Altro che “elementare, Watson!”. Il celeberrimo aiutante di Sherlock Holmes, inventato da Arthur Conan Doyle, era omonimo del fondatore dell’Ibm, da cui prende il nome oggi il supercomputer più potente del mondo, anima di quell’intelligenza artificiale che rende l’architettura digitale del colosso americano dell’informatica, la risorsa più avanzata per l’internet delle cose, per l’intelligenza artificiale, il “cognitive computing” e i sistemi “analytics” che decifrano l’oceano di dati in cui navighiamo: insomma, l’architrave del nuovo mondo.

E di questo nuovo mondo un ricco saggio è andato in scena alla Permanente di Milano all’Ibm Business Connect, kermesse inserita nel cartellone di Panorama d’Italia a Milano animata, oltre che dall’anchorman televisivo David Parenzo, dal direttore di Panorama Giorgio Mulè che ha intervistato sul palco Stefano Rebattoni, general manager Ibm Global Technology.

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Uno spettacolo sull’innovazione, uno show a tinte vivaci su “come l’Iot (internet delle cose, ndr) ci sta cambiando la vita”, sia quella quotidiana, personale, di tutti i giorni, sia quella dell’economia, della produzione e dei servizi. L’internet delle cose sta entrando al galoppo nelle nostre tasche con gli smartphone e nelle nostre case con i sensori e i chip ormai presenti e attivi in un crescente numero di oggetti.

Quale formula migliore che quella di presentare, e addirittura sperimentare in scena, le mille applicazioni dell’Iot? Partendo da una premessa: Watson di Ibm non è un computer come siamo abituati a pensarlo, è un sistema cognitivo. Apprende in modo simile agli umani, ma è molto più veloce. Per capire le sue potenzialità basta un dato: in un solo secondo è in grado di leggere l’equivalente di un milione di libri. E, come gli esseri umani, è in grado di parlare. Come tanti suoi simili raccontati da un’immensa letteratura e filmografia di fantascienza, può essere interrogato a voce. Capisce molte lingue, giapponese incluso, ma non solo riconosce solo le parole del suo interlocutore, quando gli viene posto un quesito: cerca di capire quello che si vuole dire, cogliendo anche sottili sfumature lessicali, giochi di parole e sottintesi. Fa tutte le più differenti ipotesi e, alla fine di un processo che dura quanto un battito di ciglia, presenta le risposte in modo probabilistico utilizzando un linguaggio naturale e comprensibile.

Il meteo che diventa un amico intelligente

Nicolò Mascheroni, vice presidente The Weather Company (società acquisita da Ibm), ha raccontato, ad esempio, come e perché una “sveglia intelligente”, su uno smartphone, può anticipare il suo biiiip quando il sistema la informa che sta piovendo, e che il tragitto più lungo da casa al lavoro, a causa della pioggia, richiede una partenza più solerte: “Con The Wheather Channel abbiamo mappato l’atmosfera. Abbiamo 150 mila stazioni metereologiche private e analizziamo il flusso di informazioni metereologiche che ci vengono trasmesse dagli strumenti a bordo di oltre 20 mila voli al giorno. Ma tutte queste informazioni non sono nulla se non si sanno interpretare e trasformare in business. Ci sono applicazioni in campo assicurativo che inviano messaggi ai guidatori in base al posto in cui si trovano. Lo scorso anno una compagnia ha ridotto del 52 per cento le richieste di danni per grandine in questo modo. Un altro esempio: la catena di negozi Abercrombie modifica le sue vetrine in base alle previsioni del tempo che gli forniamo”.

Le caldaie che ottimizzano consumi e riparazioni

Sit Group di cui Antonio Vendramini è responsabile della ricerca e sviluppo ha realizzato caldaie ad uso domestico e industriale in grado di trasmettere informazioni online: "Grazie all’Iot e alle capacità cognitive di Ibm, il produttore sa sempre se i suoi impianti funzionano e le eventuali possibili criticità. È la caldaia che le comunica, e i tecnici delle riparazioni sanno quale pezzo non funziona ancora prima di intervenire, limitando consumi, inquinamento e guasti. La prossima sfida è la realtà aumentata: il tecnico dovrà solo puntare lo smartphone verso la caldaia per sapere dove intervenire".

Un vestito per amico

“Solo negli Usa 4.500 morti sul lavoro 250 miliardi di dollari di perdite in costi di sicurezza sul lavoro”, ha spiegato Nir Mashkif, manager dell’Iot applicato all’abbigliamento della Ibm Research di Haifa, Israele: “Per questo stiamo sviluppando soluzioni proattive per la sicurezza dei lavoratori. L’abbigliamento dei nuovi operai sarà ricco di sensori che rilevano variazioni di luce, temperatura, rumori, gas. Su elemetti e tute ci saranno rilevatori gps e sensori per il battito cardiaco e la temperatura corporea. Analizzando questa immensa mole di dati con i sistemi cognitivi di Ibm le aziende sapranno sempre se l’operatore sta faticando troppo, se si sta disidratando, se si è ferito... Con una App, sarà sempre possibile intervenire tempestivamente in ogni emergenza e, anzi, prevenirle”.

Il primo robot che ti capisce

Si chiama Pepper, ed è distribuito in Italia e negli Emirati Arabi da Fullsis: “È un concentrato di tecnologia alimentato dai sistemi cognitivi di Watson”, spiega Francesco Meani, che di Fullsix è Ceo: “È il primo robot emozionale in grado di interpretare e capire i nostri stati d’animo semplicemente osservando le espressioni facciali e gestuali. Pepper si evolve e impara da ciò che gli accade. Ha migliaia di utilizzi. Può intrattenere i clienti in banca e nei negozi. In Giappone la Nestlè lo usa in 1000 negozi Nescafé (dove grazie a lui le vendite sono aumentate del 20 per cento in un anno). Si trovano alle stazioni dei treni in Francia e anche a bordo della Costa crociere. Sono in grado di fornire servizi ma anche osservare la clientela e catalogarne i comportamenti. In modo da poter migliorare le strategie commerciali nei punti vendita”.

Un frigorifero dal volto umano

Nel settore degli elettrodomestici, l’Iot è davvero a casa sua: “Sì, perché, grazie ai dati che ci trasmettono gli elettrodomestici riusciamo a realizzare oggetti sempre più avanzati”, spiega Marco Signa, Connectivity strategy and business development senior manager della Whirlpool, leader mondiale. “Lavatrici e asciugatrici, per esempio, possono attivarsi da sole in base al proprio contratto con il provider di energia in modo da sfruttare al meglio le fasce orarie meno care. La app chiama l’assistenza in caso di guasto inviando la diagnosi telematicamente così il riparatore esce e sa già cosa deve fare. L’asciugatrice chiede alla lavatrice cosa ha lavato e si imposta da sola sul programma appropriato. Tutto utilizzando un linguaggio senza fili e fatto di bit”.

Il cassonetto che snellisce il traffico

La Hera, leader nelle utilities e nei servizi ecologici in Italia, ha adottato un sistema in grado di rendere intelligente e digitalizzato tutto il processo di raccolta e smaltimento rifiuti. “Non è fantascienza. I nostri sistemi sono usati da molte municipalizzate in Italia, specialmente in Emilia Romagna”, spiega Carmine Artone, Head of IT System and Technology di Hera: “I cassonetti sono geolocalizzati e dotati di sensori e tag che rilevano dove sono e quanto sono pieni. I camion sono informatizzati. Così riusciamo a gestire i percorsi dei camion che effettuano la raccolta ottimizzando i costi di carburante ed evitando che i camion si riempiano prima di finire il turno oppure arrivino allo stabilimento semivuoti. Grazie a sensori sui mezzi che effettuano il lavaggio strade siamo in grado di sapere quali strade sono state pulite e quali devono ancora esserlo e riusciamo a programmare al meglio turni e percorsi. Abbiamo creato una app per i cittadini che possono scattare foto a rifiuti non raccolti e inviarcela. Le immagini sono geolocalizzate. Così noi siamo in grado di inviare mezzi per rimuovere tempestivamente la spazzatura in strada. La prossima frontiera? Grazie alla tecnologia Ibm stiamo studiando mezzi che possano fare tutto questo processo senza autisiti e spazzini”.

Una rivoluzione che cambia il mondo

Il punto di vista globale di Ibm lo illustra, intervistato da Giorgio Mulè, Stefano Rebattoni. Ibm è oggi leader affermato nell’Internet of Things, con oltre 4.000 incarichi presso clienti in 170 paesi diversi, un ecosistema in crescita di oltre 1.400 partner e oltre 750 brevetti IoT, che nel loro insieme contribuiscono a estrarre informazioni utilizzabili da miliardi di dispositivi, sensori e sistemi connessi in tutto il mondo. Sulla base dell’impegno da 3 miliardi di dollari della società per portare il cognitive computing di Watson nell'Internet of Things, nel mese di dicembre 2015 IBM ha annunciato una nuova sede globale per la sua nuova unità IoT Watson a Monaco di Baviera, in Germania, che riunisce 1.000 tra sviluppatori, consulenti, ricercatori e progettisti di IBM per realizzare un coinvolgimento ancora più profondo di clienti e partner. Tutto questo pone oggi Ibm in una posizione di guida di un fenomeno che già oggi connette 13 miliardi di oggetti, destinati a diventare 30 nel 2020, in cui il 40% di tutti i dati generati proverranno da sensori. Mentre il valore economico generato dall’IoT sarà di oltre 11 trilioni di dollari entro il 2025.

Per le imprese è una fantastica opportunità, ma anche una grande sfida: la portata, la complessità e la diversità dei dati IoT rischiano infatti di travolgere i tradizionali sistemi informatici. Occorrono tecnologie di cognitive computing in grado di comprendere, ragionare e comunicare in linguaggio naturale. E tutto va fatto in fretta, perché questa “quarta rivoluzione industriale” non sarà graduale come la prima (la motorizzazione), la seconda (l’elettricità) e la terza (l’informatizzazione) perché non lascerà tempo ai più lenti per adeguarsi gradatamente: come ha detto l’amministratore delegato di Ibm Italia Enrico Cereda, intervenendo alla tavola rotonda d’apertura di Panorama d’Italia a Milano sulla crescita economica, per le aziende “sposare” Industry 4.0 sarà una questione di sopravvivenza.

 

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