Chiara Raiola

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Università, ricerca, innovazione per far diventare Padova la nuova capitale del Nordest. È il filo rosso che ha legato tutti gli interventi durante il dibattito sull’economia del territorio moderato dal direttore di Panorama, Giorgio Mulè, nella seconda giornata di Panorama d’Italia.

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I dati economici sono confortanti: nel primo trimestre la produzione industriale ha segnato un +4,6%, le imprese attive sul territorio sono 88.410 al primo posto nel Veneto, gli ordini che arrivano dall’estero registrano un +10,3%. Calano di un poco le imprese agricole e quelle industriali, ma crescono quelle dei servizi. E il trend per il secondo trimestre dovrebbe continuare a mantenersi positivo.

Attenti alla tempesta perfetta

A Padova le istituzioni devono fare rete. Lo ha sottolineato il presidente della Camera di Commercio, Fernando Zilio: “Noi abbiamo deciso di vendere tutte le nostre partecipazioni portando a casa circa 50 milioni di euro con i quali vogliamo realizzare un progetto che si chiama InnoPadova. L’obiettivo è aprire un tavolo con l’Università e con tutte le istituzioni per contribuire alla nascita della smart city. Abbiamo una grande occasione per fare tornare Padova capitale del Nordest. Gli indicatori economici sono i migliori di tutta la regione. Il Pil ha raggiunto 26,7 miliardi nel primo trimestre”. Ma una nota dolente c’è: “Il commercio asiatico sta sempre più entrando nel territorio. Il rischio è che Padova diventi una nuova Prato. La tempesta perfetta è dietro l’angolo. È una grande preoccupazione per noi”. La centralità geografica di Padova nel Nordest invece è un fattore vincente: “Dobbiamo realizzare un grande interporto per lo scambio delle merci - rilancia Zilio che guarda a Venezia e Chiogga per il trasporto via mare e alla ferrovia per i collegamenti con l’est europa.

Piccolo è bello, ma deve innovare

“Usciamo da un periodo non facile - dice Rodolfo Cetera, presidente dei giovani confindustriali di Padova - che ha spinto le aziende a trovare soluzioni per diventare più competitive. Il piccolo deve essere bello, ma anche innovativo. E questo lavoro qui si sta facendo, è una rincorsa, un nuovo modo di fare impresa”. E poi spiega un nuovo progetto di cui è molto orgoglioso: “Il mio passaporto verso le imprese” realizzato dai giovani di Confindustria per permettere agli studenti di inserirsi nelle imprese già al terzo anno di studi delle scuole superiori: “le aziende aprono le loro porte per selezionare le persone più intraprendenti, la formazione padovana è di eccellenza. Quest’anno ci sono 60 posti disponibili. Speriamo di fare di più il prossimo anno”.

L'importanza della formazione

La scuola, la formazione, l’università: a Padova ci sono 61 mila studenti universitari e “l’83 % dei nostri laureati trova lavoro entro un anno in ambito regionale, ma sempre più nel resto d’Italia e nel mondo. La fuga di cervelli è parte del mondo moderno, non è un elemento del quale avere paura” sottolinea il rettore Rosario Rizzato. Mai come in questo momento l’Università deve essere parte della società: “Il distretto di Cambridge è il più vitale dell’inghilterra. È stato oggetto di studio. La sua forza sta nel fatto che università e territorio si parlano. È quello che stiamo facendo anche noi. L’Italia deve valorizzare quello che c’è di buono nelle università. È necessaria la sinergia piena, l’università può portare le idee, ma non realizzarle. A questo serve il territorio”.

Il valore del digitale

Maria Cristina Farioli, director of Marketing, Communications & Citizenship, Ibm Italia, ritiene indispensabile che le aziende in genere e quelle di Padova in particolare “diventino ecocentriste che passino, cioè, da un approccio egocentrico legato a un territorio fisico a una struttura aperta in grado di fare network con altre aziende del territorio o con le università per parlare all’estero”. L’apertura, dice Farioli, “accelera l’innovazione. Il digitale abbatte le barriere, consente di portare un brand nel mondo. Più sinergia, quindi, più sistema per diventare globale. Il valore del digitale non va sottovalutato, bisogna interpretare tutto quello che arriva dal mondo social”. A Padova, però, manca un passaggio: mettere a sistema la smart city o smart city per realizzare “l’intelligence operation center: dal traffico alle previsione del tempo fino alla sicurezza, tutto in rete”.

L'eccellenza nel riciclo

Innovazione, dunque, al primo posto. Ma anche riciclo. “In Veneto raccogliamo più di 20 mila tonnellate di rifiuti tecnologici - dice Giancarlo Morandi, presidente di Cobat - È una regione virtuosa. Oggi, giorno dopo giorno, c’è una innovazione nuova. Noi garantiamo il riciclo in modo tale che non vengano prodotti rifiuti. Qui abbiamo raggiunto condizioni di eccellenza, ma l’attenzione deve essere continua”.

Sindaci manager della cosa pubblica

Il sindaco di Padova, Massimo Bitonci, punta anche molto sull’offerta turistica: “Io ho trovato una situazione molto complicata e degradata quando sono arrivato qui 18 mesi fa. C’era una mancanza di coordinamento tra tutte le istituzioni. In un anno i flussi turistici sono cresciuti dell’8%. È un settore trainante, non va sottovalutato”.

Bitonci ci tiene a dire che “le nostre partecipate non sono carrozzoni come in altri posti d’Italia: Bus Italia Veneto per la prima volta quest’anno chiude il il bilancio in positivo, perdeva 2,5 milioni all’anno. Cerchiamo sempre di chiudere bilanci in utile, abbiamo fatto una fusione tra tutte le società del comune in una sola, diminuendo il numero dei consigli di amministrazione e ottenendo grandi risparmi. I sindaci devono diventare dei manager della cosa pubblica per dare una risposta efficiente ai cittadini”.

Qual è il suo progetto per Padova? chiede Mulè: “Questa è una città di 210 mila abitanti, ma offre servizi a 400 mila abitanti durante tutto il giorno. Io non credo nella città metropolitana, ma nell’aggregazione sì. A cominciare da una forza di polizia municipale comune a tutto l’hinterland in modo che Padova diventi un’area non una città metropolitana. E stiamo lavorando anche sulla sanità padovana, qui c’è la scuola di medicina più importante d’Italia”.

Per i giovani industriali “le imprese di Padova si meritano di essere amate dal territorio e di dialogarci sempre più intensamente. La città deve riappropriarsi della sua centralità geografica puntando sull’interporto, sull’alta velocità, sull’eccellenza ospedaliera e su un rapporto diverso con l’università in modo che possa nascere un nuovo distretto industriale con il cuore sulla ricerca”.


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