Padova

Metti Padova sull'etichetta: la birra "doc" è servita

Il Birrificio Antoniano ha conquistato i mercati europei. E non solo quelli

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Stefano Caviglia

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La passione per la birra c’era da tanti anni, la novità è stata metterla al servizio della passione per la terra. Da questo incontro è nato il Birrificio Antoniano di Ronchi di Campanile, frazione di Villafranca, che i due fratelli Sandro e Michele Vecchiato hanno fondato nel 2013 con un’idea originale e ambiziosa: produrre una birra che parlasse della storia e dei valori di questo spicchio d’Italia.

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Per farlo hanno messo su un birrificio agricolo. Vuol dire che hanno preso in affitto 120 ettari di terreno, cominciando a coltivare direttamente orzo e luppolo. "È stato necessario" dicono "non solo per garantire il massimo di qualità, ma anche per dare alla nostra birra una identità che la rendesse diversa dalle altre". A rendere realizzabile il loro sogno è stata anzitutto una legge del 2010 che consente agli agricoltori di trasformare i loro prodotti anziché venderli direttamente.
A quel punto mancava solo l’investimento, che è stato realizzato dalla Interbrau, azienda di distribuzione della birra fondata dal padre Luigi tanti anni prima (50 milioni di fatturato, 140 dipendenti). I numeri del Birrificio Antoniano sono molto più piccoli naturalmente: poco più di 2 milioni di fatturato nel 2015 e 13 addetti. Ma il successo dei primi due anni di vita fa prevedere uno sviluppo impetuoso. Già oggi la birra è esportata in Europa, America ed Estremo oriente. Molto dipende anche dalla capacità di comunicazione, per cui i Vecchiato sembrano possedere un vero talento. Il marchio produce 12 varietà di birre, ciascuna delle quali ha il nome di un quartiere di Padova, il cui profilo grafico è stampato sull’etichetta.

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