La nuova puntata, quella di Perugia, della serie di eventi live che Focus organizza nell'ambito di Panorama d'Italia, è dedicata a tutto ciò che viene prima di una massione spaziale, e in particolare a come un astronauta si prepara alla sua grande avventura.

Come di consuetudine, il padrone di casa è il direttore del magazine Jacopo Loredan, che - assieme all'astrofisico e giornalista del suo stesso mensile Gianluca Ranzini - ha introdotto il talk spiegando com'è fatto il nostro sistema solare, con l'attenzione puntata su Marte, dove, si stima, che tra una ventina d'anni l'essere umano potrà sbarcare.

Ma cosa c'è fuori dal nostro sole, si domanda Loredan? "Sappiamo che ce ne sono tanti e, verosimilmente, molti somigliano alla Terra, il problema qui è il viaggio, che oggi è ancora improponibile", relica Ranzini.

In ogni caso, quale sia la distanza, per viaggiare verso terre lontane è necessaria un'adeguata preparazione fisica. E non tutti sanno che in Italia esiste un'eccellenza nel campo dei processi di questo tipo: si chiama Argotec, ha sede a Torino e uno staff di ingegneri che si distingue per un'età media molto bassa.

Marco Carrano è uno di loro e la sua specialità professionale è nel campo del training, una delle quattro unità dell'azienda. E per quest'ultima opera presso il Centro europeo astronauti di Colonia. "Tutto comincia dal Basic Training - spiega Carrano - la fase iniziale della preparazione, che permette ai candidati astronauti di avere un contatto preliminare con quanto avviene in una navicella spaziale in assenza di peso".

Per candidarsi, occorre avere una serie di requisiti: di età innanzitutto (dev'essere compresa tra i 27 e i 37 anni), determinate caratteristiche psico-fisiche mentre altri fattori (come il possesso del brevetto da sub) sono obbligatori ealtri (come il brevetto da pilota) no, ma sono comunque ovviamente ben graditi.

Terminata la prima fase, si passa a quella successiva, la cosiddetta del Pre-Assignment Training, "incentrata - prosegue Carrano - sulla camminata nello spazio, e si svolge sottacqua", mentre una volta che l'altronauta viene assegnato a una missione dovrà imparare il funzionamento di tutti i macchinari presenti sul velivolo.

La tuta dell'astronauta

Detta, in gergo, EMU, permette a chi la indossa di respirare e gli assicura protezione dai raggi solari e dalle temperature altissime o bassissime che si trovano nello spazio. "Occorre un addestramento specifico per imparare a muovere il corpo quando la si indossa".

Da questo momento in poi, l'astronauta viene coinvolto in tutta una serie di simulazioni, che lo istruiscono sulle attività che dovrà compiere nella vita quotidiana nell'astronave, nella stazione spaziale, o al di fuori di essa, e lo rendono in grado di fronteggiare tutte le situazioni - comprese quelle di emergenza - che potrà incontrare nel corso di una missione.

Dalla teoria alla pratica

A questo punto, il direttore sposta, letteralmente, il focus sulla realtà, seppure virtuale, introducendo l'esperienza di virtual reality resa possibile dalla Cardboard e dalla app per smartphone realizzate ad hoc dal magazine per i partecipanti all'evento.

Indossando la particolare mascherina, senza altarsi dalla propria sedia, ciascuno di loro può andare a esplorare la Stazione Spaziale Internazionale che orbita a 400 km dalla superficie terrestre a 28.000 km/h, e curiosare in tutti i suoi elementi, sia con una vista dall'esterno che muovendosi tra i vari moduli, le varie aree interne, i lavoratori, le aree ricreative e perfino le stanze private degli astronauti.

Un'esperienza unica

Ma cosa provano davvero gli astronauti quando sono in viaggio? Lo scopriamo in una testimonianza video dell'astronauta Umberto Guidoni, che racconta la sua esperienza a partire del countdown dello Space Shuttle che lo ha portato nello spazio, nel 2001.

L'arrivo in orbita - prosegue il videoracconto - avviene dopo soli otto minuti e mezzo, il sole sorge di continuo. Finalmente si sale a bordo della stazione. Quando è arrivato Guidoni, la base era praticamente "un cantiere a spazio aperto" e, assieme agli altri astronauti dei 15 Paesi che partecipano al progetto, ci ha vissuto per 15 giorni.

Un'esperienza impossibile da dimenticare.

L'uomo delle stelle

Ma questo è solo un antipasto, perché subito dopo, dallo studio della sua casa di Houston, si collega via Skype Luca Parmitano, che racconta il percorso che lo ha portato a diventare un astronauta.

"Voglio fare questo lavoro fin da quando ero bambino - rivela il primo italiano ad aver effettuato un'attività extraveicolare nello spazio -. Ho iniziato come pilota e la svolta c'è stata nel 2008, quando ho passato le selezioni del processo che mi hanno portato a diventare quello che sono. Non è una vita facile quella dell'astronauta, richiede molta dedizione, un addestramento continuo, molto impegnativo. Ma ti ripaga con soddisfazioni immense".

L'intervista di Jacopo Loredan giunge inevitabilmente a toccare il tema della passeggiata spaziale, cioè l'episodio più rilevante della vita professionale dell'astronauta sicialiano: "Ricordo la prima, che durò circa 6 ore e mezzo, andò perfettamente e fu una cosa meravigliosa. Ma ricordo, soprattutto, la successiva - prosegue Parmitano - un paio di settimane dopo, quando durante il test ci fu un'avaria e cominciai a sentire dell'acqua nel casco e fui costretto a rientrare nella camera stagna della stazione spaziale. Sono stati momenti delicati e difficili".

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