Ha un finale cinematografico la seconda giornata della tappa perugina di Panorama d'Italia, con la direttrice del mensile Ciak, Piera Detassis, che incontra sul palco Christian De Sica e Lucia Mascino, protagonisti di Fräulein-Una fiaba d'inverno.

L'evento è topico per una serie di ragioni: la proiezione in anteprima, al termine dell'intervista, del film diretto da Caterina Carone e perchè segna il disgelo di De Sica con il cinema d'autore, oltre alla nascita di una nuova coppia "di celluloide", quella, appunto, dei due interpreti.

Uomini vs donne
"Dopo tanti anni del machismo dei cinepanettoni - esordisce la Detassis - è il momento del contrappasso, che arriva con questo film pensato e costruito da donne". "Un po' sì - replica De Dica - questo film piccolo e delicato, che racconta una vicenda che solo una donna avrebbe potuto scrivere, è stato per me una grande lezione, di recitazione ma non solo. A quel genere di film (i cinepanettoni, appunto, ndr) devo molto, non sarei qui se non fosse stato per loro, e non li rinnego. Anzi, ne sto scrivendo uno nuovo con Fausto Brizzi che uscirà a Natale".


Amarcord
Ricorda come fosse oggi il suo esordio l'attore romano, salito sul set per la prima volta a 18 anni con una breve parte in Blaise Pascal di Rossellini, grazie all'intercessione della figlia Isabella, con la quale era fidanzato.

Da lì a Vacanze di Natale di Vanzina, che rappresenta ancora oggi il cinepanettone per eccellenza, tanti momenti: un po' di televisione, le serate di cabaret, qualche comparsata, e i primi ruoli, fino al primo David di Donatello come rivelazione di Donatello in Giovannino, di Paolo Nuzzi.
Con una sliding door in mezzo: "Aver scelto di lavorare a Sapore di Sale, per il quale mi offrivano 600 mila lire anziché a Il Conte Tacchia, che mi avrebbe fatto quadagnare oltre venti volte di più.

Il più grande rammarico? "Aver riunciato a recitare in L'uomo delle Stelle di Tornatore, che il regista aveva scritto su misura per me, perché ero impegnato a girare S.P.Q.R.".

Pentimenti mai? "Contrariamente a quello che verrebbe da pensare, non rinnego e non rinnegherò mai l'aver girato 'quei' film che sono stati tanto criticati ma che sono insuperati nella loro capacità di descrivere e raccontare gli anni '80".

Tra "Albertone" e papà Vittorio
"Te faccio doppià da Panicali, lo storico doppiatore di John Wayne", ricorda De Sica rievocando un episodio in cui sul set de Il malato immaginario venne apostrofato così da Alberto Sordi dopo una papera. Episodio che, a parti ribaltate, ritorna qualche anno dopo, quando l'Albertone nazionale "persona fantastica, tutt'altro che avaro come viene spesso descritto" rimane a sua volta vittima di un impasse, e De Sica scherzosamente gli rimpalla la minaccia subita.

Inevitabile l'aneddoto che ha come protagonista la figura paterna: "Avevo 18 anni e dovevo partire per l'estero. All'aeroporto, mi accompagnò anche papà che invece di farmi le solite raccomandazioni paternali mi disse: "Prima di entrare in scena, un ombra di grigio sulle palpebre".

"Volete che vi dica chi era mio padre? Era un uomo che ha vinto 4 Oscar e l'ultimo non l'ha neppure ritirato".

Il momento di Lucia Mascino
"Non è stato facile - spiega l'attrice - veder riemergere il lato un po' selvatico della mia personalità, che la regista del film voleva mostrare nella ragazza zitella di mezza età che ho interpretato in Fräulein".

De Sica tesse le lodi della Mascino, "un'interprete che si mette in discussione e questo è segno di grande intelligenza" che sta lavorando al nuovo film della Comencini, dal titolo provvisorio: "Amori che non sanno stare al mondo" e che, in un futuro molto prossimo, lavorerà nuovamente con De Sica e con Caterina Carone in un progetto televisivo ancora top secret.

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