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Panorama d’Italia 2016

Trapani e provincia: 5 cose da sapere

Dalla fondazione ai due mari, dal corallo al satiro danzante, curiosità sulla città siciliana

La fondazione della città

La leggenda narra che Trapani venne fondata da Enea poco dopo la caduta di Troia e la conseguente fuga dell'eroe. Durante il viaggio verso Roma, infatti, Enea sarebbe stato costretto a fermarsi presso Aceste, re di Erice, per dare sepoltura al padre Anchise morto durante il viaggio. In località Pizzolungo c'è ancora una stele che ricorda il luogo della sepoltura. 

Venere ericina

La fondazione di Erice è indissolubilmente legata al culto di Venere: il themenos, posto sull'altura che domina Trapani, era infatti dedicato alla dea dell'amore. La Venere ericina, alla quale erano particolarmente devoti i marinai, è citata sia da Diodoro Siculo che da Tucidide. Quando i Romani conquistarono il luogo, eressero un piccolo tempio dedicato alla dea di Erice sul colle Capitolino

I due mari

Trapani è denominata la "città tra i due mari", in quanto la zona nord della città è bagnata dal mar Tirreno, mentre quella a ovest dal mar Mediterraneo. La sua tipica forma a falce è invece probabilmente il motivo per cui è stata denominata Trapani, dal latino Drepanum, che vuol dire appunto "falce".

Il corallo rosso

La fama di Traoani come città del corallo risale addirittura al XII secolo, quando il viaggiatore Idrisi ne vantava la grande qualità. Nel XVII e XVIII secolo l'attività di produzione di gioielli con il pregiato corallo rosso del Mediterraneo raggiunse l'apice. Nel 1713 un capezzale con la Madonna di Trapani in corallo venne donata a Vittorio Amedeo di Savoia in occasione dell'incoronazione: l'opera è ora esposta al Museo Pepoli di Trapani.

Il satiro danzante

Era il marzo 1998 quando il peschereccio "Capitan Ciccio" di Mazara del Vallo ripescava dalle acque del Canale di Sicilia una statua bronzea, apparsa da subito di inestimabile importanza. Il satiro danzante, risalente probabilmente al III o al II secolo a.C. di autore sconosciuto, viene dapprima identificato con Eolo: ma il dettaglio delle orecchie appuntite e la sua postura fanno ben presto deviare le ipotesi verso un satiro. Secondo lo studioso Paolo Moreno, la stura potrebbe risalire al IV secolo a.C ed essere di Prassitele.

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