Luciano Lombardi

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Le parole si pronunciano. E si ascoltano. Ma chi quest'oggi era a Trapani, di persona o virtualmente, attraverso Panorama.it e i tutti i nostri social, ha scoperto che le cose non stanno proprio così. Chi c'era ha scoperto, infatti, che le parole si vedono, anche. Ma per davvero, non soltanto come se fossero le protagoniste di una tanto suggestiva quanto evanescente sinestesia.

Questo "miracolo", parafrasando il titolo della copertina che Panorama gli ha dedicato esattamente trentuno mesi fa, fa di nome Danilo e di cognome Ferrari.

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Nell'evento che ha dato il "la" all'ultima, la trentesima, tappa dell'edizione 2016 di Panorama d'Italia, Danilo è stato ospite sul palco assieme al direttore Giorgio Mulè e alla sua insegnante, Maria Stella Accolla.

La grandezza di questo trentaduenne di Paternò, in provincia di Catania, affetto da tetraparesi spastico-distonica con assenza di linguaggio dovuta a un "disguido tecnico" al momento della nascita, come lui stesso racconta, riempie tutti gli spazi della saletta del Museo di San Rocco e va perfino oltre.

In realtà, il medico che ha compilato la diagnosi di Danilo non poteva sapere dell'inesattezza che il tempo avrebbe rivelato su quel referto. Perché nella vita di Danilo non c'è affatto assenza di linguaggio: Danilo parla, con i suoi occhi, avvalendosi della voce della donna che lo segue da quando frequentava le scuole superiori e, prima ancora, di quella di sua madre.

Oggi, perché questo miracolo possa avvenire, è necessario che tra i due vi sia una connessione, anzi una simbiosi, che siano l'uno accanto all'altra e che lo scambio avvenga con un meccanismo complicatissimo nella sua semplicità: per esempio, lui guarda l'orecchio di lei, lei pronuncia "sentire", lui annuisce sollevando gli occhi verso l'alto. Poi li riabbassa verso il suo corpo. "Mi sento", corregge Maria Stella. Di nuovo occhi al cielo che poi vanno a percorrere la stanza da un'estremità all'altra. Vuol dire "qui"."Mi sento bene qui". E che l'intervista abbia inizio.

A dirla tutta, si tratta piuttosto di una chiacchierata tra amici, anzi tra colleghi visto che Danilo Ferrari è anche un giornalista. Oltre che, tiene a precisare Mulè, scrittore (Il coraggio è una cosa, il titolo della sua opera prima), attore (il suo ultimo spettacolo Invasioni sarà in scena a Catania dal 25 al 27 di questo mese) ed è stato perfino arbitro di calcio. E ha anche viaggiato molto. "Ma alla fine - racconta - ho sempre voglia di tornare a casa, perché la mia terra è bellissima e non sempre noi siciliani per primi, capiamo quante possibilità può offrire".


Hai fatto davvero un sacco di cose
Dovevo pur dare un senso ai suoni disarticolati che produco, no?

E dopo aver capito che con il tuo corpo non potevi raggiungere l'obiettivo, hai creato un modo di comunicare tutto tuo, mica male?
Mi sono concentrato sugli occhi. E sulle mani. Che parte meravigliosa del corpo è la mano, riesci a cogliere molto di una persona anche solo toccando la sua mano

E quando ti accorgi che ti stanno compatendo? Quante volte sei rimasto deluso?
Moltissime - risponde scuotendo la testa - e cerco di capire perché tante persone danno un così grande valore all'aspetto. Penso sia più importante essere una bella persona che una persona bella.


E che cosa provi?
Mi incazzo. Perché in fondo io mi vedo normale. Non dico perfetto, ma normale.

"La prima delle tesi di laurea che ti hanno proposto non ti interessava e hai deciso di farne un'altra sui diritti umani", prosegue Mulè. "Volevo parlare di dignità, a partire da quella che va aldilà del corpo, la dignità del pensiero, che alloggia nel cervello, indipendentemente da come sia fatto il resto dell'involucro".

Che cosa cambieresti di te?
Sono troppo suscettibile, mi innervosisco facilmente.

Ti sei mai innamorato?
Sì, spesso.

La tua giornata com'è scandita?
Parlo, mangio, ascolto la radio e penso, faccio le prove del mio spettacolo. Ricordo. Talvolta è come se il mio corpo si spostasse nei luoghi che evoco con il pensiero.

Danilo ha una memoria prodigiosa, che rappresenta un ausilio imprescindibile al suo sistema di comunicazione, assieme al puntatore ottico che gli consente di scrivere al computer. E nel ricordare le date è infallibile: "Non dimenticherò mai il 26 novembre di due anni fa quando incontrai Papa Francesco. Mi è parso molto vicino alla gente, un uomo della strada. Mi ha guardato intensamente negli occhi, Maria Stella e io gli abbiamo spiegato il nostro metodo di comunicazione. Lui mi guardava senza dire nulla. E poi mi ha chiesto di pregare per lui.

Credi in Dio?
Ci dev'essere qualcosa che va oltre, una forza, un'energia...

Andrai in paradiso?
Penso di no: impreco e inveisco troppo. E spesso me la prendo anche con Lui.

Che rapporto hai con il dolore interiore?
Grazie per avermi fatto una domanda così importante. Il dolore è una cosa con cui convivo da sempre. Perché? beh guardatemi? Anche il mio comunicare con gli altri, complicato com'è, per me rappresenta una fonte di dolore. E credo che un po' sia doloroso anche per chi mi guarda. Vorrei che non fosse così.

Cosa fa la società per i disabili?
Poco. Ma soprattutto ha un approccio sbagliato, l'immagine che si dà della disabilità è sbagliata. Tutti la vedono come una malattia, io non mi sento malato. Al contrario bisognerebbe considerarla una cosa normale.

Grazie di esistere, Danilo.

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