Chiara Raiola

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“Ravenna è un punto di riferimento non solo culturale, ma anche imprenditoriale per tutto il paese”. Il direttore di Panorama, Giorgio Mulè, introduce così il dibattito "l’Italia riparte da Ravenna", primo appuntamento nella seconda giornata di Panorama d’Italia nella città romagnola. Qui la crisi ha inghiottito più di 2.000 imprese e la ricetta per il riscatto è una su tutte: aggregazione.

Una città laboratorio

Ravenna è una città laboratorio. A cominciare dall’Università: "25 anni fa a Bologna si è scelto di fare di un’università multicampus - sottolinea Francesco Umbertini, rettore dell’Alma Mater - è stata una scelta vincente nell’ottica di fare squadra in un momento di grandi cambiamenti nella società. Dobbiamo lavorare tutti insieme per lo sviluppo del nostro territorio”.

Antonio Penso, direttore della Fondazione Flaminia sottolinea il ruolo di “un ente di sostegno come il nostro che supporta l’università nel suo processo di radicamento. Dall’89 ad oggi abbiamo investito circa 60 milioni di euro”. Per il presidente di Confindustria Ravenna, Guido Ottolenghi, “le associazioni provinciali cominciano ad essere strette. È diventata sempre più evidente la necessità di aggregazione che abbatte i costi e fornisce maggiore forza nel dialogo con le istituzioni. Non solo. L’unione di più realtà associative contribuisce a selezionare la classe dirigente”. La nuova Confindustria Ravenna-Rimini potrebbe allargarsi ancora: "speriamo di riuscire ad unire anche Cesena e Forlì".

L’importanza dell’innovazione

Nessun problema di aggregazione per la Cna che rappresenta 10mila imprenditori di 5mila imprese: "Ci sono segnali incoraggianti per il futuro, ma ci sono ancora tante ombre - spiega il presidente Massimo Mazzavillani - c’è stato un ritorno ai mestieri ma abbinato alla tecnologia. Punto centrale oggi è la valorizzazione delle risorse umane. Sono le persone che devono fare innovazione e per questo abbiamo fatto migliaia di ore di formazione. Molte imprese del territorio hanno puntato sull’estero e sulla ricerca per superare la crisi”.
Anche l’università è cambiata, si è evoluta: “Secondo una ricerca recente il 65% dei bambini che oggi entrano nel percorso scolastico faranno mestieri che ancora non esistono. È una grossa sfida per l’università che deve adeguare la sua formazione”.

L’era digitale

Stiamo vivendo la rivoluzione del digitale, rilancia Maria Cristina Farioli, Director of marketing, communications & citizenship di Ibm: “Gli imprenditori, quelli molto radicati sul territorio, sono un po’ spaventati, temono che la tecnologia possa ridurre le competenze. Ma non è così: avremo degli artigiani o degli infermieri digitali. Ci sarà un’evoluzione in tutti i settori anche nell’agricoltura o nella pesca: attraverso il digitale, per esempio, può essere pescato solo ciò di cui ha bisogno il mercato, evitando sprechi e rispettando l’ambiente”. E poi c’è “Watson” “una macchina che apprende e archivia i dati in modo che la conoscenza diventi sempre più ampia permettendo, nel settore medico, di avere fonti scientifiche straordinarie per essere sempre più puntuali nella diagnosi e nella cura”.

Ma tecnologia significa anche migliore gestione di uno dei problemi più annosi nella getione delle nostre città: i rifiuti. Rifiuti che Cobat, consorzio per la raccolta e il riciclo, nel territorio di Ravenna è riuscita a recuperare in un’ottica di economia circolare: 18 mila tonnellate. “Il riciclo - ha detto il presidente Giancarlo Morandi - è un’importante risorsa per il futuro”.

Un territorio con una forte identità

È un territorio virtuoso quello di Ravenna, dove c’è una forte di identità: "La somma delle nostre identità - dice Ottolenghi - è il nostro valore aggiunto". È importante, aggiunge Penso, "partire dalle eccellenze del territorio per fare una caratterizzazione dell’offerta formativa. Ma quello che conta è la coprogettazione dei corsi, della formazione guardando anche oltre Ravenna". In questo territorio l’università è frequentata da 20 mila studenti sugli 80 mila complessivi dell’Alma Mater: "qui il tema del mare deve essere sviluppato particolarmente e deve essere una porta di ingresso". Sono tanti gli imprenditori fortemente legati al territorio: "Ravenna - conclude Mazzavillani - fa rete, le aggregazioni qui sono cominciate 40 anni fa con i consorzi che hanno permesso anche ai più piccoli di aggredire nuovi mercati. Ma ci deve essere l’attenzione giusta da parte delle istituzioni in un’azione sinergica per consentire una maggiore competitività".

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