Chiara Degl'Innocenti

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È giunta a Trapani la tappa conclusiva di Panorama d'Italia. Qui, l'iniziativa promossa dal settimanale diretto da Giorgio Mulè ha premiato con 300 libri gli studenti delle scuole superiori che si sono distinti per aver inviato brillanti risposte al quesito "Qual è il tuo libro preferito e perchè vorresti lasciarlo in eredità alla tua scuola?".

Il progetto "100 libri per la scuola", volto ad avvicinare i ragazzi al mondo della lettura, nella città siciliana ha premiato tre studenti di quarta e quinta superiore di tre licei con 300 testi.

Di seguito, le mail e le foto dei vincitori che ricevono i libri e l'attestato di riconoscimento dal direttore di Panorama.

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Luigi Battaglieri
Classe IV A - I.I.S Liceo Classico V.Fardella-L.Ximenes 

”Il seggio vacante” è un romanzo di gran contenuto, in cui la magnifica J.K. Rowling riesce scuotere le coscienze e a stimolare riflessioni sulla società attuale. Ed è per questo che penso sia un libro davvero degno di lettura da parte di tutti i ragazzi e ragazze non solo della mia scuola, ma di tutta l'Italia. Mi piace considerarlo uno di quei libri che devono essere letti almeno una volta nella vita. È una storia in cui i mali di una piccola comunità, Pagford, assurgono a simbolo di un mondo malato, corroso da avidità e mosso da una ricerca spasmodica all'interesse personale, frustrato nei sentimenti e negli affetti familiari.
Un intreccio di famiglie alla deriva, focolari domestici in cui i legami si sciolgono come neve al sole, in cui il ruolo di genitori si frantuma contro il muro dell'incomprensione e dei rancori; una dolorosa rappresentazione della lotta tra genitori e figli, colta in maniera cruda e dura, destinata a lasciare sul campo solamente feriti insanabili. L'implosione di questa società non si limita allo scontro generazionale, ma provoca anche una spaccatura sempre più profonda tra classi sociali, dettata da mancanza di solidarietà, avversione all'integrazione, insensibilità alle problematiche che affliggono i soggetti più deboli. 
Ed è così che Pagford, l'idilliaco piccolo borgo inglese, diventa il mondo intero, il nostro mondo, un mondo dove la luce è tramontata per cedere il posto all'oscurità morale e civile, un mondo dove il singolo prevale sulla comunità. 
Per finire, è per questo che ritengo che romanzi come questo, che mostrano la cruda realtà in tutte le sue sfaccettature, siano ottimi spunti per riflettere sui disagi e le problematiche del vivere attuale, rompendo il guscio dell'individualismo per ritrovare una comunione sostanziale con chi ci circonda.

Alessandra Giliberti
Classe VA - I.I.S. Liceo Scientifico V.Fardella- L.Ximenes

Il libro che vorrei lasciare alla mia scuola è “L’arte di essere fragili” di Alessandro D’Avenia, scrittore e docente di lettere. Penso che si tratti di uno dei libri più intensi che io abbia mai letto, capace di creare nel lettore un continuo crescendo di emozioni e riflessioni. D’Avenia ci porta a scoprire un volto inedito del poeta di Recanati, simbolo della letteratura italiana ed etichettato ingiustamente dai giovani come un “povero sfigato”, pessimista e sfortunato, dedito allo studio e senza amici. Ma Leopardi non era forse un giovane come noi che cercava soltanto di essere se stesso, di essere accettato dalla società e dai suoi coetanei ? In realtà questo è dovuto a una conoscenza poco accurata della reale anima del poeta. Queste pagine consentono al lettore di compiere un viaggio esistenziale sorprendente e lo portano a scoprire il vero Leopardi, “un giovane uomo affamato di vita e di infinito, capace di restare fedele alla propria vocazione poetica e di lottare per affermarla ,nonostante l’indifferenza e perfino la derisione dei contemporanei”. Il libro è un vero e proprio “manuale salvavita”. Dalle inquietudini dell’adolescenza (età della speranza e dell’intensità, caratterizzata da picchi di entusiasmo e da abissi di tristezza), passiamo, attraverso le prove della maturità, alla conquista dell’accettazione delle nostre debolezze e fragilità. La felicità è spesso considerata dai ragazzi un’utopia o un ideale irraggiungibile . Molte sono le domande senza risposta: “Esiste un metodo per la felicità duratura? Si può imparare il faticoso mestiere di vivere giorno per giorno in modo da farne addirittura un’arte della gioia quotidiana?”. Nel libro D’Avenia racconta come l’incontro con Leopardi, lo abbia aiutato a rispondere “ai tanti e cruciali interrogativi che da molti anni si sente rivolgere dai ragazzi di ogni parte d’Italia ,tutti alla ricerca di se stessi e di un senso profondo del vivere.” Domande che sono poi le stesse dei personaggi leopardiani. “Leopardi ha trovato nella poesia la sua ragione di vita, e noi?” L’adolescente è colui che è immerso nel caos ma che vuole ritrovare l’ordine dentro di se , infatti non ha bisogno di un adulto che si rapporti con lui in maniera autoritaria. Il modo migliore per convincere un adolescente per un genitore o per un insegnante è quello di farlo sentire sicuro dandogli certezze e di guidarlo senza dargli ordini. Alla fine D’avenia affronta il tema della discriminazione dei ragazzi che considerati imperfetti vengono esclusi dalla società, lasciati soli e non capiti. La fragilità viene considerata una debolezza, e la diversità un difetto. Infatti “viviamo in un’epoca dove si è titolati a vivere solo se perfetti”. Potrei continuare a parlare tantissimo di questo libro, per me molto significativo . Lo consiglio vivamente a tutti e soprattutto ai ragazzi che odiano Leopardi e la letteratura italiana, perché la grande bravura di D’Avenia riuscirà a capovolgere i loro pregiudizi.

Chiara De Martino
Classe VF - Liceo linguistico I.I.S. Rosina Salvo

Questo libro mi ha risvegliato il cuore. L'anima delirante del protagonista mi ha trascinato in un turbinio sfrenato di emozioni incontenibili. Una storia d'amore a senso unico di prepotente bellezza, un viaggio di sole quattro notti in cui l'anima anziché assopirsi flebilmente nelle tenebre risorge. Nasten'ka è la folgore che penetra nel cuore del protagonista, ed anche nel mio. Mai avevo letto di un personaggio così delirante e per questo così intimamente umano. Egli viene trascinato dal suo cuore in un delirio amoroso che si dimostra quasi come un'ubriacatura. E questo Dostoevskij lo traduce magistralmente nei dialoghi: fiumane di parole irrefrenabili che si accavallano fra di loro, quasi come se l'essenza dell'amore, quello vero, puro, sia racchiusa in uno scambio incontrollato di parole, che con Dostoevskij sono la chiara decodificazione del linguaggio del cuore. Amo questo libro perchè più di tutti gli altri mi ha fatto sentire tutta la mia umanità, mi ha fatto vivere una dimensione in cui si annulla tutto ciò che è fisico: dove non esistono più le percezioni sensoriali ma si avvertono solo le vibrazioni del cuore. Questo libro non racconta semplicemente di quel delirio amoroso da sempre narrato nella storia della letteratura, ma è il delirio dello spirito, del fragile animo umano che nella società di oggi non trova più la sua valvola di sfogo. Personalmente mi ritengo rinchiusa in un tipo di società in cui l'emotività viene repressa, non vi è spazio per liberare il cuore in quel delirio che il protagonista di "Le notti bianche" tanto mi fa desiderare di provare, di esprimere. Ed è proprio per questo motivo che vorrei lasciare questo libro in eredità alla mia scuola: perché non voglio che i ragazzi perdano la capacità di sentire, di provare emozioni, quelle autentiche, vorrei che tutti avessero la capacità di trovarsi faccia a faccia con il proprio cuore, coglierne l'essenza pura, riscoprirsi autenticamente umani. Questo libro è qualcosa di più elevato, di sublime, è capace di creare un legame di estrema intensità fra il protagonista e il lettore. Oltretutto penso doni un messaggio semplicemente stupendo ed intimamente tenero: per quanto Nasten'ka abbandoni con umana crudeltà il protagonista egli non prova rancore. Quanto poco serve a noi umani per provare vendetta, quanto poco basta maledire qualcuno perchè dominati dalla rabbia.. Eppure egli no. Non cade. Di tutto il dolore che tutti noi al suo posto sentiremmo egli coglie solo l'attimo di beatitudine. Mai egli spingerebbe "una nuvola scura sulla sua chiara e tranquilla felicità" ma al contrario la benedice, perchè egli prova un amore autentico, è infinitamente riconoscente a questa umana donna che gli ha regalato "un intero attimo di beatitudine! Ed è forse poco seppure nell'intera vita di un uomo?"

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