Chiara Raiola

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Blue economy, agroalimentare e turismo. La Sicilia occidentale da Trapani mostra a Panorama d’Italia le sue eccellenze, se ne fa vanto raccontando le sue ambizioni e indica la strada da percorrere nel futuro: fare sistema organizzando la filiera economica per competere sui mercati globali.

“Tutti i comuni della provincia sono impegnati in questo senso - sottolinea il sindaco di Trapani Vito Damiani intervenuto al dibattito “Trapani, eccellenze si diventa” - il nostro è un vero e proprio distretto nato per promuovere la Sicilia occidentale. Del resto, non si può pensare allo sviluppo del territorio senza guardalo nel suo insieme”.

E il "suo insieme" è fatto di imprese che puntano sull’eccellenza in diversi settori: "in un territorio come il nostro dove fino a poco tempo fa la massima aspirazione era vincere un concorso pubblico - dice il presidente di Confindustria Trapani, Gregorio Bongiorno - c’è un tessuto imprenditoriale importante: siamo forti nell’agroalimentare che sta dando il meglio di sé con l’export, nel marmo e nel turismo con una forte presenza straniera interessata anche al mercato immobiliare”.

La blue economy è vincente
Ma è sulla Blue Economy la vera scommessa della Sicilia occidentale. Una risorsa, quella ittica, che va tutelata in maniera seria. Giovanni Tumbiolo, presidente del distretto della pesca siciliana, non ha dubbi: "La carenza del prodotto ittico è di tutto il pianeta, le sue risorse non sono infinite". Dal 2008 in Sicilia è attivo l’osservatorio della pesca nel mediterraneo: "Sono molte le imprese che hanno voglia di mettersi in gioco, è un settore che realizza 400 milioni di euro di fatturato, ha 1.300 occupati con una crescita dell’export del 77% dal 2012 ad oggi. L’idea è di esportare questo modello insieme alla filosofia della crescita".

Ma la Blue Economy si fonda soprattutto “sul dialogo tra popoli del Mediterraneo e noi riteniamo che l’Europa debba dare più spazio, più libertà ai rapporti tra i paesi frontalieri. La regione Sicilia che deve imporsi in questo senso”.

E la regione Sicilia per bocca dell’Assessore all’Agricoltura, sviluppo rurale e pesca mediterranea, Antonello Cracolici ritiene innanzitutto che “l’eccellenza deve riguardare il sistema, non il singolo imprenditore. C’è una Sicilia migliore di quella che conosciamo e bisogna che si organizzi in una filiera economica competitiva"

Il gambero rosso di Mazara del Vallo
Ma c’è chi ci ha provato e non ci è riuscito. È il caso dell’azienda ittica Rosso di Mazara: “Abbiamo provato a riunire in un’associazione i pescatori della nostra realtà, ma non ci siamo riusciti - rivela Paolo Giacalone, titolare dell'impresa - E allora io e mio fratello abbiamo deciso di andare avanti da soli puntando sulla pesca dei gamberi e realizzando un prodotto di qualità registrato con il nome della nostra città perché vogliamo raccontare un territorio, valorizzarlo. È questa la nostra ambizione”.

Dal vino alle saline
La globalizzazione, dunque, si vince restando orgogliosamente locali, evocando le proprie radici. Così ha fatto anche l’azienda vitivinicola Pellegrino: "Grazie alla tecnologia siamo stati in grado di rivalutare i vitigni della nostra zona" afferma Benedetto Renda, a.d. di Cantine Pellegrino, mentre l’imprenditore Carmelo Culcasi lancia l’allarme sulle saline trapanesi: "In Italia non c’è una cultura del sale. Ci vuole più informazione. Noi produciamo 2 mila tonnellate e la nostra forza non è nella grande distribuzione. Siamo tassati come industria e industria non siamo. Il rischio è che con il tempo, se non si mette mano al settore, le saline di Trapani spariranno del tutto".

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