Chiara Raiola

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La chiesa trapanese di Sant’Alberto ospita l’ultimo appuntamento dedicato ai cambiamenti climatici organizzato dalla rivista Focus in collaborazione con Panorama d’Italia.

Jacopo Loredan, direttore del magazine scientifico, parte dall’inizio, da quel 1850 anno di riferimento delle misurazioni meteorologiche, per introdurre la scienziata Ilaria Baneschi, ricercatrice in geochimica ambientale e paleoclimatologa presso Igg-Cnr di Pisa. “Il clima è una variabile molto complessa" spiega davanti a una platea molto attenta. "Nel tempo si sono avute delle oscillazioni dipese dalle variabili naturali”. Per la prima volta nella storia, però, quest’anno abbiamo avuto una concentrazione di anidride carbonica (CO2) altissima. Mai rilevata prima.

La grande incertezza sul futuro

Quali conseguenze ci saranno? C’è una grande incertezza, secondo Baneschi. Se la temperatura aumentasse di due gradi il più grande problema sarebbe l’innalzamento del mare e la modifica delle perturbazioni sempre più simili a quelle tropicali.

L’economia circolare

Cosa fare allora? “Bisogna adottare dei comportamenti per non compromettere l’ambiente da cui tutti noi dipendiamo" chiarisce Luigi De Rocchi, responsabile studi e ricerche Cobat. "A cominciare dal nostro sistema di sviluppo”. Energie alternative ai combustibili fossili, dunque. Ma non solo. È indispensabile innescare un circuito virtuoso e il riciclo dei rifiuti è un passaggio fondamentale: “Oggi i beni devono essere prodotti pensando, nella progettazione, al loro riutilizzo. Questa è l’economia circolare, ovvero un modello intrinseco che la rende totalmente ecocompatibile”. Ci sono delle industrie, per esempio, che stanno realizzando batterie al litio per auto elettriche da riutilizzare una volta dismesse: “ecco - precisa De Rocchi - questa è green economy”.

Le previsioni del tempo

L’azione dell’uomo, dunque, può fare la differenza. Di certo, in questi giorni di alluvioni, dice Loredan, ci si chiede se sia solo l’inizio di un peggioramento: “situazioni come queste sono già accadute in passato - spiega Paolo Capizzi, tenente colonnello dell’aeronautica militare - la memoria storica è fondamentale anche in questo settore. È bene, per esempio, non costruire edifici in prossimità dell’alveo di un fiume”.

I venti nella Sicilia Occidentale

Non c’è dubbio, dice il colonnello, che la meteorologia influisce nell’attività umana. Per esempio sui decolli e sugli atterraggi degli aerei. “Oggi mentre arrivavo a Palermo il pilota ha evitato abilmente una cella temporalesca. L’aeroporto di Palermo non è in una posizione felice, tanto che si è dotato, negli anni, di una serie di sistemi di misurazione dei venti. L’aeroporto di Trapani è certamente più sicuro. Gli effetti del wind share sono particolarmente pericolosi. La combinazione di due sistemi, radar e anemometri, tengono sotto controllo le variazioni”.

Scirocco e maestrale sono i venti prevalenti nella Sicilia Occidentale. “Tutte le isole sono ventose - sottolinea il meteorologo - a Trapani, in particolare, non ci sono ostacoli naturali: da una parte il territorio è aperto verso il deserto del Sahara e dall’altra accoglie i venti che arrivano direttamente dal nord Europa”.


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