Antonio Carnevale

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"Le vetrine di Milano sono la diretta espressione di un saper fare che ha profonde radici culturali". Davide Rampello ha offerto uno sguardo inedito sulla Milano dello shopping, dell’alta moda, dei grandi marchi del design, ma anche dei mercati ortofrutticoli.

È successo nella bellissima chiesa di San Paolo Converso, location scelta come cattedra ideale delle lectio magistralis nella tappa milanese di Panorama d’Italia. “Le arti e i mestieri nascosti della cultura milanese”: a partire da questo titolo, nell’appuntamento del 21 ottobre, Rampello ha mostrato il capoluogo lombardo come simbolo di una tradizione italiana che ha saputo trasformarsi in innovazione.

“Per capire il valore culturale dei negozi milanesi – ha detto – occorre tornare a guardarli come fossero botteghe rinascimentali. Soltanto così sarà possibile riconsiderare il commercio come  emanazione di una sapienza antica, che parte dall’abilità di creare con le mani, e che fa di Milano una delle città più vitali d’Europa”.

Il manager culturale, che è stato anche Presidente della Triennale di Milano e direttore del Padiglione Zero dell’Expo 2015, ha sviscerato il tema partendo dall’excursus su una tradizione artigianale che poggia le proprie fondamenta sugli antichi pilastri della civiltà romana. “La parola design deriva dal termine latino de-signo, ovvero, intorno al progetto” ha ricordato. “Ed è proprio con la cultura latina che nasce quella propensione progettuale arrivata fino al design che vediamo durante il Salone del Mobile”.

Ma questa cultura - ha proseguito - ha uno dei suoi pilastri fondativi anche nell’agricoltura. “Un territorio diventa luogo soltanto quando l’uomo lo conosce profondamente. E l’agricoltura non è soltanto l’arte di coltivare la terra, è bensì un’attività che, attraverso secoli, ha consentito agli uomini di conoscere la fisica, il governo delle acque, la meteorologia, la scienza, i materiali”.

Da Rampello è arrivato quindi l’invito a riacquistare quel “senso del tutto che avevano gli uomini dell’antichità e del Rinascimento”. Solo in questo modo, ha spiegato, riusciremo a vedere “il lavoro degli artigiani che affiora dalle vetrine del Quadrilatero, o la grande operazione di selezione delle sementi che ha permesso la nascita dei nostri mercati ortofrutticoli”. Solo così, insomma, potremo riconsiderare molti negozi di Milano “non soltanto come luoghi dello shopping o del consumo, ma come vere agenzie culturali, luoghi in grado di trasferire a molti oggetti o prodotti della terra quel valore aggiunto che affonda le radici nelle antiche tradizioni”.

Una lezione suggestiva, quella di Rampello, che ha spalancato continue finestre sulla storia e sull’attualità, per mostrare come anche nell’atto di comprare (un oggetto di lusso oppure la spesa di tutti i giorni) sia necessario un atteggiamento più consapevole circa il modo in cui gli oggetti vengono prodotti. Perché è “solo nella capacità di scoprire le differenze – ha concluso - che si può capire davvero che cos’è la qualità”.

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