Luciano Lombardi

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Quarantadue anni compiuti da poco, la metà dei quali trascorsi sempre al limite del fuori giri, sempre su quel confine che sta tra l'inferno e il paradiso, tanto per restare nel mood della città.

Ha vissuto grossomodo sempre lì il controverso Fabrizio Corona. Poi, nel 1998, l'incontro con Lele Mora lo fa esplodere come una granata in ogni angolo del lato più nero dello showbiz.

Mora è il diavolo, Mora è La Cattiva Strada, l'autobiografia che sul palco ravennate di Panorama d'Italia fa da filo rosso all'intervista del direttore di Panorama Giorgio Mulè, "un cammino nel suo io, durante il quale non si è perdonato nulla", la definisce il direttore.

"Su quella strada ho avuto modo di riflettere nei mesi di comunità del primo periodo post-carcere - rammenta Corona - e negli ultimi anni trascorsi in prigione.

Ho capito che avevo finito per perderla. E nello smarrirmi lungo il percorso ha prevalso quel mio istinto di autodistruzione, che probabilmente è innato e che nel tempo ho finito addirittura per trasformare in un vanto".

Padre-figlio-padre

Il libro è suddiviso in diverse parti, "che messe assieme finiscono per essere anche uno spaccato dell'Italia di quegli anni".

La prima è quella che pone al centro il rapporto tra Fabrizio e il padre Vittorio, giornalista e direttore dei leggendari mensili King e Moda, e poi del tg di Italia 1, Studio Aperto.

"Sono cresciuto in una famiglia borghese - racconta - secondo di tre fratelli, e il turbine della mia esistenza è cominciato quando, a dodici anni, per attirare l'attenzione dei miei, mi sono tuffato di testa in una piscina vuota, con il trauma che vi ha fatto seguito". "Peraltro non ancora del tutto assorbito", scherza Mulè.

Quell'episodio segna l'inizio di una vita dominata dal continuo - e sempre strafottente - rifiuto delle regole.

Precede di qualche anno - si legge ancora nel libro - un altro momento chiave della sua ribellione nei confronti di tutto ciò che gli sta attorno, durante l'esame di maturità: "Che poi Leopardi era uno sfigato come lei prof", si rivolge all'insegnante di italiano". "La vedrei bene al Nepenta, posso farla entrare io, se vuole". Interviene quello di matematica: "Sei un bulletto". "E tu un ciccione omosessuale". Bocciato. 

Il padre, amareggiato, abbandona l'aula.

Quindici anni dopo, la seconda delusione, la Grande Delusione "il giorno più brutto della mia vita", racconta. "Quando ho saputo di essere indagato, mio papà era malato di cancro, ormai terminale. Reagì malissimo, mi cacciò di casa, disse che ero la vergogna della famiglia. Morì dieci mesi prima che mi arrestassero".

L'annus horribilis

Era il 2007, lo stesso in cui finisce nell'occhio del ciclone dello scandalo Vallettopoli. E la sua presenza nello star system smette di conoscere le mezze misure.

Sempre più, Corona lo si ama o lo si odia: per un Mario Balotelli che va farneticando di essere la sua reincarnazione, c'è un Loris Stecca che addirittura lo sfida sul ring.

A prendere forma, tutto attorno, tante altre attività, tra reality, salite agli onori delle cronache, comparsate al cinema, improvvisazioni nel campo musicale, e tante, sempre discusse, prime pagine di quello stesso gossip rosa che lui stesso ha contribuito a rendere privo di pudori.

Una vita - per sua stessa ammissione - dominata da un ego smisurato, dalla vanità, dall'incapacità di rimanere da solo, e con il bisogno di essere sempre circondato dalla venerazione degli altri.

Sempre di corsa, sempre pieno di rumore, quando invece, ha ricordato citando una frase che gli ha detto una persona preziosa nel momento più toccante dell'intervista, "c'era più che altro bisogno di imparare ad ascoltare il mare", metafora della ricerca di una serenità mai conquistata.

Riforma costituzionale? No, grazie

Arriva poi la fase delle accuse, arrivano i processi. Altro genere di aule, ma lo stesso atteggiamento ricolmo di arroganza. "Se all'epoca non mi fossi comportato in quel modo, tutto quanto è avvenuto dopo sarebbe andato diversamente".

"Il modo di fare, certo ma perché una punizione così grave?", domanda il direttore". "Tredici anni e due mesi, rispetto ai reati contestati, sono un'offesa alla giustizia, una follia".

"La mia è stata una condanna morale - replica l'interlocutore - ho sfidato il sistema, e il sistema ha voluto infliggermi una pena esemplare".

Sullo sfondo, un meccanismo malato, che la riforma costituzionale rischia di peggiorare ulteriormente. Non a caso, al referendum voterò "No".

Le donne

VF sono le iniziali di una misteriosa ragazza a cui il libro regala un certo spazio. VF è meravigliosa, una Beatrice, per tornare al sapore dantesco. Si avvicina nella vita di Corona quando ha 16 anni. "Era la ragazza più carina della Milano bene, protagonista di tutti gli spot pubblicitari del momento", ricorda. "La prima donna ad avermi segnato".

Poi uno stuolo sterminato di conquiste, sconosciute, famose, famosissime. Come la playmate Jenny McCarthy, che si innamora pazzamente di lui, ma a cui preferisce Caterina Murino.

Fino all'arrivo di Nina Moric, che sposa nel 2001 e dalla cui unione, un anno dopo, nascerà il suo primo e unico figlio Carlos Maria, che in un coraggioso siparietto, ricorda commosso mentre estrae dalla bocca la dentatura artificiale che ha sostituito quella vera frantumata da un pestaggio in carcere: "Papà, arriverà anche da te il topino dei denti che facevi arrivare da me quando ero piccolo".

Poi, inevitabilmente, la conversazione si sposta su Belèn: "Nell'immaginario collettivo è come se fossimo ancora fidanzati. Un nostro ritorno assieme sarebbe impossibile, ma varrebbe molti soldi", scherza Corona.

Un'altra era

Il denaro, appunto. Una malattia, da cui dichiara di non essersi ancora liberato.

Anche se i tempi, anche in questo senso sono molto cambiati. Dieci anni fa, i giornali erano disposti a pagare cifre a cinque zeri per una foto o uno scoop: "Tra i guadagni più clamorosi, ricordo quello del caso Lapo, ritrovato in fin di vita nella casa di un trans". 

Amici veri? "Ne ho pochissimi e purtroppo non li frequento. E anche con i direttori di giornali non ho più rapporti, non ne stimo più nemmeno uno. Presenti esclusi".

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