Costanza Cavalli

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Con quale destrezza Alfonso Signorini, direttore di Chi, riesca a passare dal commentare il Grande Fratello al racconto della vita e dell’arte di Fryderyk Chopin, è davvero un mistero. Lui stesso, durante l’incontro in occasione di Panorama d’Italia, nella sede dell’università telematica Pegaso a Palazzo Durini, ci ha tolto dall’impaccio: “Scusate se ogni tanto m’incespico nelle parole, sono ancora targettizzato sul Grande Fratello. E dal Grande Fratello a Chopin…”.

Il musicista romantico, insieme alla figura di George Sand, è infatti il protagonista del suo prossimo libro dal titolo “Fryderyk e George, storia di due anime”, presentato con il direttore di Panorama Giorgio Mulè a Palazzo Durini a Milano durante la tappa meneghina del tour organizzato dal settimanale in Italia.

Al centro, George Sand (pseudonimo volutamente maschile per Aurore Armandine Lucie Dupin Dudevant): scrittrice, giornalista, femminista, socialista, dall’atteggiamento sfrontato. Era “piccola, dai capelli corvini, il viso paffuto, vestita da uomo e con il sigaro in bocca” racconta il direttore di Chi, chiosando: “La Santanchè non ha inventato nulla…”.

Eppure Flaubert scriveva di lei: "Si doveva conoscerla come l'ho conosciuta io per sapere quanto vi era di femminile in questo grande uomo, per conoscere l'immensa tenerezza di questo genio".

Chopin la incontra per la prima volta all’Hotel de France, a Parigi, nel 1835, accompagnata dall’amico Franz Liszt. Il musicista polacco, infatti, dopo aver abbandonato la famiglia e dopo un’infruttuosa sosta nella Vienna impestata dai valzer di Strauss (lui dirà che nella capitale austriaca “schiacciano i tasti come si martella un chiodo” e i viennesi diranno di lui che “suona come una fanciullina”), nel 1831 approda a Parigi.

La città, nella prima metà dell’800, è un tripudio di intelligenze: Chopin si ritrova nei salotti delle famiglie più importanti frequentati da Berlioz, Rossini, Bellini, Mendelssohn, Kalkbrenner, Mickiewicz, Balzac, Delacroix. Quattro anni dopo, nella hall dell’hotel, i due si guardano, lei androgina, lui così femmineo, e l’inversione dei ruoli funziona.

Entrambi anticonvenzionali, lei, donna indipendente, che faceva “della sua intelligenza la sua ars vivendi”, racconta Signorini. Lui fa della sensibilità, dell’ornamento, la sostanza espressiva della sua musica, e della sua patria riporta le dissonanze, quelle bizzarre armonie per le quali Schumann parlò di lui come "il Sarmata" dalla "caparbia originalità".

Nessuno, all’epoca, creò musica astratta quanto la sua. La relazione procede tra alti e bassi, lei scrive alle amiche "dormo con un cadavere" e "ho tre figli: mia figlia, mio figlio e Chopin"; ma per lui sono anni straordinariamente produttivi, in cui affina la sua tecnica soprattutto sui pezzi brevi, da declamare nei salotti parigini come poesie, tanto che si parlerà di lui come “un poeta lirico in musica”.

La frattura insanabile – continua Signorini – si consuma quando i due, dopo una lunga vacanza “nel peggior inverno che Palma de Mallorca abbia mai avuto”, tornano in Francia. Chopin rientra a Parigi, George Sand non lo rincorre. Lui muore poco dopo, il 17 ottobre del 1849, di tubercolosi.

Tra le tremila persone che partecipano al suo funerale, lei non c’è, ma qualcuno racconta che al cimitero di Père-Lachaise ci fosse una donna dal volto coperto, vestita di nero, che si nascondeva tra le lapidi e gli alberi. “Questa è la scena con cui comincia il libro – rivela Signorini – è impossibile che lei non ci fosse”.

Come scritto sul testamento del compositore, al funerale suonarono il Requiem di Mozart, e un suo preludio dall’opera 28 in la minore. Il preludio è stato eseguito davanti al pubblico di Panorama d'Italia, insieme con la ballata op. 23 n.1 in sol minore, una mazurka op.24 n.2 e al notturno op.9 n.2, dalla giovane e straordinaria pianista Marianna Tongiorgi, classe 1993, di Piombino, laureata al conservatorio di Imola nel 2011. Ha vinto una decina di concorsi su suolo nazionale e frequenta attualmente l'Accademia Chigiana.


La Tongiorgi, infine, ha accompagnato il tenore Fabio Armiliato nei brani "E lucevan le stelle" dalla Tosca di Puccini, "O del mio amato ben" di Donaudy e "Core 'ngrato". Armiliato, genovese, classe 1956, è stato compagno della scomparsa soprano Daniela Dessì, con la quale ha calcato i palcoscenici di tutto il mondo dando lustro al nostro Paese.

Le due testate, Chi e Panorama, gli hanno donato una targa in memoria del soprano, che ha dato il suo nome per una Fondazione a favore della prevenzione delle malattie oncologiche, perché, ha commentato il tenore, "prevenire è meglio non solo che curare, ma meglio che morire".

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