Il teatro Pavone, strapieno, lo aspetta a lungo, lo invita a salire sul palco battendo le mani. Poi si spazientisce, arrivano i fischi e le proteste. Lui sale sul palco, prova a scusarsi per il ritardo. Ma dalla galleria arriva qualche insulto, molta intolleranza: “non voglio essere giustificato, ma se non avete voglia di ascoltarmi andate via”. Poi, lentamente, la tensione si allenta e inizia la lectio magistralis di Vittorio Sgarbi.


La prima volta a Perugia

“Nel 1978 mi proposero di entrare alla sovrintendenza di Perugia. Io all’epoca lavoravo a Venezia e lì per scoraggiarmi ad accettare mi dissero: ma lei l’ha mai visto un umbro? Ora ho capito cosa volessero dirmi”. La platea applaude, si ride e tutto fila via.

 
 

La scoperta del Guercino

“Il sovrintendente di Perugia - racconta Sgarbi - all’epoca era Santi e la moglie aveva ereditato il palazzo Degli Oddi. Qui ho scoperto, quasi per caso entrando nella Fondazione ospitata nel palazzo, due opere di Guercino che gli studiosi davano per disperse. Adesso sono alla mostra che ho realizzato a Salò”. 

I 5 anni d’oro dell’arte

“Perugia rappresenta una porzione importante della mia vita e nonostante voi continuerò a venirci”, scherza ancora Sgarbi, che poi prende il pubblico per mano e lo porta dentro la storia dell’arte di Perugia. Il momento più alto, sottolinea il critico, va dal 1470 al 1475. Una serie di artisti si susseguono creando dei capolavori. “Ebbene, voi qui, di quel periodo, avete Nicola e Giovanni Pisani autori della fontana maggiore. Ma non solo. Inizia un percorso di sperimentazione che si manifesta in tante città. In quei 5 anni gli artisti sembrano parlarsi e scambiarsi idee come se avessero un computer”. Una sorta di ricerca sperimentale, di prospettiva rinata.

Il rinascimento passa da Perugia

Tra il 1470 e il 1475 è come se ci fosse stato un tam tam per fondare l’Italia, il rinascimento, con un capofila siciliano che si chiama Antonello Da Messina. L’idea di nazione, dice Sgarbi, nasce in questo periodo e “voi siete al centro di quel quinquennio”.

“Io di Perugia amo più di ogni altra cosa le storie della chiesa di San Bernardino" continua. "Agostino Di Nuccio, allievo di Donatello, realizza la facciata che anticipa il liberty. Dentro questa chiesa sono custodite le Storie realizzate da una serie di artisti che ricordano Carpaccio e i pittori ferraresi, ma forse anche il Perugino. C’è un’asse che da Venezia passa per l’Umbria e arriva in Sicilia”. Sarete anche umbri, rilancia, “ma a Perugia avete la luce più alta del Rinascimento”.

I capolavori della pinacoteca

“Nella pinacoteca della vostra città c’è Benedetto Bonfigli, astro furente di Perugia. Qui concepisce il suo capolavoro: l’Annunciazione e San Luca. Bonfigli era un umorista: per la prima volta tra la madonna e l’angelo mette un extracomunitario - scherza Sgarbi - San Luca con un cappellino da terrorista. Non c’è Annunciazione più bizzarra”.

E poi c’è un grande maestro: Gentile da Fabriano con la Madonna col Bambino. Il fondo oro è prezioso a indicare il cielo di Dio, la luce di Dio. Questo è il testamento della pittura medioevale”. Finisce un’epoca, spiega Sgarbi, che precede la modernità con Piero della Francesca: il polittico di Sant’Antonio con il fondo oro che ricorda il mondo gotico, ma in cima inventa un’architettura di un realismo travolgente. Qui sta la sua modernità”.

E modernità c’è anche in Beato Angelico e Duccio da Boninsegna. Opera completamente bizantina è invece il Crocifisso di Perugia del Maestro di San Francesco, che “va verso lo scongelamento e il moderno".

Bene, conclude Sgarbi che sempre con piglio ironico conclude dicendo: “non so se questo è quello che volevate sentire da me, ma questo è”. Il pubblico, alla fine, applaude e applaude ancora.

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