Antonio Carnevale

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Ken Follett ha scelto Milano e Panorama. Lo scrittore i cui romanzi sono stati inseriti nella lista dei 101 best-seller più venduti di tutti i tempi è stato protagonista della giornata inaugurale nella tappa milanese del tour “Panorama d’Italia”.

Intervistato dal direttore del settimanale, Giorgio Mulè, in un teatro San Babila gremito, Mr. Follett ha annunciato il suo prossimo libro, in uscita il 12 settembre 2017, e dal titolo “A Column of fire” (uscirà poi in Italia per Mondadori).

Qui l'incontro intgrale, trasmesso in streaming via Facebook:

“Sarà il terzo volume della trilogia di Kingsbridge, aperta nel 1989 da I pilastri della Terra e ambientato nella città immaginaria di Kingsbridge al tempo della costruzione di una cattedrale gotica. Ho ancora del lavoro da fare. Ma non manca molto. Il nuovo volume sarà ambientato nel XVI secolo, quando la regina Elisabetta I d’Inghilterra era il nemico numero uno in Europa. Tutti volevano ucciderla. Dal re di Spagna fino al Papa. Nacque allora il primo servizio segreto con l’obiettivo di proteggerla. E la cosa funzionò. Dopo molti arresti e torture ai danni di chi voleva farla fuori, Elisabetta I morì a 69 anni: nel suo letto. Quello inaugurato col suo regno, dunque, non è stato soltanto il primo servizio segreto della storia: è stato anche un organismo di grandissimo successo, la formula ideale, insomma, per un romanzo storico con protagonista una specie di James Bond ante litteram”.

Ma lo scrittore non si è limitato alle anticipazioni. Stimolato dalle domande del direttore di Panorama e poi del pubblico, ha raccontato come nascono le sue storie. “Un’idea non basta a fare un romanzo” ha detto. “Mi affido a una puntigliosa programmazione”. E ha rivelato il backstage della sua officina letteraria, dove ogni testo viene vagliato da un gruppo di storici esperti di quel periodo “per scovare errori o incongruenze”.

Follett non si è risparmiato nemmeno su temi d’attualità. Ha espresso il suo giudizio sprezzante su Donald Trump (“Stupido, avido e xenofobo”), e non ha mascherato la sua profonda delusione per la Brexit (“spero che in futuro si possa tornare indietro”).

Accenni divertiti, infine, ai paragoni e giudizi su altri grandi. Il New York Times l’ha paragonato a Tolstoj? Follett si schermisce: “Le differenze sono sotto gli occhi di tutti”. Ma ammette “ha inventato il genere di libri che io scrivo”.

Bonario e sarcastico, invece, il giudizio sul Nobel alla letteratura conferito a Bob Dylan. “Sono stato sorpreso ma anche contento”. “Del resto” ha aggiunto “anch’io da ragazzo suonavo la chitarra, avevo un’armonica come la sua, portavo un cappello molto simile… le ragazze apprezzavano molto!”.

Non solo ironia, però. Nella lunga intervista c’è stato spazio per parlare del terremoto di Amatrice (“Un evento che da Londra abbiamo seguito con grande apprensione”); di terrorismo islamico (“Dobbiamo coltivare l’inclusione, non l’odio”), e di un’idea positiva di globalizzazione (“un nuovo mondo è possibile se basato sulla tolleranza, non sui muri”).

Infine, la promessa di tornare, nel 2017, in Italia, per la presentazione del suo nuovo libro. i 14 milioni di fan italiani di Follett hanno adesso solo da attendere il prossimo appuntamento.

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