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Perugia

Perugia, la tradizione come cantiere del futuro

Meccanica, tessile, agroalimentare e turismo restano settori trainanti, mentre un laboratorio affollato di giovani li usa come basi per innovare

In un dato una speranza non ingenua, carica piuttosto di basi rocciose per il futuro: dei 166.301 residenti a Perugia, circa 49 mila, quasi un terzo, hanno meno di trent’anni. Cuori e polmoni di cervelli e idee, figli di un territorio che s’ingegna e quasi cospira per formarli al massimo.

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"Due atenei statali, un conservatorio, una scuola di belle arti, una di giornalismo. Non è facile in una città di medie dimensioni trovare questo concentrato, che può sfornare un capitale umano in grado non di aspettare il lavoro, ma di crearlo. Sono già tanti i giovani attivi nell’agricoltura, nel turismo, capaci di dare vita a start-up. Un panorama disordinato, al momento caotico, che non ha generato filiere. Almeno per ora. Ma lo farà presto" riassume e prevede Luca Ferrucci, ordinario di economia e management delle imprese all’università di Perugia.

 Doveroso partire da qui, dall’assicurazione con il domani stipulata molto consapevolmente nel capoluogo umbro, per fotografarne la situazione economica. Non per il gusto della vaghezza, ma per il buon senso della prospettiva. Il presente, però, è altrettanto foriero di buoni spunti. Nei primi tre mesi del 2016 sono nate nella provincia 1.241 nuove imprese, 70 in più rispetto allo stesso trimestre del 2015. Lo stock complessivo è di 73 mila realtà (72.782), grosso modo invariato dal 2011 a oggi. Con le chiusure, le cessazioni, ai minimi dal primo trimestre del 2012.

"Non è facile in una città di medie dimensioni trovare un tale concentrato in grado non di aspettare il lavoro, ma di crearlo"

"Il che significa che il sistema è in grado di mantenere un suo equilibrio" ragiona Giorgio Mencaroni, presidente della Camera di Commercio di Perugia: "Mentre il settore dell’edilizia ha subito perdite importanti" spiega "crescono il commercio all’ingrosso e al dettaglio. Ma non più solo come rifugi, come autoimpieghi per reagire alla crisi. Perché in quel caso la vita media di un’attività di un singolo o pochi si attesta intorno ai quattro anni, non arriva lontano. Il dato fondamentale è dunque un altro: la crescita del 5 per cento delle società di capitali nel primo trimestre dell’anno. Sono quasi il 20 per cento, prima si arrestavano nei dintorni del 10 per cento. Stiamo assistendo a un consolidamento. A una strutturazione".

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– Credits: iStock. by Getty Images

"Il sistema è in grado di mantenere un suo equilibrio. Stiamo assistendo a un consolidamento. A una strutturazione"

Ecco che tutto torna, il cerchio si chiude. Mentre i giovani sperimentano, provano, sbagliano, ricominciano daccapo in attesa di imboccare la strada giusta, i più esperti, magari reduci da altre esperienze, mettono ordine nel loro quotidiano, capiscono su cosa puntare e lo fanno senza improvvisare. Forti di un prezioso retaggio come asso nella manica.

"Tutto ruota intorno a tre capisaldi: la meccanica; il tessile; l’agroalimentare" riprende Ferrucci. "Negli Anni Novanta" ricorda "l’economia era stimolata dal settore pubblico, era troppo locale, lontana da logiche e dinamiche della globalizzazione. Nel Duemila ha visto fiorire nuovi protagonisti imprenditoriali, capaci di inserirsi nel filone di una tradizione storica". Nella meccanica, per l’appunto, specie nell’aerospaziale, con commesse per clienti di pregio come Airbus e Boeing, o nell’automotive. E poi nel tessile, con eccellenze assolute come Brunello Cucinelli che hanno ripreso il filo di brand radicati come Luisa Spagnoli ed Ellesse. Non gli unici esempi, solo i meglio rappresentativi.

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«Ancora oggi Perugia si pensa come città aristocratica. Non è una cattiva idea, ma non è sufficiente a fornire alla stessa città una dimensione autenticamente multietnica e internazionale»

"Come sistema camerale, siamo stati tra i primi in Italia a firmare accordi con Google per l’innovazione. Siamo forti nel manifatturiero, vogliamo valorizzarlo tramite tutti i canali, inclusi quelli connessi all’e-commerce" sottolinea Mencaroni.

Altro pilastro è legato all’agroalimentare: "Il nostro Ercole Olivario" rileva il presidente "è il più autorevole premio nazionale per l’olio di eccellenza. A giugno lo porteremo fino a New York nell’ambito di un progetto nazionale di promozione. In più, assieme al Piemonte e alla Sicilia ci siamo inseriti in The chocolate way, per andare oltre gli eventi rappresentativi che cadono una volta l’anno come Eurochocolate e generare turismo durante tutto l’anno intorno a questo cluster, prezioso come il tartufo".

Ma la forza economica di Perugia non poggia soltanto sulla tradizione imprenditoriale e il dinamismo dei suoi ragazzi. C’è un ulteriore elemento, di cui il turismo e non solo possono beneficiare, al di là delle grandi bellezze della città e della sua provincia: "Si tratta del mondo dell’associazionismo. È tra i più sviluppati in Italia a livello sportivo, culturale, religioso" commenta Ferrucci. "Esiste un tessuto sociale che lega gli individui e ha fatto sì che Perugia sia stata inserita dalla Commissione europea nella shortlist per diventare la capitale europea dei giovani per il 2019. È una medaglia al merito, tradisce un fermento, un dinamismo una volontà di organizzare eventi per attrarre visitatori". Un piccolo mattoncino dorato in più da spendere domani.

Il tutto, ancora una volta, senza dimenticare quello che si è stati, senza svilire il puntoda dove si è partiti. "L’imprinting originario di una popolazione nata etrusca e chiusa nell’acropoli da mura ciclopiche, perennemente (e in parte a ragione) diffidente verso i romani, i papalini e gli estranei in genere" scrive il professor Roberto Segatori, ordinario di sociologia dei fenomeni politici all’università del capoluogo umbro, nel suo saggio Popolazioni mobili e spazi pubblici. Perugia in trasformazione (Franco Angeli).

"Quando ancora oggi Perugia si pensa come città aristocratica – culturalmente e (forse) economicamente – è a quella sua storia che ama ispirarsi, dimenticando il portato delle tante contaminazioni che l’hanno aiutata a crescere. Percepirsi come città aristocratica non è una cattiva idea. Salvo aggiungere che essa non è sufficiente a fornire alla stessa città una dimensione autenticamente multietnica e internazionale". Anche qui, quei quasi 50 mila under 30, possono fare la differenza decisiva da subito. Anzi. La stanno già facendo.

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