Scienza

Biohacker, chi sono?

Con i nuovi strumenti di editing del genoma, alcuni attivisti sperimentano forme di terapia genica fai-da-te per "democratizzare" la biologia

genoma

Chiara Palmerini

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Un mese fa, un giovane biologo americano, Josiah Zayner, ha fatto davanti a una piccola platea a San Francisco una dimostrazione pubblica di come sia possibile correggere il proprio genoma.

Con un kit da poche decine di dollari che contiene gli strumenti oggi usati nei laboratori di genetica e biologia, tra cui le ormai famose forbici molecolari Crispr, si è iniettato in un braccio le copie della sequenza di DNA necessarie a disattivare un particolare gene.

In questo caso si trattava di quello che codifica per la proteina miostatina, che serve a inibire la crescita dei muscoli. Risultato: i muscoli, senza più il freno costituito dal gene, dovrebbero svilupparsi come quelli di un culturista. Vari studi su topi, cani, scimmie, mostrano gli effetti a paragone dei loro “compagni” normali: sembra che gli animali abbiano fatto palestra.

Genetica fai-da-te

Il video è poi stato visto decine di migliaia di volte su YouTube. Zayner, che ha lavorato per la Nasa a ricerche su possibile colonie marziane, è anche amministratore dell’azienda The Odin, che vende online i kit per questa forma di biologia fai-da-te. Ma il suo scopo, dice lui, non è principalmente quello economico. “Voglio accelerare questo processo” ha dichiarato. “Voglio che le persone possano fare le loro scelte riguardo alla genetica”. L’esperimento su di sé è stato un modo per spingere in questa direzione, verso una società in cui, superando la lentezza o la prudenza (a suo dire) eccessiva della scienza ufficiale, ciascuno possa decidere se e come modificarsi e migliorarsi da un punto di vista genetico.

Crispr in garage

Il movimento del cosiddetto biohacking, o della biologia da garage, ha obiettivi disparati. Uno è quello generale di incoraggiare e aumentare il coinvolgimento del pubblico nelle pratiche della scienza, democratizzarle. Alcuni gruppi svolgono le loro attività in opposizione esplicita alla scienza ufficiale, mettendo in discussione l’autorità e le gerarchie degli ambienti accademici.

Come scrive Alessandro Delfanti, docente all’Università di Toronto che ha fatto ricerca sul fenomeno del biohacking, si tratta di una sorta di sfida al potere di quella che viene definita Big Bio, “l’insieme delle grandi corporazioni, delle università globali e delle agenzie governative e internazionali che compongono il sistema economico delle scienze della vita attuali”.

Attenzione ai rischi

Proprio in risposta, anche se non è dichiarato, all’esperimento di Zayner e a quello di Tristan Roberts, che a ottobre si è iniettato (ripreso in video) una forma di terapia genica creata da alcuni biohacker contro il virus dell’Aids, l’ente regolatorio americano in materia di farmaci, la FDA ha rilasciato una dichiarazione in cui mette in guardia i consumatori dall’uso dei kit per la terapia genica e ha dichiarato la loro vendita illegale. L’agenzia ha inoltre sottolineato i notevoli rischi di queste pratiche.

Secondo la maggior parte degli esperti, nessuna terapia genica preparata da semplici appassionati sarebbe probabilmente in grado di produrre alcun effetto. Lo stesso esperimento di Zayner è improbabile che porti risultati evidenti. I rischi potrebbero però essere altri, come quello di una reazione immunitaria al Dna estraneo.

Più in generale, il timore è che, se usata da malintenzionati (o da pasticcioni), la biologia da garage finisca per generare qualcosa di pericoloso, magari agenti patogeni con mutazioni incontrollabili.

Se rilasciati volontariamente o accidentalmente nell'ambiente, non si può prevedere quali conseguenze potrebbero esserci.

In realtà, come diverse prove fatte da giornalisti o appassionati hanno dimostrato, non è affatto semplice manipolare questi kit e ottenere gli effetti desiderati, anche i più semplici. 

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