Si può ancora riuscire a farsi finanziare da una banca, anche se si è un piccola impresa? È difficile, ma ci si può ancora riuscire a condizione di applicare alla lettera gli insegnamenti di Valerio Malvezzi, l’economista che con Massimo Bolla e un gruppo di collaboratori ha costituito “Win the bank”, un think-thank di ricerca e formazione che gira l’Italia ad insegnare questo ed altro a platee di artigiani, piccoli e medi imprenditori e professionisti e che da varie tappe di “Panorama d’Italia” è partner di Panorama e organizza delle sedute sintetiche di formazione per avviare il pubblico alle più complesse (il corso vero e proprio dura due giorni e mezzo) competenze necessarie per far crollare il muro dei “no” bancari.


“Trasparenza, chiarezza di obiettivi, numeri di bilancio credibili: senza, non si può più ottenere credito come una volta”, spiega in sostanza Malvezzi, il quale però spiega come la stessa azienda, con gli stessi numeri, può poi ottenere o meno il fido richiesto a seconda di come li sa presentare e agganciare alle prospettive economiche che conta di avere.

Ma perché – chiede qualcuno – in un’epoca di “quantitative easing” (in sigla QE), cioè in una fase in cui la Banca centrale europea da ormai due anni innaffia i mercati finanziari dell’euro con ettolitri di liquidità (70 miliardi di euro al mese) sembrerebbe che questi soldi non ci siano, che si siano volatilizzati? Come mai questa sparizione di risorse ingentissime, teoricamente destinate a far ripartire l’economia e, appunto, il credito? E su questa domanda Malvezzi innesca una lezione nella lezione. Sentiamolo:

“Due anni fa, quindi appena Mario Draghi lanciò l’operazione del Quantitative esasing, io dissi che non avrebbe funzionato. Lo dissi perché sono un mago, o perché prevederlo era logico? Ma se era logico, perché nessuno l’ha detto, oltre a me e a pochi altri? Io un’idea di questo misterioso perché me la sono fatta”.

Malvezzi parte dall’inizio, cioè dal fatto che il QE si basa sulle teoria monetarista, “che è oggi l’unico pensiero dominante in economa. Si vede la stampa di moneta fatta da una banca centrale come se fosse un fatto idraulico. Si dice: la Bce pompa 80 miliardi al mese nel sistema economico, ed ecco che nascono palazzi, fabbriche, negozi... E invece macchè. Non nasce niente. I soldi escono dalla Bce, finanziano le banche, queste però non finanziano le aziende, un po’ perchè non le trovano rispondenti ai necessari requisiti di affidabilità un po’ perché poche aziende chiedono finanziamenti, e la crisi non passa, e quei soldi tornano alla Bce sotto forma di depositi bancari.

“La teoria del QE si basa su un’equazione che dice che l’inflazione dipende dalla quantità di moneta in circolazione, formulata dall’economista Irving Fisher, secondo cui un po’ di inflazione è utile, e che immettere moneta nel sistema la fa ripartire. Banalmente: se io stampo tanta moneta tanta, si dice, la moneta perde valore e riparte l’inflazione... Invece, pur pompando tanta moneta nel sistema, l’inflazione non è aumentata per niente. Perché? Perché quell’equazione è una boiata pazzesca”.

Malvezzi argomenta in modo convincente: “Nessuno sa, in realtà, quante banconote esattamente ci siano in circolazione, perché è moneta elettronica. Anche quando banche prestano soldi non li prestano con i soldi dei depositanti, contati nei depositi, ma moltiplicando pani e pesci: quando prendono deposito di vecchietto non è che prestano quelli, come pensano tutti, ma li moltiplicano per circa 50 volte con artifici contabili e prestano soldi...nati artificialmente! Quindi la quantità di moneta in circolo è estremamente più ampia di quella stampata. Quei soldi, però, non vanno alle imprese ma vanno a finanziare derivati e swap, fatti da banche per altr banche, il che moltiplica gli interessi speculativi del sistema, ma non crea né crescita né lavoro”.

Come uscirne? Malvezzi ha una ricetta ma è...come dire, rivoluzionaria. “Bisogna prendere atti che le banche centrali private come la Bce non hanno più ragione storica di esistere, e bisogna tornare al controllo degli Stati sulle rispettive banche centrali nazionali, che significa tornare alla sovranità monetaria nazionale. Ma il governo Renzi e tutti gli altri governi che stanno facendo queste politiche al servizio dei banchieri centrali dicono falsità sistematiche, perché non è affatto vero – congtrariamente a quanto affermano l’Unione Europea e anche la Bce - che il debito pubblico sia un problema da risolvere tagliando la spesa pubblica, se noi tagliamo la spesa pubblica il rapporto debito/pil peggiorerà ancora perché il Pil scenderà! Con la riduzione della spesa pubblica si riduce ogni attività economica e aumenta l’incidenza del debito sul pil e il debito netto. Abbiamo miliardi di euro bloccati nei forzieri delle banche per fare operazioni finanziarie che non creano ricchezza. Secondo me, non è una crisi ma un  cambiamento deliberatocda parte di qualcuno per creare un mondo di pochissimi ricchi e tantissimi poveri…”.

In qui Valerio Malvezzi. E, di fronte a simili scossoni, l’uditorio esce dalla sala un po’ mogio, certamente confortato sulla possibilità di ottenere credito dalla banca ma più spaventato di prima sul futuro dell’economia. D’altronde, i problemi meglio conoscerli, per gestirli e prevenirne gli effetti.

 

 

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