Animali

Così i gatti hanno provocato l’estinzione dei cani

L’arrivo dei felidi nel nord America venti milioni di anni fa ha portato alla scomparsa di oltre 40 specie di canidi

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Angelo Piemontese

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Cani e gatti, una rivalità atavica che dura sin dalla notte dei tempi. Le conseguenze di un loro incontro ravvicinato sono note: raramente vanno d’accordo, anzi nella stragrande maggioranza dei casi dal faccia a faccia scaturiscono abbai, soffi e quando va proprio male anche un attacco o un inseguimento al felino che fugge per non soccombere all’istinto d’aggressione del cane. Questo ai giorni nostri. Milioni di anni fa le cose sono andate diversamente, con i cani che nel percorso dell’evoluzione hanno dovuto cedere il passo ai loro acerrimi rivali.

Studiosi dell’Università di Göteborg in Svezia, di quella di San Paolo in Brasile e di Losanna in Svizzera hanno infatti appurato, analizzando i resti fossili di oltre duemila canidi preistorici, che l’arrivo dei felidi in nord America, all’incirca venti milioni di anni fa, ha provocato uno sconquasso nella popolazione di canidi, contribuendo all’estinzione di oltre quaranta specie.

Loro, i cani primitivi, se ne stavano tranquilli e beati a scorrazzare nelle pianure e foreste nordamericane, dove le prime specie si erano originate attorno ai quaranta milioni di anni fa, prosperando e specializzandosi nel diventare abili predatori. Esemplari di alcune specie arrivarono a pesare oltre trenta chili, attestandosi tra i più grandi carnivori del continente.

Anche se oggi gli animali di grande stazza sono più a rischio di estinzione rispetto a quelli di piccola taglia, non fu questa la ragione della loro scomparsa. All’apice del loro sviluppo, ventidue milioni di anni fa, si verificò un evento che ne decretò il declino: cominciarono infatti ad approdare dall’Asia (che all’epoca era collegata via terra con il continente nordamericano dove ora c’è lo stretto di Bering) le prime popolazioni di felini.

La lotta per procacciarsi le prede diventò subito serrata e si risolse a favore degli antenati dei gatti. Oggi sono rimaste solamente nove specie di cani discendenti dalla famiglia che originariamente popolava il continente. “Di solito sono i cambiamenti climatici che hanno un impatto travolgente sulla biodiversità” dice Daniele Silvestro del Department of Biological and Environmental Sciences dell’Università di Göteborg “invece in questo caso a provocare l’estinzione dei canidi fu la competizione con i felidi per procurarsi il cibo”.

Lo scenario fu dunque simile a quello odierno che si può osservare in Africa dove leoni e altri felini sono in continua concorrenza venatoria con iene e altri canidi selvatici, ma hanno raggiunto un equilibrio. Invece la scarsità di prede e la rivalità per la caccia nella stessa area geografica condusse nell’antico nord America alla supremazia dei felidi.

Gli studiosi hanno verificato inoltre che la convivenza di felidi e canidi ha portato solo all’estinzione di molte specie di questi ultimi e non il viceversa. Conclusione: da ciò si evince che i felini erano predatori molto più efficienti di molte specie di cani che oggi si sono appunto inesorabilmente estinte.

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