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Riforma delle pensioni: cosa potrebbe cambiare dal prossimo anno

Governo e parti sociali sono pronti a studiare la rivoluzione dell'interno sistema. E i pensionati tremano

Si ritorna a parlare di riforma delle Pensioni superando la Legge Fornero e modificando il sistema accontentando tutti. E' questo il sogno nel cassetto dell'esecutivo Conte bis che, il 27 gennaio, incontrerà i sindacati per mettere mano a uno dei capitoli politicamente più difficili da affrontare per ogni Governo: il sistema pensionistico.

Se è vero che modificare l'impostazione della legge Fornero (n.214/2011) appare prioritario e che Quota 100 ha avuto meno adesioni del previsto (nel 2019 sono state liquidate 150 mila pensioni aggiuntive con Quota 100, mentre se ne stimavano 290 mila) capire come agire sulle pensioni è impresa tutt'altro che semplice. L'ultimo, in ordine di tempo, a dire la sua sulla direzione che dovrebbe prendere Palazzo Chigi in tema di revisioni pensionistiche è stato il presidente dell'Inps Pasquale Tridico che ha aperto la possibilità di anticipare il pensionamento (rispetto ai 67 anni in vigore in Italia), ma attuando un ricalcolo contributivo. In un'intervista a Repubblica Tridico ha dichiarato: La flessibilità rispetto ai 67 anni va garantita, soprattutto se ragioniamo in termini di logica contributiva. Si fissa una linea di età per l'uscita, poi il lavoratore deve essere libero di scegliere quando andare in pensione. Ovviamente con ricalcolo contributivo, come avverrà per tutti dal 2036. È poi necessario prevedere pensioni di garanzia per i giovani, coprendo i vuoti contributivi dovuti al lavoro precario''.Il ricalcolo contributivo, però, determinerebbe un netto abbassamento dell'assegno pensionistico e la creazione di una nuova sacca di povertà per una fetta di popolazione che già oggi non naviga certo nell'oro.Basti pensare che allo stato dei fatti per il 2020 è previsto un aumento di soli 2,06 euro al mese per chi prende la minima (0,4%) e che così l'assegno passerà da 513,01 euro al mese a 517,07. L'ipotesi quindi del ricalcolo contributivo con l'abbassamento dell'età pensionabile comporterebbe una ulteriore riduzione delle minima (e degli altri scaglioni in maniera proporzionale).Il Governo poi starebbe lavorando all'ipotesi di elevare da 62 anni a 64 anni la soglia minima per lasciare il lavoro. Viene definita una sorta di "Quota 102", ma anche in questo caso si finirebbe per ridurre l'assegno perché il sistema prenderebbe in considerazione solo il calcolo contributivo e non quello retributivo. Cgil Cisl e Uil, però, tirano il freno a mano e invitano a non alimentare la tensione prima ancora che il tavolo venga inaugurato; quel che è certo, riferiscono le cifre sindacali in maniera piuttosto compatta, è che non è ammissibile abbassare le pensioni più di così.I punti su cui lavorare, sottolineano le parti sociali, sono piuttosto la separazione tra spesa previdenziale e spesa assistenziale, l'apertura al pensionamento anticipato per chi fa lavori gravosi e il riconoscimento dei caregiver familiari.Inoltre bisogna iniziare seriamente a ragionare sulla creazione di una pensione di garanzia per coloro che oggi sono giovani e vivono in un contesto di discontinuità lavorativa e precarietà. Il Ministro del Lavoro Nunzia Catalfo ha dichiarato: "Se non si fanno prima delle valutazioni sull'impatto a livelli di platea e degli effetti economici è inutile dire prima quale forma di flessibilità in uscita prendere" rimandando la discussione al confronto tra commissioni tecniche e sindacati mentre il leader della Cgil Maurizio Landini, intervistato da La Stampa, ha detto che quello che oggi serve è "Una vera riforma delle pensioni, perché è evidente a tutti che la legge Fornero ha aumentato le diseguaglianze e non ha risolto i problemi. Bisogna ricostruire un sistema pensionistico pubblico degno di questo nome".

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