Dieta

Legumi amici del cuore

Mangiarne due etti al giorno abbassa la pressione del sangue e protegge dal rischio di malattie coronariche

insalata di fagioli (Credit: http://www.flickr.com/photos/cookbookman)

Mia nonna diceva sempre che ai suoi tempi i fagioli erano considerati la carne dei poveri. Si riferiva al contenuto proteico dei legumi, paragonabile a quello della carne, le cui proteine erano considerate di qualità superiore, ma il cui prezzo la rendeva assai meno accessibile. Cinquanta anni dopo buona parte del mondo si ritrova alla prese con il problema opposto: l'accesso a carne a buon mercato ha stravolto la nostra dieta e ci ha iperproteinizzato, oltre a imbottirci di grassi. Fagioli e lenticchie non li mangia più nessuno, e si consumano sempre meno anche laddove costituivano un ingrediente principale della cucina locale, come in tanti paesi del Sud America.

Ora a consigliarne caldamente il consumo abbondante, anche e soprattutto in sostituzione delle proteine animali, sono medici e ricercatori di tutto il mondo, che cercano di limitare l'espansione galoppante di malattie come il diabete mellito di tipo 2, la pressione alta le malattie coronariche. Un'ulteriore conferma della bontà del suggerimento arriva da uno studio appena pubblicato sulla rivista Archives of Internal Medicine. Gli autori, un gruppo di ricercatori dell'Università di Toronto e di medici del St. Michael's Hospital sempre a Toronto, in Canada hanno svolto un test randomizzato su 121 pazienti affetti da diabete di tipo 2 che venivano assegnati in maniera casuale a due differenti gruppi.

Il primo veniva incoraggiato a mangiare più legumi (almeno una tazza al giorno, pari a circa 190 grammi) nel contesto di una dieta a basso indice glicemico. Con questo termine si indica la velocità con cui il consumo di un determinato alimento fa salire la glicemia, cioè la quantità di zucchero nel sangue. Al secondo gruppo veniva invece chiesto di aumentare il consumo di fibre insolubili, mangiando più cereali integrali per tre mesi. Lo scopo era quello di controllare l'effetto di questi due interventi dietetici sulla glicemia, sulla pressione del sangue e sui livelli di lipidi.

Il test dell'Emoglobina Glicosilata A1c ha consentito di verificare i livelli di zucchero presenti nel sangue dei partecipanti allo studio nel corso di tre mesi. In base a questo valore è stato possibile calcolare il rischio di malattie coronariche. Quello che è emerso è che il consumo di almeno una tazza di legumi al giorno sembra dare un contributo significativo a una dieta a basso indice glicemico e riduce il rischio di malattie coronariche abbassando la pressione sanguigna. I valori di Emoglobina A1c in chi aveva assunto più legumi erano più bassi dello 0,5% rispetto a prima dell'esperimento, con un rischio di malattie coronariche ridotto dello 0,8%,  mentre i valori di chi aveva aumentato il consumo di fibre erano calati dello 0,3%. Tra le due diete la differenza è imputabile principalmente al fatto che quella con più legumi aveva ridotto molto di più la pressione sistolica rispetto alla dieta ricca di fibre (fino a -4,5 mmHg, si pensi che sono considerati valori normali 120 mmHG di massima e 80 mmHg di minima).

"Questi risultati", concludono gli autori, "sono particolarmente importanti perché il diabete di tipo 2 cresce più rapidamente negli ambienti urbani delle popolazioni in cui il consumo di legumi è sempre stato tradizionalmente alto (America latina, alcune zone degli Stati Uniti). Sostenere la necessità di continuare ad assumere legumi, o di reintrodurli nella dieta laddove siano stati quasi abbandonati, come in gran parte dei paesi occidentali, appare quindi giustificato".

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