Sergio Luciano

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Incentivi fiscali senza precedenti nella storia italiana per le imprese che innovano, purchè innovino, nella misura di 20 miliardi in un triennio, di cui 13 nel 2017. In più 25 miliardi di rafforzamento del fondo di garanzia per i finanziamenti delle piccole imprese, che diversamente potrebbero non riuscire ad avere credito. Sono due delle leve con cui Carlo Calenda, ministro dello Sviluppo Economico, ritiene che il governo possa attivare una forte ripresa dell’attività industriale manifatturiera: “Il programma di Industria 4.0 non ha precedenti per dimensioni e qualità”, sottolinea Calenda intervendo in videoconferenza da Roma al convegno su “Milano motore dell’Italia”, organizzato nell'ambito degli incontri di Panorama d'Italia a Milano nella sede di Assolombarda.

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La polemica con la Cgil

E, stimolato da una domanda del direttore di Panorama Giorgio Mulè che riprendeva la polemica del segretario generale della Cgil contro gli imprenditori che userebbero gli incentivi per comprarsi beni privati, Calenda non ha sorvolato: “Teorizzando che gli imprenditori avrebbero utilizzato gli incentivi per l’innovazione allo scopo di pagarsi consumi privati, la Camusso ha dimostrato un disprezzo verso la categoria degli imprenditori che riecheggiava altri tempi, tempi che speravamo finiti da un pezzo. Oltretutto, il piano di Industria 4,0 nasce dal lavoro di una commissione guidata dal predecessore della Camusso, Guglielmo Epifani, una commissione alla quale la Cisl ad esempio ha portato un grande contributo. Se la Cgil fosse venuta di più a quel tavolo anziché criticare dopo sarebbe stato meglio. Comunque i dati dimostrano che gli incentivi fiscali per gli investimenti innovativi come il superammortamento, sono stati utilizzati eccome. Del resto la norma è molto finalizzante: se le imprese non investono, gli incentivi non arrivano”.

Efficenza del sistema produttivo
Il ministro ha poi precisato che “Industria 4.0 aumenta l’efficienza del sistema produttivo avvantaggiando molto le Pmi perché riduce il problema dell’economia di scala, coprendo quindi uno dei gap che affliggono il nostro sistema produttivo. Quanto all’effetto sull’occupazione, non voglio nascondere i problemi che ci sono e semplificare le soluzioni, sappiamo che negli Usa 5 posti su 6 che si perdono, si perdono a causa dell’innovazione, ma è un problema di riqualificazione delle attività, nelle imprese il mix di lavoro si sposta dalla produzione ai servizi, più design e meno catena di montaggio, d’altronde sarebbe impensabile tornare al modello della catena di montaggio fordista”.

“Con il Ministro Calenda siamo certamente d’accordo sul fatto che occorra promuovere e finanziare l’innovazione per rendere più competitivo il nostro sistema produttivo nel suo complesso" sostiene Carlo Sangalli, presidente di Confcommercio. "Bene, quindi, il piano “Industria 4.0”. Ma la manifattura e l’export, da soli, non bastano a far ripartire il Paese. Non si tratta di schierarsi a favore delle politiche di offerta piuttosto che di domanda, perché entrambe sono importanti, ma rimaniamo convinti che le politiche di stimolo alla domanda servono per rafforzare l’efficacia delle politiche per l’offerta. Bisogna sostenere il ruolo del terziario di mercato attraverso misure e interventi per sostenere la crescita delle imprese di questo comparto che, con un contributo di oltre il 40% all’occupazione e al Pil, sono – per tornare al titolo di questo incontro – il vero motore della nostra economia”.

E aggiunge: "Apprezziamo i contenuti della legge di bilancio innanzitutto perché è stato scongiurato l'aumento dell'IVA, che in una fase di debolezza della domanda sarebbe stata un duro colpo per i consumi, ma soprattutto perché risponde alla doppia esigenza di continuare nella politica distensiva in tema di pressione fiscale e di sostegno alle imprese per una maggiore produttività e per il rilancio degli investimenti. Iri, bonus di ristrutturazione sugli alberghi, industria 4.0, gli stanziamenti previsti per la riqualificazione delle aree degradate delle città, la chiusura di Equitalia, che rende il rapporto fisco-contribuente più semplice e trasparente, sono infatti misure che le imprese del commercio, del turismo, dei servizi e dei trasporti aspettavano da tempo.

Quello che ci attendiamo, come peraltro già annunciato dal Governo per il 2018, è un percorso certo, graduale e sostenibile di riduzione delle aliquote Irpef, una misura di cui beneficeranno tutte le famiglie e che ricostruirà il capitale di fiducia necessario per ritornare a crescere e meno timidezza nell'aggredire la spesa pubblica improduttiva che ancora presente ampi margini di riduzione.”

La digitalizzazione, punto cruciale
Al tavolo dei relatori, attorno a Calenda in videoconferenza, i direttori generali di Confindustria Marcella Panucci e Assolombarda Michele Verna, l’amministratore delegato dell’Ibm Enrico Cereda, il direttore incentivi e innovazione di Invitalia Berardo Mattarella, il presidente di Simest Rebecchini, il presidente della Confcommercio Carlo Sangalli e l’assessore allo Sviluppo Economico della Regione Lombardia Mauro Parolini.

Sul tavolo il tema delle imprese e del loro futuro. Per Michele Verna, “il tema della digitalizzazione della nostra industria è cruciale, pensate che solo il 30% delle imprese Assolombarda hanno architettura digitale complessa, mentre il 70% è ancora fermo alla mail e al sito basico, e un quinto delle aziende iscritte non ha neanche il sito web. È chiaro che una fortissima spinta a digitalizzazione manifatturiera può aiutare moltissimo”. Concetti ribaditi dall’amministratore delegato di Ibm Cereda: “Oggi Industria 4.0 è sinonimo di sopravvivenza. Le aziende saranno competitive se e solo se sapranno adottare tecnologie digitali, in parte c’è poi il fenomeno della safety car, in base al quale anche le aziende che sono 2-3 passi indietro oggi hanno possibilità attraverso digitale di recuperare posizioni ed allinearsi alle migliori”.

Ritorno in Italia
Berardo Mattarella ha sottolineato il fenomeno del “reshoring”, per cui “secondo il CER tra il 2014 e il 2015 oltre 100 imprese italiane hanno rilocalizzato la loro produzione in Italia, abbandonando i Paesi stranieri dove si erano trasferite, perché il mercato non riconosce qualità a produzioni fatte alll’estero rispetto a quelle fatte in Italia”.

Per il presidente di Simest Salvatore Rebecchini, l’internazionalizzazione è la chiave indispensabile per le imprese italiane che vogliono crescere, e quindi la parola d’ordine deve essere: “Pensate internazionale!”.

Infine l’assessore Parolini ha ricordato che Milano può assumere il ruolo di San Francisco negli Usa, essere cioè il centro di una regione che innova, otto milioni di abitanti l’area metropolitana californiana che abbraccia Mounain View, Cupertino, Berkeley, Paolo Alto, dieci milioni di abitanti la Lombardia: “Quindi di qui a 3-4 anni la sfida sarà portare il distretto milanese a un livello ancora più alto rispetto agli standard europei. Non possiamo sederci sugli allori, stiamo cercando un rapporto stretto con le regioni confinanti, Piemonte, Veneto, Emilia Romagna e fino al Friuli e al Trentino, cercando di offrire strumenti alle imprese che permettano loro di sfruttare al meglio le rispettive capacità”.

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