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Dieta

Così il consumo di carne alza il tasso di mortalità

Mangiarne quotidianamente influisce sul rischio di malattie cardiovascolari e non solo

La carne ci sta ammazzando? E' questo il titolo della meta-analisi (studio di studi), a cura di un gruppo di ricercatori della Mayo Clinic in Arizona, pubblicata sul Journal of the American Osteopathic Association. Gli autori hanno analizzato i risultati di sei studi svolti su larga scala, alcuni dei quali erano a loro volta meta-analisi, su un totale di oltre un milione e mezzo di persone e hanno scoperto che la mortalità per tutte le cause è più alta in coloro che mangiano carne, particolarmente quella rossa o le carni trasformate (wurstel, insaccati ecc.), quotidianamente.

Verdura batte carne
Gli studi presi in esame valutavano gli effetti delle diete vegetariane e carnivore sulla mortalità al fine di fornire ai medici di medicina generale informazioni preziose per poter orientare le scelte dei propri pazienti. I risultati inducono a fornire il seguente messaggio ai dottori: meglio consigliare ai vostri assistiti di limitare i prodotti di origine animale e preferire legumi e ortaggi. "Questi dati rafforzano ciò che già sapevamo da tanto tempo" spiega Laurent Brookshield del New York Institute of Technology College of Osteopathic Medicine. "La dieta ha un grande potenziale per danneggiare o guarire".

Salame addio
Uno studio del 2014 ha seguito più di un milione di persone per periodi di tempo compresi tra 5,5 ai 28 anni e preso in considerazione l'associazione di carni lavorate (come pancetta, salsiccia, salame, hot dog e prosciutto), e di carne rossa non trasformata (inclusi manzo salato, carne di maiale, agnello) con i tassi di mortalità. Una meta-analisi su oltre un milione e mezzo di persone, sempre nel 2014, aveva puntato l'attenzione in particolare sulla mortalità legata a malattie cardiovascolari e cardiopatie ischemiche. In quel caso gli autori avevano riscontrato che solo le carni trasformate aumentavano in modo significativo il rischio di mortalità. Insieme, i risultati di questi studi sono statisticamente significativi nella loro somiglianza, notano gli autori della Mayo Clinic. Inoltre, una revisione su più di 500.000 partecipanti nel 2003 ha rilevato una diminuzione del rischio di mortalità per tutte le cause compresa tra il 25 e il 50 per cento in corrispondenza di un consumo molto basso di carne rispetto a consumi più elevati.

La longevità è verde
E' di pochi giorni fa la notizia che gli italiani stanno cambiando le proprie abitudini alimentari, abbandonando la carne in favore delle verdure. Non tutte le carni però sono uguali. Alla domanda "dovremmo tutti diventare vegetariani per allungarci la vita?" i ricercatori rispondono con un "ni". Alcuni degli studi esaminati hanno infatti riscontrato che il consumo di carni bianche avrebbe anch'esso un effetto protettivo. Altri hanno trovato che un moderato consumo di carni rosse potrebbe forse essere "meglio" rispetto all'astinenza totale. Certo la scelta vegetariana è comunque sana: dire addio alla carne fa abbassare il rischio di malattie cardiovascolari, incide positivamente sull'indice di massa corporea e sul rischio di diabete di tipo 2 (dimezzato nei vegetariani che consumano anche uova, pesce e latte rispetto agli onnivori).

Quello che paga, in definitiva, sono le scelte a lungo termine. Rinunciare alla carne oggi non vi allunga la vita, ma limitarla o eliminarla a lungo, o sostituire per sempre almeno una porzione di carne con una di pesce, verdura o altro, può fare la differenza. Chi seguiva una dieta vegetariana da più di 17 anni, hanno scoperto gli autori, aveva una speranza di vita di 3,6 anni in più rispetto ai vegetariani dell'ultim'ora.

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