Riapre l'infinito cantiere delle pensioni
(Ansa)
Riapre l'infinito cantiere delle pensioni

Riapre l'infinito cantiere delle pensioni

Tra Quota 102 e Quota 41 le difficoltà dei conti dell'Inps e soprattutto le incertezze di un governo che prova a guadagnare tempo

Si riapre il cantiere infinito delle pensioni. E come al solito l'incertezza è grande per gli italiani che si stanno avvicinando al momento in cui lasceranno il lavoro. Proviamo a fare un po' d'ordine.

Intanto tranquillizzatevi, per un po' non cambia nulla: gli incontri e il dibattito di questi giorni riguardano una riforma del sistema previdenziale che dovrebbe decollare nel 2022. Quindi per ora tutto resta come prima. Anche Quota 100 dovrebbe rimanere in vigore: dunque ancora per tutto il 2021 tutti coloro che vantano almeno 38 anni di contributi con un'età anagrafica minima di 62 anni (38 più 62 uguale 100) potranno andare in pensione.

Governo e sindacati però vogliono trovare un accordo per raggiungere due obiettivi: superare Quota 100 per abbassare i costi a carico dell'Inps e allo stesso tempo evitare che i lavoratori si trovino di colpo davanti a uno scalone di 5 anni, quelli compresi fra i 62 anni di quota 100 e i 67 anni previsti dalla riforma Fornero.

Quindi possiamo già anticipare che dal 2022 non si andrà in pensione obbligatoriamente a 67 anni, ma ci saranno delle soluzioni per smettere di lavorare in anticipo con una certa flessibilità. Le soluzioni a cui starebbero lavorando governo e sindacati sono due. Quella propugnata dai sindacati è stata battezzata Quota 41: in sostanza si tratterebbe di andare in pensione con 41 anni di contributi indipendentemente dall'età. In altre parole, dopo aver lavorato per 41 anni ci si potrà ritirare e incassare l'assegno pensionistico. Il problema è che questo sistema è costoso: si parla di 12 miliardi già dal primo anno.

Più probabile che il governo si orienti a sostenere Quota 102. Si tratta di una formula proposta da Alberto Brambilla, economista e presidente del Centro Studi e Ricerche di Itinerari Previdenziali e già sottosegretario al Lavoro nel governo Berlusconi. In base a questa soluzione si potrebbe andare in pensione con almeno 64 anni di età e 38 anni di contributi (la somma tra i due numeri dà 102). Quota 102, secondo Brambilla, avrebbe un costo per lo Stato di circa 2,5 miliardi all'anno fino al 2028. Dal 2028 fino al 2038 le spese scenderebbero a 1,9 miliardi all'anno. Da questa data in poi, Quota 102 non comporterebbe costi extra. Il totale del risparmio, rispetto all'attuale sistema, sarebbe di circa 11 miliardi fino al 2028 e un miliardo ulteriore a raggiungere il 2038.

Secondo un rapporto dell'Ufficio parlamentare di bilancio di dicembre 2019, Quota 100 (che ha avuto meno successo del previsto) è costata 2,6 miliardi nel 2019, 5,9 miliardi nel 2020 e dovrebbe pesare sui conti pubblici per 7 miliardi nel 2021.Lasciare il lavoro con tre anni di anticipo grazie a quota 102 avrebbe un costo accettabile per il neopensionato: una rinuncia di una media del 5% del trattamento.

In un'intervista a Pmi.it Brambilla ha aggiunto che "bisogna agire sulla parte di riforma Fornero che erroneamente ha imposto l'indicizzazione dell'anzianità. I 42 anni e dieci mesi per gli uomini, e 41 e dieci mesi per le donne, devono restare fissi perché non esiste al mondo un sistema previdenziale che indicizzi l'anzianità di servizio. Arriveremmo presto a dover lavorare per 45 anni".

Per quanto riguarda Quota 100, introdotta dal governo Lega-Movimento 5 Stelle in via sperimentale dal 2019 al 2021, avrebbe dovuto interessare una platea di 300 mila lavoratori nel 2019 e garantire l'aumento dell'occupazione giovanile. In realtà solo 120 mila persone hanno utilizzato lo scorso anno Quota 100 e sull'impatto che questa misura ha avuto sull'occupazione il dibattito è aperto. Di recente l'Ocse si è espresso negativamente su questo sistema: "La soluzione a questa crisi non è lasciare che le persone vadano in pensione prima del tempo. Non è certo così, tra l'altro, che si crea lavoro per i giovani", ha spiegato Tim Bulman, l'economista a capo del desk Italia all'Ocse. "Le migliori opportunità di occupazione per i giovani si creano assicurando che abbiano le competenze di cui hanno bisogno e un contesto regolamentare e un sistema di giustizia che sostengano gli investimenti".

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