Sergio Luciano

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“La tassa di successione? No, non aumenterà. È bassa rispetto alle tasse sul lavoro, ma aumentarla, sul piano della comunicazione, significherebbe lanciare un messaggio negativo che sarebbe cavalcato dalla politica populista. Quindi, qualsiasi ipotesi di rialzo è una leggenda metropolitana, come quella che il governo toccherebbe le pensioni di reversibilità. Invece ci sarà una voluntary-desclosure bis”.

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Enrico Zanetti, viceministro per l’Economia con una forte competenza fiscale (di mestiere è commercialista) chiude, con una lunga intervista pubblica a Palazzo Moroni, la “quattro giorni” padovana di Panorama d’Italia. E non lesina affermazioni impegnative, spiegazioni chiare e prese di posizione nette: è anche segretario di Scelta Civica, e in quanto tale è, rispetto al presidente Renzi, titolare di una sovranità sua. E si vede.

“Non vogliamo fare i grilli parlanti del governo”, esordisce, provocato dal direttore di Panorama Giorgio Mulè, “crediamo però che con il buon senso il nostro ruolo sia più incisivo dei nostri stessi numeri, e in quest’ottica sostengo che non ha senso oggi fare l’elenco degli interventi possibili, della Legge di stabilità e dei suoi contenuti si parlerà da settembre: ben venga quindi la moratoria sulle promesse che Renzi ha annunciato, mi auguro solo che non sia anch’essa una promessa”.

Italicum e partiti
Sull'Italicum è lealista ma introduce un distinguo: “Secondo me è più democratico che ci sia un premio di coalizione con pesi stabiliti dal voto dei cittadini piuttosto che un premio alla lista, che induca a compattare finti partiti unici spaccati al loro interno”. “Per il resto, è singolare che Renzi dica che sul suo partito userà il lanciafiamme e che gli altri partiti della coalizione sono ininfluenti, io credo che il premier faccia bene a interpretare il suo ruolo con energia, ma non comprendo perché quest’energia in positivo si debba accompagnare con una declinazione in negativo verso chi comunque lo sostiene”.

Le dimissioni di Vegas, presidente Consob
Conferma, Zanetti, la sua critica al presidente della Consob Vegas: “Le mie valutazioni sull’opportunità che il presidente della Consob Vegas si dimetta derivano da un’autodifesa molto goffa che Vegas ha fatto circa un mese fa quando ci ha regalato un ossimoro inopportuno, dicendo che i prospetti informativi sono tecnicamente perfetti anche se è vero che non consentono ai risparmiatori di essere informati. Poiché lo scopo istituzionale della Consob non è produrre documenti tecnicamente perfetti ma praticamente inutili, bensì il contrario, le dovute conseguenze dovrebbe trarle da solo. Le autorità sono indipendenti, non spetta al governo revocare”.

La pressione fiscale: da abbassare
E poi, Zanetti si diffonde sul tema cruciale della pressione fiscale: “La Cgia Mestre dice che quest’anno il giorno della liberazione fiscale è stato il 3 giugno, nel 2015 era stato il 7 giugno, nel 2014 il 9 giugno, nel biennio 2012-2013 era caduto alla metà del mese: si conferma che la pressione fiscale sta scendendo”.

“In altre parole, siamo tornati ai livelli di pressione del 2010. Qual è il percorso che ha determinato l’inizio di questo riassorbimento? Nel 2014 sono stati prelevati 9 miliardi di Irpef in meno per 10 milioni di lavoratori dipendenti; dal 2015 sono stati tolto altri 5,5 miliardi dall’Irap per le  imprese con almeno 1 dipendente, il cui costo è diventato deducibile; adesso 3,5 miliardi di Tasi in meno per 18 milioni di proprietari prima casa. Certo, i cittadini che non rientrano in queste categorie non hanno visto vantaggi, ma ci sono stati”.

Gli impegni per il 2017: IVA e incentivi assunzioni
Zanetti ha poi ricordato gli impegni per il 2017: “Non aumentare l’Iva, lasciandola al 22% e finanziare gli incentivi per le assunzioni a tempo indeterminato, per oltre 7 miliardi. Questi impegni limitano altre azioni. Nel 2018 invece gli spazi di intervento si riaprono e tagliare l’Irpef per 9 miliardi è assolutamente possibile”.

Infine, l’auspicio di Scelta Civica sulle aliquote Irpef: “Dal nostro punto di vista, riteniamo che il prossimo intervento vada concentrato sull’aliquota del ceto medio, da 28 mila a 55 mila euro l’aliquota 38% è espropriativa e va ridotta al 27%. La progressività non va a quel Paese perché assieme alle aliquote ci sono detrazioni che sostengono il reddito inferiore, nella nostra proposta completa si vede che la curva di progressività resta, non è che chi guadagna 40 mila euro paga quanto chi ne guadagna 20 mila, semplicemente diventa meno feroce”.

“Il processo in atto porterà al calo della pressione fiscale al 40%, ma il primo passo è riconoscere tutti che la pressione fiscale sta già calando rispetto al 2012, siamo già tornati al 2010, che non è abbastanza ma è un passo. Con gli interventi 2017-2018 torneremo sui livelli del 2006, quando la pressione fiscale iniziò a crescere, perché era stata ridotta nel 2001-2006 con i condoni fiscali”.

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