Luciano Lombardi

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Un passato glorioso, un presente nella seconda Regione italiana per numero di start-up attive e un futuro raffigurato dall'appuntamento con la nuova era del digitale.

"Ravenna, una città che scorre dalla storia all'iperstoria", sintetizza il tutto Barbara Carfagna, giornalista del TG1 prestata alla moderazione dell'evento sull'impenditoria innovativa che Panorama d'Italia ha organizzato nella quinta tappa dell'edizione 2016.

Anche qui infatti si è tenuto il concorso 90 secondi per spiccare il volo, ovvero la competizione con la quale Panorama d'Italia fa emergere la start-up o l'idea di start-up più promettente della Regione.
Il direttore di Panorama Giorgio Mulè ha premiato Small cities, big stories, un progetto di giornalismo e multimedialità che esplora le eccellenze del territorio attraverso le voci dei protagonisti.

Fondata a Faenza da Luca e Filippo Gorini e da Filippo Giannesi, esordirà a settembre.

La reputation che vale oro

La parola passa subito a Roberto Spano che si trova in veste di relatore a rappresentare il Circuito Liberex, fratello del più noto Sardex, il sistema di moneta alternativa che sfrutta il "tasso di cambio" tra denaro e reputazione e poggia, nei fatti, sullo scambio di beni e servizi senza utilizzare la moneta in corso legale.

"La quintessenza della fiducia - spiega Spano - con la quale rendiamo liquida la capacità produttiva inespressa, riattivando le sinapsi interrotte del tessuto economico italiano". Oggi, il circuito - che in Sardegna conta già 3.500 imprese iscritte - si sta rapidamente espandendo in tutta Italia, con un volume di affari di oltre 51 milioni di euro, pardon crediti...

Dal tessuto produttivo a quello culturale il passo è breve e arriva diretto a GetCOO e a Claudio Berti, uno dei suoi inventori. L'intuizione iniziale è stata la creazione di una app che permette ai turisti di avere informazioni storiche e turistiche attraverso lo scatto di una foto. "Ma poi ci siamo accorti - racconta Berti - che potevamo fare altro, e abbiamo così avviato lo sviluppo di una piattaforma più ampia, che si estende a qualunque realtà che sia in qualche modo coinvolta nel patrimonio culturale nazionale".

Digitalità mediterranea, patrimonio unico

Ma cosa c'è prima dell'idea e della spinta imprenditoriale? "La formazione", argomenta Rosa Grimaldi, docente delegata all'imprenditorialità dell'Università di Bologna. "Che va gestita e studiata in maniera accorta, perché ormai non è più sufficiente replicare modelli di successo, che spesso sono inadatti a essere applicati nel proprio contesto. Il segreto è studiare soluzioni ad hoc, con continuità, metodo e sistematicità".

Figlia prediletta della Digitalità mediterranea, ovvero la stessa tensione alla specificità a cui faceva riferimento poco sopra la Grimaldi, è l'Università Telematica Pegaso, che Danilo Iervolino, il suo presidente, racconta nel corso del suo intervento alla tavola rotonda: "Il ruolo delle start-up e quello di Internet si uniscono oggi in un modo virtuoso, in un mondo virtuoso, e di opportunità. Ai giovani dico, non abbiate paura di sbagliare. Il talento va appoggiato dalla cultura imprenditoriale e contaminato dall'ambiente esterno. Propio con questo intento, Pegaso ha creato Universitas Mercatorum, un ateneo di iniziativa pubblico-privata, che ha lanciato un programma di studi universitario dedicato ad hoc per le start-up".

Presenti e assenti al tempo stesso

Oltre ad essere un insegnante di informatica, Dario Scalini è il fondatore di OcLab, una start-up che opera nell'ambito di discipline dai nomi esoterici come mecatronica, o ancora di più transdiegetica che si occupa, nientemeno, che scavalcare il rapporto reale-virtuale mediante l'utilizzo di occhiali per la realtà aumentata, o per la realtà virtuale, sensori, proiettori olografici permettendo all'individuo di essere presente e assente allo stesso tempo, ubiqui per innumerevoli applicazioni, dalla teleassistenza per l'industia 4.0 al mondo delle applicazioni culturali.

Dati sì, ma soprattutto informazioni

Restando nei pressi dell'altissima tecnologia, interviene Stefano Campagnolo di Gaiag, un'azienda che dal 2010 si occupa di colmare il gap tra il mondo dei satelliti, siano questi dell'Esa o della Nasa e l'utente finale. "Produciamo software per il monitoraggio ambientale, per l'agricoltura, per il catasto, ma il vero valore della nostra attività è nella conversione dei dati raccolti in informazione".

Ma in concreto, cosa significa? "Prendiamo il caso dell'agricoltore - esemplifica Campagnolo - che vuole sapere quando l'uva è matura, quando potare, quando irrigare, eccetera. Quell'agricoltore non vuole sapere che satellite c'è dietro al nostro sistema o quanti sensori sono installati, vuole sapere quando e dove operare, quindi, per noi, si tratta di nascondere i dati e mettere in primo piano l'informazione, renderla più sfruttabile da chiunque, anche da chi non ha elevate competenze hi-tech".

La chiusura del cerchio spetta a Giuseppe Ravasi, manager of cloud ecosystem development nonché responsabile delle attività legate alle start-up di Ibm Italia.

A lui tocca tratteggiare lo scenario, che è quello della "seconda regione in Italia per numero di start-up, con una densità di aziende per abitante ben superiore alla media nazionale".

Perché tutto ciò? "Per la forte presenza universitaria, per lo spirito imprenditoriale molto spiccato, e per la quantità di incubatori", rivela Ravasi. "In tutto questo Ibm, tramite i suoi programmi mette a disposizione gratuitamente le piattaforme cloud alle imprese che decidono di entrare sul mercato. E non smette di credere nell'innovazione. Un esempio su tutti, è il protocollo d'intesa appena firmato, che porterà l'apertura in area Expo di un centro di eccellenza sullo studio delle tecniche cognitive in ambito sanitario".

La prossima frontiera? "Approciare l'analisi dei dati in maniera diversa, non più come sintesi di elementi passati, ma in previsione futura. Questo è ciò a cui puntano i nostri sistemi predittivi", conclude il top manager di Big Blue.


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