Scienza

Bollino nero per i farmaci pericolosi

Il Parlamento europeo ha introdotto norme più severe su tutti i medicinali ritenuti dubbi. Entrerà in vigore il primo giorno del 2013 e costringerà le case farmaceutiche a vincoli più rigidi. Intanto, in Francia spopola una Guida sui farmaci inutili

Mediator, il farmaco dello scandalo

Un bollino nero per tutti quei farmaci la cui sicurezza è ritenuta dubbia, affinché possano essere identificati da chi li prescrive e chi ne deve fare uso. Lo stabilisce una direttiva europea approvata a settembre con 665 voti favorevoli e 9 contrari. Oltre al bollino nero sono previste norme sulla trasparenza per chi produce farmaci: se un’azienda ritira un medicinale deve dichiarare se lo fa per motivi di sicurezza in modo che tutti gli Stati membri, se fosse confermato il motivo, dovranno comportarsi di conseguenza. Le case farmaceutiche non potranno quindi più limitarsi a citare i classici motivi commerciali, come fino ad oggi accaduto.

L’entrata in vigore delle norme, prevista per il primo giorno del 2013, costringe da oggi le aziende farmaceutiche a sottostare all’iter dei controlli imposti dall’Agenzia europea per i farmaci , responsabile della catalogazione dei medicinali la cui sicurezza risulta dubbiosa e che dovrà istituire un sistema di controllo che contrassegnerà con un bollino nero tutti i nuovi farmaci e i medicinali per i quali le autorità di regolamentazione nutrono dubbi sulla loro sicurezza. La riforma prevede anche una procedura automatica di emergenza, che include una valutazione della sicurezza a livello Ue e il ritiro dal mercato in tutta l’area nel caso in cui uno Stato membro dovesse ritirare un medicinale al suo interno. Una simile procedura dovrebbe essere attivata anche nel caso in cui una società decidesse di non rinnovare un’autorizzazione all’immissione in commercio per motivi di sicurezza. Queste nuove norme costringeranno le aziende a una maggiore trasparenza, con effetti benefici sulla salute dei pazienti.

All’origine di questa decisione, i rischi per la salute emersi dopo il caso “Mediator”, il farmaco francese contro il diabete che potrebbe aver causato tra i 500 e i 2 mila decessi in seguito all’assunzione tra il 1976 e il 2009 di benfluorex . Commercializzato in Europa a partire dal 1999 era stato ritirato dalla vendita in diversi paesi, compresa l’Italia, dal 2003 ma era rimasto nelle farmacie francesi fino al 2009.

E proprio dalla Francia arriva una “guida” che fa il punto sull’evoluzione dell’industria farmaceutica e sull’impasse della ricerca contemporanea. Ma, soprattutto, propone un elenco ragionato di migliaia di farmaci, utili, inutili, dannosi, con tutte le indicazioni possibili, nome del laboratorio, efficacia, grado di rischio, prezzo. Il volume, denominato “Guide des 4000 médicaments, utiles, inutiles ou dangereux ” e di oltre 900 pagine, è stato redatto dall’urologo e parlamentare Bernard Debré e da Philippe Even, già preside della Facoltà di medicina e presidente dell’omonimo istituto. In una mattinata ha venduto 15 mila copie e, sorprendentemente, svetta in cima alle classifiche dei libri più venduti in Francia. La casa editrice Cherche Midi ha dovuto ristamparne in tutta fretta 200 mila copie per stare al passo con le richieste.

Stando al durissimo atto di accusa dei due autori, sono inutili, o potenzialmente pericolosi, e come tali inseriti in una lista nera, la metà di tutti i medicinali prescritti dai medici in Francia, il paese europeo che, con oltre 36 miliardi di euro spesi, divora più farmaci, superando inglesi e italiani. Che nei paesi ricchi è dovuta ai farmaci «utili», in prima fila gli antibiotici e i medicinali in grado di trattare infezioni virali e retro virali, come l’ Hiv, e di curare e rallentare il decorso del cancro. Una delle tesi offerte è l’abbandono della ricerca da parte dell’industria per badare solo al marketing e proporre farmaci sempre nuovi, che sono in realtà una riedizione di vecchie molecole, che non portano alcun vantaggio e costano di più. In altre parole, “paghiamo la copia di Monna Lisa più della Gioconda originale”, per riprendere le loro parole.  

Ma perché, se è vero che tanti farmaci sono inutili e dannosi, vengono approvati e registrati dal servizio nazionale e infine prescritti da medici ospedalieri, specialisti e di base? “Perché c’è un rapporto malato tra chi produce, chi approva, chi prescrive i farmaci – concludono gli autori -. Non per niente l’industria farmaceutica è la più redditizia, la più cinica e la meno etica di tutte”.  

© Riproduzione Riservata

Commenti