Gli idrocarburi policiclici aromatici in media spariscono nell'arco di una giornata. Un inquinante organico gassoso probabilmente anche, perché esistono sostanze nell'aria stessa che tendono a decomporlo. Una diossina, se c'è, tende a conservarsi. Si calcolò che la diossina di Seveso impiegò 14 anni per dimezzarsi come quantità.

E l'inquinamento del terreno?

Bisogna vedere quanta polvere è stata rilasciata, quale è l'area interessata, e quali sono le concentrazioni degli inquinanti all'interno delle polveri. La stessa quantità di polvere sollevata e dispersa su un'area più ristretta non ha lo stesso effetto. Io credo che le indicazioni che danno le autorità e le Arpa siano azzeccate perché sono frutto del buon senso. Ovvero sono tratte da tutte le conoscenze scientifiche e tecniche che abbiamo in materia. Bisogna giustamente evitare sia l'allarmismo che la faciloneria, altrimenti si rischia di non informare correttamente. L'inquinamento si può combattere, l'importante è non sbagliare il bersaglio.

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