Scienza

Chi è l'astronoma italiana nella top ten di Nature

L'astronoma Marica Branchesi inserita nella lista delle 10 persone più influenti dell'anno in ambito scientifico

Marica Branchesi

Marta Buonadonna

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Si chiama Marica Branchesi, ha 40 anni è nata a Urbino ed è Professore associato del Gran Sasso Science Institute (Gssi), lavora nei Laboratori Nazionali del Gran Sasso dell'Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (Infn), collabora con l'Istituto Nazionale di Astrofisica (Inaf) e ha collaborato alla scoperta sulle onde gravitazionali osservate nella collisione tra due stelle di neutroni da Virgo, osservatorio europeo nel quale collaborano Italia e Francia.

Il segnale rilevato il 14 agosto scorso e annunciato in ottobre, era stato emesso nei momenti finali della fusione di due buchi neri dalla massa di 31 e 25 volte quella del Sole, distanti dalla Terra circa 1,8 miliardi di anni luce. La fusione generò un unico buco nero da 53 masse solari, quindi l'equivalente di circa tre masse solari è stato convertito in energia sotto forma di onde gravitazionali.

La chiave è collaborare

"Branchesi", si legge nell'articolo di Nature che la presenta come uno dei 10 personaggi dell'anno, "ha colmato il divario tra l'astronomia osservativa e il regno della fisica-pesante della ricerca sulle onde gravitazionali, campi che fino a poco tempo fa avevano pochi motivi per lavorare insieme. 'Marica è stata il principale comunicatore tra astronomi e fisici', dice Gabriela González, fisico della Louisiana State University di Baton Rouge ed ex portavoce del partner di Virgo, la collaborazione che gestisce l'interferometro laser gravitazionale con sede negli Stati Uniti (LIGO)".

Le onde gravitazionali, che sono increspature nel tessuto dello spazio-tempo, rivelano un lato del cosmo che i normali telescopi non possono vedere. Ma nel caso di una fusione di stelle di neutroni, LIGO e Virgo sarebbero in grado di rilevare solo gli ultimi minuti precedenti tale fenomeno; gran parte delle informazioni su tali collisioni sarebbero accessibili solo dai telescopi convenzionali. L'intuizione di Branchesi, che collabora con Virgo dal 2009, è stata proprio quella di incoraggiare i fisici a mandare avvisi su potenziali eventi e poi convincere gli astronomi ad ascoltarli.

In un campo dove regnava lo scetticismo, in fondo LIGO e Virgo erano in funzione da diversi anni e non avevano mai rilevato nulla, Branchesi ha avuto un ruolo determinante nell'incoraggiare i ricercatori a crederci e sostiene di aver visto un cambio di atteggiamento a partire dal 2013, quando sostanziali aggiornamenti dei rilevatori, che avrebbero aumentato di mille volte le probabilità di una scoperta, erano quasi completati. E' stato allora che decine di team di astronomi hanno fatto richiesta per ricevere avvisi di rilevamento da LIGO e Virgo.

Generosa e ottimista

Il grande pregio di Branchesi per i suoi colleghi e collaboratori è stato poi quello di dare "a ciascuno il suo", nel senso che ha tenuto che comparissero a firma della scoperta comunicata in ottobre oltre 3.500 autori. "Ha svolto un ruolo importante nel garantire che tutti i risultati importanti fossero rappresentati", afferma la co-autrice Eleonora Troja, astronoma del NASA Goddard Space Flight Center a Greenbelt, nel Maryland.

L'ottimismo è sicuramente una dote di questa scienziata che, nell'anno che si chiude, ha davvero ottenuto tutto quello che un astronomo potrebbe desiderare, ma si dice ancora convinta che il prossimo potrebbe riservare ulteriori belle notizie. "Stiamo vedendo l'alba della nuova astronomia", dichiara convinta Branchesi. "Stanno ricominciando le osservazioni, nei prossimi mesi avremo nuove sorprese", in attesa che nell'autunno 2018 tornino in attività LIGO e Virgo, dopo alcuni mesi di pausa tecnica. Saranno mesi di lavoro molto intenso perché, ha spiegato la ricercatrice, "in autunno si prevede di lanciare l'allerta all'intera comunità astronomica internazionale e non solo ai 100 gruppi finora coinvolti".

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