Il mercato nero dell'allattamento

È allarme soprattutto in Gran Bretagna e Stati Uniti, dove  la richiesta di latte materno è alta e lo si trova in vendita "clandestinamente"

Credits: Alami/Daily Mail

Eleonora Lorusso

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Le nostre nonne non conoscevano altro mezzo per allattare se non il proprio seno. Negli anni '70, però, ci fu la svolta, con il boom del latte artificiale, in polvere. Oggi si assiste ad una controtendenza, con il ritorno al latte materno per i neonati. Ma non tutte le mamme possono (o vogliono) allattare e così ricorrono all'acquisto di latte materno altrui, in un vero e proprio mercato nero che si è formato, anche grazie ai social network. Si stanno, infatti, moltiplicando i casi di vendita di latte materno tramite Facebook, soprattutto in Gran Bretagna. Colpa anche della crisi, che ha spinto alcune mamme a vendere il proprio latte, per raccimolare qualche spicciolo in più.

A lanciare l'allarme è stato il Daily Mail , secondo cui nel Regno Unito e in America si sta diffondendo questa pratica. Proprio negli Stati Uniti 30 ml di latte "tirato" dal seno possono fruttare 2 dollari alla volta, mentre in Gran Gretagna una sterlina, pari a circa 1,2 -1,5 euro. Del resto, negli ultimi anni le neomamme non fanno altro che sentirsi ripetere che l'allattamento materno ha dei benefici per i bambini non paragonabili a quello artificiale. Secondo l'Unicef  se si allattasse di più ben 11 mila bambini potrebbero non aver più bisogno di cure ospedaliere. Il latte materno, infatti, protegge da molte malattie e previene allergie.

Ma allattare, quando pure è possibile fisicamente per le mamme, richiede qualche sacrificio. Non solo richiede tempo (il biberon è decisamente più veloce), ma anche in qualche caso dolore, specie i primi tempi, a causa degli effetti "collaterali" che possono verificarsi (ragadi o mastiti). Forse anche per questo solo il 25% delle mamme inglesi allatta per almeno sei mesi e quasi la metà, ovvero il 48%, smette di farlo dopo appena sei settimane (dati Unicef Uk ). Anche per questo, in Paesi come la Scozia, il governo ha promosso campagne di sostegno all'allattamento materno, come il progetto Feedgood Factor.

Esistono, comunque, oggettivi ostacoli per le neomamme alle prese con le prime poppate. In America, ad esempio, dove pure è diffuso il mercato nero del latte materno, è praticamente vietato allattare in luoghi pubblici. Non esistono cartelli stradali in tal senso, ma il senso del pudore spinge le donne a non mostrarsi in pubblico con i figli attaccati al seno. Esistono invece molti bagni pubblici dove sono allestite delle apposite salette, ma spesso per le donne risulta scomodo (oltre a creare un senso di vergogna) confinarsi in un luogo chiuso per allattare i propri bambini.

Diverso il caso di quelle donne che invece, pur volendo, non possono allattare. Sembra che siano proprio queste ultime a ricorrere maggiormente al mercato nero. Ma attenzione ai rischi. I medici, infatti, mettono in guardia al rischio di acquistare latte da donatrici che potrebbero non rispettare le elementari norme di igiene e sicurezza. Potrebbero inoltre assumere medicinali o droghe, pericolosi per i neonati. In assenza di informazioni mediche sulle donne che vendono on line il proprio latte, si potrebbe correre il rischio di far contrarre al proprio bambino anche malattie gravi come epatite o Aids.

Insomma, il mercato nero, oltre che illegale, è molto pericoloso.

E in Italia? Al momento non ci sono segnalazioni di vendita clandestina di latte materno. Esistono invece delle banche del latte, ufficiali e pubbliche, presso molti ospedali. Tra questi si segnala la Macedonio Melloni, a Milano. È comunque sempre bene rivolgersi a centri e associazioni autorizzati, come la AIBLUD , l'Associazione Italiana Banche del Latte Umano Donato, che possono fornire informazioni e indirizzi utili.

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