Luciano Lombardi

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Un'ora e mezza di spettacolo. E poi altri trenta minuti buoni di chiacchiere con il pubblico.

Tra la cronaca e l'attualità. Scava pesante nella politica interna, su quella estera, e massacra prima l'economia e poi il costume.

Spregiudicato, senza eufemismi né peli sulla lingua. Con il pessimismo che soltanto un grande comico è in grado di esprimere.

Il pubblico si esalta a ogni luogo comune dissacrato. Risate dal retrogusto amaro per ogni tic nazionalpopolare che viene ridicolizzato, per ogni ritratto del politico di turno trasformato nella sua sua stessa, penosa, caricatura.

Enrico Brignano è a Padova, "una città del nord, sei contento?", lo accoglie con un certo sarcasmo la signora del cinema Piera Detassis, direttrice di Ciak, sul palco di Panorama d'Italia.

"Molto contento di esserci. Che poi parlare di nord e sud con il mescolamento regionale - e non solo - dei giorni nostri non ha più senso. Parlare della Padania è come parlare di Atlantide.

Comunque al nord ci vengo sempre volentieri anche perché qui il pubblico è più caldo che a sud.

I più difficili, sembra un paradosso, sono i napoletani, che "si appartengono". Del resto loro erano il nord dell'800, avanti a tutti nel progresso, tecnologia, sanità... E con questo 'ricordo' nel Dna, quando arrivi sul palco hanno quell'atteggiamento da 'vediamo questo che cosa è capace di fare'.

Però poi ti ripagano, apprezzando e ringraziandoti in modo caloroso".

Troppi muri alzati

Padova, poi Napoli, e il discorso si sposta ancora più a sud, all'Abruzzo e alla Sicilia, regioni di origine della famiglia del comico. Soprattutto su quest'ultima, terra adottiva del papà, italiano a Tunisi, che in Italia ci è arrivato da turista assieme al fratello, che invece era ufficialmente profugo. "Per questo viene difficile pensare che Salvini possa parlare così. Nel mondo ci sono 300 milioni di persone che parlano italiano, perché noi siamo ovunque.

Non si possono elevare muri e pensare che, dopo quanto si è lottato per abbattere quello di Berlino, se ne possa alzare un altro in Austria... mi sembra incredibile".

Una politica da dimenticare

Dalla cronaca alla politica. "Hai manifestato più volte il tuo apprezzamento per Grillo...", domanda la padrona di casa. "Vero, ma solo perché siamo entrambi camperisti. Scherzi a parte, ho detto quelle frasi perché la classe politica che abbiamo conosciuto finora non mi piace.

La trovo ingorda, più preoccupata ad accumulare denaro che a svolgere il proprio lavoro al servizio dello Stato e di chi lo abita.

Peggiori soltanto dell'altra categoria, quella dei manager. Un caso su tutti, la vicenda Alitalia degli ultimi anni. E poi le banche, dal caso Etruria alle casse popolari".

Potere alle donne

"Quale sarebbe, per te, la soluzione a questo stato di cose?", lo incalza la direttrice di Ciak.

"La donna. Le donne sono più portate alla sofferenza e al sacrificio. Sanno accudire, sanno crescere i figli. Certo, ogni tanto parlano troppo...

La donna è la parte migliore dell'uomo. Ecco, dovrebbero essere più presenti anche nelle vite dei suddetti personaggi, e renderle migliori. Marchini, per esempio, non ce l'ha una moglie che gli abbia detto come la doveva usare la sua Ferrari? Io non so chi gliel'ha suggerito un plot del genere. Il risultato elettorale è quello che si merita".

"E Renzi?", domanda inevitabilmente la Detassis. "Un ottimista, ma a c... Vittima della sua stessa sindrome da supereroe".

Degrado dappertutto

Tornando a Roma, che sta succedendo? "Io oggi mi vergogno di essere romano, è pazzesco quello che è stato fatto nella città.

A proposito del suo futuro, credo che una ragazza giovane e piacente come Virginia Raggi possa avere una grande difficoltà a imporsi in un mondo così complicato com'è quello romano, ma potrebbe anche essere la soluzione buona. Spero che ce la faccia.

Ma il caso di Roma è solo un pezzetto del degrado che stiamo vivendo oggi, in un Paese che ha perso ogni credibilità, a tutti i livelli, politica estera compresa. E poi la mafia, la burocrazia. Equitalia, cioè la grande sconfitta del sistema economico italiano. Risultato: sempre più italiani se ne vogliono andare via".

Un mestiere sempre più difficile

Difficile essere comici al giorno d'oggi insomma. "Diverso. Perché in passato, il comico doveva alleggerire, ma oggi dove la realtà supera anche la gag più paradossale, fare il comico è tutto un altro lavoro.

Sono andato via dal Le Iene perché continuavo a domandarmi: ma è possibile che ancora così stiamo? Possibile che esistano ancora i preti pedofili, le cartomanti, gli uomini che uccidono le loro donne quando finisce l'amore? Possibile che non si possa fare nulla per evitare tutto ciò? Non ce l'ho fatta e ho preferito cambiare registro. E provare a dare il mio contributo con i miei monologhi".

Dal pubblico, prima dei saluti: "Dostoevskij diceva che la bellezza cambierà il mondo. La pensa così anche lei?". Brignano: "La bellezza passa, la bruttezza resta. Il sapere, la conoscenza, questo sì che cambierà tutto".

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