Antonio Carnevale

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"San Paolo Converso, la chiesa in cui ci troviamo, è uno straordinario gioiello del Barocco. La decorazione pittorica è di mano dei fratelli Campi, eccezionali pittori cremonesi attivi nel '500. Eppure, questo luogo così prezioso è poco conosciuto dagli stessi milanesi. È insomma uno dei tesori nascosti di Milano. Ed è per questo che l’abbiamo scelta come location ideale per rassegna dal titolo “Alla scoperta dei tesori nascosti di Milano”, ovvero il ciclo di lezioni d’autore che Panorama offrirà gratuitamente al pubblico, fino al 22 ottobre, durante la tappa milanese del tour Panorama d’Italia". Così il direttore del settimanale, Giorgio Mulè, ha introdotto la lectio magistralis di Stefano Zecchi. Titolo: “Milano civiltà del lusso”.

 

Con una piccola anticipazione per i presenti, ovvero un nuovo libro del docente di estetica che sarà presto in libreria: “Paradiso Occidente” (Ed. Mondadori). "Sarà un libro molto tradizionale di filosofia" ha detto Zecchi. "Un libro nel quale ho cercato di spiegare che cosa significa la decadenza del nostro occidente, e come questa decadenza possa essere una situazione negativa e paradisiaca al tempo stesso".

L’occidente, ha spiegato Zecchi, continua a essere un punto di riferimento per il nostro pensiero. E se è vero che è diventato un paradiso modesto, esso, tuttavia, è ancora cercato e agognato da tutti. "Proprio Milano è un pezzo di storia e di presente di questo paradiso" ha puntualizzato il professore, snocciolando una serie di esempi legati alla moda e al design, ed entrando così nel merito della sua lectio magistralis

Attraverso una ricostruzione storica, il professore ha mostrato come quasi ogni tradizione culturale, da quella cristiana a quella marxista, abbia condannato il lusso. La rivoluzione dei consumi ha poi trasformato la società e le dinamiche di accesso a ciò che è raro e costoso. "Ma in una situazione di accesso generalizzato, si è perduto il collegamento del lusso con la bellezza autentica" ha denunciato.

Fra molti esempi, il docente ha poi descritto il modo in cui il nostro tempo ha "estromesso in maniera pericolosa il senso della bellezza anche dall’arte". E ha dimostrato la necessità di una rieducazione a questa categoria. Per contrapporsi al nichilismo, descritto come "la vera malattia del nostro tempo" e per "recuperare un senso anche attraverso il desiderio della bellezza".

Tra riferimenti a Schomberg, Duchamp, e Joyce, oltre che ai testi di una bellezza perduta, Zecchi ha lanciato infine l’invito a un percorso di crescita individuale: "un viaggio che porti al desiderio di una vita originale e non massificata, per giungere all’espressione della propria unicità". Decisamente, di questi tempi, un vero lusso.

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