Mikol Belluzzi

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In Italia sono stati introdotti 20 anni fa e dal 2000 a oggi hanno fatto risparmiare quasi 4 miliardi di euro alle casse dello Stato. Sono i farmaci generici o, com’è più corretto dire, equivalenti dato che si tratta di medicinali che replicano quelli non più coperti da brevetto o da certificato di protezione complementare e che per questo vengono commercializzati con il nome del principio attivo.

Nel nostro Paese solo il 20% delle confezioni dispensate in farmacia ha queste caratteristiche contro il 50% della Germania, il 60% degli Stati Uniti e l’80% della Gran Bretagna, con punte d’eccellenza in Trentino (46%) e in Lombardia (40%). Quale futuro?

Di questo si è parlato nel convegno Teva dal titolo “Farmaco generico, tra pregiudizi e opportunità” che si è tenuto a Trapani, ultima tappa del tour “Panorama d’Italia 2016”.

E non è un caso che sia stato organizzato proprio qui. Tra le regioni fanalino di coda nell’utilizzo dei farmaci equivalenti c’è proprio la Sicilia, come ha tenuto a sottolineare l’assessore regionale alla salute Baldassare Guicciardi, che nel saluto introduttivo ha messo in luce come “la validità di questi farmaci sia ormai accertata, anche se c’è ancora tanta strada da fare nella nostra Regione”.

"Generico" non significa "peggiore"
Ma perchè questi farmaci si usano poco nel nostro Paese? "La ragione è legata anche al nome che è stato scelto” ha spiegato Patrizia Diana, professore ordinario di scienze e tecnologie biologiche chimiche e farmaceutiche all’Università degli studi di Palermo. “La traduzione dell’inglese generics in "generici" ha infatti fatto passare l’idea che si tratti di prodotti di qualità inferiore all’originale”. Se a questo si aggiunge che il prezzo è tra il 20% e il 70% più basso del farmaco di marca ecco spiegato il forte pregiudizio dei pazienti.

In realtà, la mancanza d’investimenti in ricerca e sviluppo dell’equivalente rispetto al farmaco di marca giustifica pienamente il minor prezzo. “Spesso ci sentiamo dire che l’equivalente contiene il 20% in meno di principio attivo, mentre in realtà lo scostamento è di un 5% in più o in meno, livello che non cambia l’efficacia della molecola” ha confermato nel suo intervento Luca Pasina, ricercatore dell’Istituto Mario Negri di Milano. “E anche l’uso di eccipienti diversi da quelli del farmaco branded non ne riduce l’efficacia”.

Ma laddove i pregiudizi dei pazienti sono duri a morire, sono i medici di famiglia che devono intervenire. “Nel nostro ruolo dobbiamo sempre esplicitare i vantaggi dei farmaci equivalenti ai nostri pazienti” ha sottolineato Orazio Mistretta, vicepresidente provinciale Simg, la Società italiana di medicina generale. “E in una società che invecchia come quella italiana è necessario soprattutto supportare i malati più anziani nelle loro scelte”.

Con i continui tagli lineari alla Sanità italiana e una popolazione sempre più vecchia, il generico aiuta a contenere la maggiore spesa in farmaci. “I costi per curarsi sono sempre più elevati e non ci si possiamo più permettere sprechi” ha confermato Francesca Moccia, vice segretaria generale di Cittadinanzattiva, l’associazione che da sempre rappresenta i pazienti. In Italia si stima che a causa della crisi economica siano ormai 11 milioni le persone che rinunciano a curarsi, “e anche per questo bisogna superare i pregiudizi sui generici e abbassare il costo delle prestazioni”.

Un problema culturale
Ma se la Sicilia è fanalino di coda in Italia nell’utilizzo di farmaci non griffati e la Penisola lo è in Europa “il problema è soprattutto di carattere culturale” come ha sottolineato Roberto Tobia, presidente di Federfarma Sicilia, che al convegno ha rappresentato i farmacisti. I professionisti della salute “hanno un ruolo di fondamentale indirizzo nelle scelte del paziente e nel contenimento della spesa per i farmaci”. Solo lo scorso anno, infatti, nel nostro Paese si è speso un miliardo di euro in più acquistando prodotti a brand piuttosto che l’equivalente.

Un lusso che non possiamo permetterci dato che i generici garantiscono lo stesso livello di sicurezza di quelli a marchio. “Sulle molecole equivalenti non sono obbligatori studi, ma ne sono stati fatti comunque molti e molto approfonditi che hanno dimostrato come i farmaci siano sovrapponibili” ha concordato Giovanni Polimeni, dirigente farmacista del Centro regionale di farmacovigilanza di Messina. “Inoltre, dato il costo più contenuto il generico porta a una maggiore aderenza nella cura, soprattutto nei pazienti anziani che spesso hanno meno soldi da spendere”.

Insomma, a 20 anni dalla sua introduzione in Italia l’equivalente fa ancora discutere pur non essendo più possibile metterne in dubbio l'efficacia. “Io credo nel ruolo sociale dell’equivalente che dà modo a tutte le persone di curarsi, abbassando la spesa sanitaria” ha concluso Salvatore Butti, direttore business unit generics di Teva Italia, filiale tricolore del produttore israeliano e numero uno al mondo nei generici con i suoi 87 stabilimenti. “Le risorse, infatti, vanno utilizzate per i farmaci innovativi come avviene negli Stati uniti, culla della ricerca scientifica e dove gli equivalenti hanno raggiunto il 60% del mercato”.

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