Costanza Cavalli

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Alla fine sempre lì si ritorna, a Mozart. "Beh, se un pianista si vuole divertire a suonare con i fiati, non c'è niente di meglio". Chi commenta è il pianista Nazzareno Carusi, e il Mozart di cui stiamo parlando è il quintetto per pianoforte e fiati K452, "un capolavoro assoluto".

Il genio di Salisburgo doveva pensarla come Carusi, visto che subito dopo il debutto della sonata (con lui stesso alla tastiera), a Vienna il primo aprile 1784, scrisse al padre Leopold che gli sembrava essere una delle cose migliori che avesse mai scritto.

Il pianista abruzzese, talento italiano riconosciuto nel mondo, ha appena concluso il concerto con i Solisti della Scala organizzato in favore della Lega del filo d'oro nel contesto della settimana milanese di Panorama d'Italia.

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Il programma prevedeva, dopo i venticinque minuti dei tre movimenti mozartiani, il sestetto per pianoforte e fiati di Francis Poulenc. Una specie di inversione a U nel gusto e nella storia della musica: è un'opera composta nel 1932, ed è la prima composizione cameristica scritta specificamente pensando a questa formazione, nata al termine di un decennio in cui il compositore si era dedicato, con alterne fortune, alla sperimentazione di varie soluzioni orchestrali.

Poulenc, avverso allo sperimentalismo delle avanguardie del Novecento, si attorniò di altri musicisti (il Gruppo dei Sei) con i quali si dedicò a musica contaminata da elementi rubati al jazz, alle musiche sudamericane, alle danze da music hall. Per questo, dice Carusi, "non è musica complicata, il mio pubblico l’ha sempre accolta bene".

Ad accompagnare il pianista in questi due secoli di macchina del tempo, i Solisti della Scala. Andrea Manco, flautista (Brindisino, classe 1983), si è diplomato al Conservatorio di Lecce a 16 anni e ha fatto parte dell'orchestra Cherubini di Riccardo Muti.

All'oboe Fabien Thouad: si è esibito con le più importanti orchestre al mondo, diretto da Muti, Maazel, Metha, insegna al Royal College of Music di Londra e al conservatorio di Lugano. Il primo clarinetto della Scala è, dal 1984, Fabrizio Meloni che può vantare collaborazioni con Riccardo Muti e Daniel Barenboim. Fagottista, Gabriele Screpis ha suonato con i più grandi direttori: da Boulez a Berstein, a Pappano.

Primo corno della Scala, infine, è Jorge Monte de Fez, nato a Oviedo nel 1986, che ricopre lo stesso ruolo anche della West-Eastern Divan Orchestra, l'orchestra fondata nel 1999 da Daniel Barenboim e Edward Said per promuovere il dialogo tra i giovani talenti del Medio Oriente. A causa di un influenza, però, è stato prontamente sostituito da Angelo Borroni, insegnante di corno al conservatorio Giuseppe Verdi di Milano e collaboratore stabile della Filarmonica della Scala.

Con loro, a girare le pagine della partitura di Carusi un musicista d'eccezione: il direttore di Panorama, Giorgio Mulè.

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