Quando gioco si fa duro, i padri ritornano a giocare
Quando gioco si fa duro, i padri ritornano a giocare

Quando gioco si fa duro, i padri ritornano a giocare

Il logorio della vita moderna (Calindri docet) ci porta a ribaltare la nostra vita, dando per scontato che normale sia ciò che normale non è. E vivere in maniera innaturale ciò che invece naturale dovrebbe essere. Capita quindi che …Leggi tutto

 

Il logorio della vita moderna (Calindri docet) ci porta a ribaltare la nostra vita, dando per scontato che normale sia ciò che normale non è. E vivere in maniera innaturale ciò che invece naturale dovrebbe essere.
Capita quindi che fagocitati  dai nostri mille impegni social lavorativi ci troviamo a vivere le vacanze nell’incapacità di gestire quest’enorme mole di tempo a disposizione dei figli per rapportarsi con i propri genitori. Per qualcuno può essere uno sforzo enorme, per altri (spero la maggioranza) un motivo di straordinaria riscoperta.

Il problema è che così come nella coppia il rischio che si corre è di ‘’abituarsi’’ ai figli, inserendo una forte componente routinaria nella relazione con loro invece di alimentarla in maniera entusiasta e vivace. Errore comprensibile quantomai imperdonabile, soprattutto nelle fasce di età critiche, come quella pre adolescenziale. Anche perché non c’è nulla di peggio che vedere la propria figlia sbuffare ”che barba che noia” prima del tempo.

Come ogni anno la mia famiglia ha transumato da Venezia alla Maremma, per quindici giorni di vero e proprio spiaggiamento sul Tirreno. Uno spiaggiamento letterale per gli adulti  ma la mia piccola grande me, Emma, di dieci anni, non ci stava. Togli le amichette, gli unici interlocutori nella dimensione ludica diventano i genitori.

Quindi o si sceglie di iniettare delle potenti dosi di sedativo alla figlia per adeguarla ai bradipismi genitoriali, oppure ci si rimette in gioco e si torna ragazzi.

Per quest’anno la scelta è caduta sulla seconda opzione, con un florilegio di pallavolo e sport vari conditi da lunghissimi bagni in mare, complice anche l’età della piccola grande Emma che lascia presagire che siano le ultime stagioni di ricerca dei genitori : temo che tra un paio d’anni mi ritroverò a rincorrerla con il pallone da pallavolo gridando ‘’giochi con me?’’ mentre lei con gli occhi
annoiati guarda le sue amiche dicendo ‘’non lo conosco, lasciatelo perdere, in caso lo denunciamo’’.

Infatti, commentando con un amico, ci siamo compiaciuti che  sia i figli siano ancora il pretesto per fare cose che spesso potrebbero essere bollate come ridicole se fatte da soli, come il cavalcare le enormi onde di fine agosto, magari gridandoci su.

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