Padova

Padova, corre veloce la locomotiva del Nordest

Crescono produzione industriale, esportazioni, peso e ruolo dell'imprenditoria straniera. Decisiva per vincere la sfida dell'innovazione

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Marco Morello

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Per una volta, l’orgoglio vince sulla solita prudenza: "Qui Galileo Galilei si è convinto che la terra gira intorno al sole, qui abbiamo avuto la prima donna laureata al mondo. Questa città ha conquistato grandissimi primati. Non va ripensata. Solo raccontata per quello che è". Fernando Zilio, presidente della Camera di Commercio di Padova, si accomoda sui record di un capoluogo e una provincia che procedono a velocità spedita, che trainano il Nordest e non solo come una potente locomotiva. "Sì" aggiunge "qui la crisi si è sentita meno, continuiamo a lavorare e abbiamo obiettivi molto ambiziosi".

Lasciando parlare i numeri, ci sono ragioni valide per coltivare tanto ottimismo. Solo nel primo trimestre 2016, la produzione industriale ha guadagnato il 4,6 per cento. È un record che non si registrava da cinque anni. Le imprese attive sono 88.410, al primo posto nel Veneto, con un 20,3 per cento del totale regionale (434.920) e il nono gradino nella top 10 nazionale.

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Salgono del 10,3 per cento gli ordini che arrivano dall’estero. Ci sono aggiustamenti in corso, con la diminuzione delle aziende agricole (-1,9 per cento) e quelle industriali (-1,8 per cento), ma quasi in parallelo guadagnano terreno i servizi alle imprese (+0,8 per cento) e quelli alle persone (+1,3 per cento). Se flette l’imprenditoria giovanile (in ripresa comunque: era a -4,3 per cento a marzo 2015, ora a -3,5 per cento), corre quella straniera: +4,6 per cento.

Questa città ha conquistato grandissimi primati. Non va ripensata. Solo raccontata per quello che è. Continuiamo a lavorare e abbiamo obiettivi molto ambiziosi

Le previsioni per il secondo trimestre, per fine giugno, indicano un mantenimento del trend positivo per produzione e fatturato, con un ulteriore rafforzamento dell’espansione degli ordini dall’estero. Non una sorpresa, ma un trend: a fine 2015, rispetto al 2014, il valore assoluto dell’export locale era di 8,5 miliardi di euro, in crescita di 200 milioni. Per dare un riferimento, nel 2009 non arrivava a 6 miliardi. Tra gli acquirenti principali, Stati Uniti, Inghilterra, Spagna e Francia, segno della capacità di parlare a Paesi tanto vicini quanto lontani. Per dire, fino al 2,4 per cento del totale incidono anche Algeria e Messico.

"Il nostro vigore" rimarca Zilio "si deve anche alle tante contaminazioni tra pubblico e privato. Non possiamo dimenticare un ospedale con 6 mila addetti, un’università con 65 mila studenti, i comandi delle forze armate, la presenza del Cnr. Siamo la capitale operativa del Veneto. Ma siamo anche la città meno veneta della regione, perché ci piace essere aperti alla sperimentazione, all’innovazione. Parola quest’ultima che da sola, a mio avviso, significa poco. Io la interpreto dal punto di vista pratico, dalla prospettiva delle tecnologie che la rendono possibile. Dal lavoro e dagli atteggiamenti quotidiani che la realizzano".

Qui si aggancia il tassello mancante per il salto di qualità definitivo, l’elemento che probabilmente ancora manca per ancorarsi definitivamente al futuro. "Se si guarda alla classifica delle piccole e medie imprese innovative, si leggono in ordine i nomi delle province di Milano, Roma, Torino, Napoli e Bologna. Padova non c’è, nonostante il Veneto conti il 7,5 per cento dell’intero territorio nazionale delle pmi d’avanguardia, il Nordest pesi per il 25 per cento. Siamo un territorio dal capitalismo diffuso, il che ha fatto finora la nostra fortuna, ma non riusciamo a raggiungere una massa critica, a porci come catalizzatore d’innovazione" ragiona Paolo Gubitta, professore di organizzazione aziendale all’università di Padova.

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Dobbiamo diventare una città inclusiva, davvero aperta. La sfida dell’economia globale, d’altronde è attirare le intelligenze oltre a potenziare quelle disponibili

"Sia chiaro" continua Gubitta "non è una mania di grandezza, ma una necessità. Una ricerca evidenzia come nello 0,3 per cento della superficie globale terrestre si concentri il 24 per cento della popolazione, il 50 per cento del pil mondiale e l’80 per cento dei brevetti. Significa che il futuro è dei centri urbani che sanno fare sistema grazie alle loro attività produttive".

Padova ha in sé le caratteristiche perfette per puntare a questo obiettivo: il capitale umano, ovvero l’università di cui si diceva sopra; la logistica, grazie alla presenza dell’interporto che la rende un nodo strategico per lo scambio di merci; la banda ultralarga, che è l’asfalto dell’autostrada delle informazioni, dei contenuti di ultima generazione. Allora, ribaltando la questione, bisogna domandarsi dov’è il freno, qual è stato l’ostacolo fino a oggi che ha impedito di centrare l’eccellenza.

"Padova" risponde Gubitta "è una città fondamentalmente vecchia. Un abitante su quattro ha più di 65 anni, è nonno. La nostra indiscutibile risorsa sono dunque gli immigrati, i residenti stranieri: erano il 7,72 per cento nel 2005, hanno superato il 15 per cento nel 2014. Per trasformarci in un centro attrattore di risorse, dobbiamo integrarli al meglio e trasformarli in generatori di valore. Dobbiamo diventare una città inclusiva, davvero aperta. La sfida dell’economia globale, d’altronde è attirare le intelligenze oltre a potenziare quelle disponibili".

Tornano e assumono peso ancora maggiore i numeri della Camera di Commercio, quel recente più 4,6 per cento legato all’imprenditoria straniera, che spazia dal commercio alla ristorazione, dal manifatturiero ai servizi. Sono lo specchio di una direzione necessaria e inevitabile: per essere calamita di idee, propulsore di innovazione, Padova deve fare prima di tutto uno sforzo culturale. Fondamentale affinché la locomotiva continui a correre al massimo della velocità.   

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