Luciano Lombardi

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Bike tour è l'etichetta che siamo soliti attaccare al giro in bicicletta che - tipicamente il sabato mattina - viene organizzato per le vie delle città che Panorama d'Italia, di volta in volta, va a toccare.

Qui a Milano, tuttavia, è accaduto qualcosa di diverso, al punto tale da rendere la suddetta tag altamente inappropriata.

Sarebbe più corretto, infatti, parlare di un "raduno". Anzi di un mix di raduni: quello degli appassionati di bici, quello di chi ama fare il turista metropolitano nella propria città, quello dei fan del personaggio che ha fatto da padrino, da guida, da carismatico narratore dell'evento, l'ideatore e conduttore della trasmissione televisiva VoyagerRoberto Giacobbo, e della sua capacità di trovare ciò che di fantastico c'è nella storia, e ciò che di vero c'è nella leggenda.

In attesa di conoscere le "stime ufficiali delle autorità", prendiamo per buono il dato del sottoscritto, che di pedali ne ha contati un paio di centinaia, compresi quelli "assistiti" delle bici elettriche che Eicma (rappresentata da Piero Nigrelli che alle nostre pedalate pedala sempre dall'inizio alla fine) ha messo a disposizione di chi voleva provare l'ebrezza di stare in sella a un ibrido che, all'uso, finisce per somigliare a un piccolo ciclomotore.

Alle 10 in punto, il nostro cicerone di prestigio, chiama a raccolta il gruppo davanti alla Casa di Panorama d'Italia allestita in C.so Vittorio Emanuele. E si parte.

Sulle guglie del Duomo
Scortati da due pattuglie di vigili - anche loro su due ruote, ma col motore a scoppio - ci si fa largo tra la folla e si arriva al primo dei check point, quello del Duomo e, un attimo dopo, il rumore dei cento e passa cavalletti che si appoggiano al selciato, gli occhi dei partecipanti scorrono rapidi tra le 135 guglie a cercare i guantoni da boxe lasciati lassù da Primo Carnera, e poi si alzano di un tot a cercare lei, La Madonnina aurea, "che tanto piccola poi non è - spiega Giacobbo - visto che è alta più di quattro metri".

Per un quarto d'ora buono, il Nostro si sofferma a raccontare aneddoti e chicche dell'edificio gotico, dalla Meridiana con lo zodiaco alla statua di San Bartolomeo che venne rimossa perché faceva spaventare i bambini, fino all'organo "il più grande d'Italia", dice, o la madre di tutte le reliquie, un chiodo della croce di Cristo.

Torniamo a inforcare la bici e tra i tanti "è il tour di Panorama!" e "Ma quanti sono?!" dei passanti giungiamo alla seconda tappa, il Teatro alla Scala

Musica e arte
Qui gli aneddoti che lo riguardano si alternano e si intrecciano con quelli di uno dei suoi "inquilini" più celebri, Giuseppe Verdi. "Nel museo accanto al teatro esiste ancora il fortepiano (non pianoforte, attenzione) sul quale esercitò il suo genio dei primordi, e la sua maschera funeraria, osservando la quale si riescono ancora a distinguere peli della barba e capelli imprigionati nel gesso".

Dalla "Scala" a Brera ci sono poche pedalate e in pochi minuti siamo di fronte all'ingresso della Pinacoteca.

"Immaginate di salire le scale e di arrivare a una camera blindata. Se siete fortunati - rivela il conduttore - la troverete aperta e potrete ammirare il Sola Busca, il più antico, prezioso e completo mazzo di tarocchi mai ritrovato. Realizzato da un ignoto esperto di alchimia, rievoca, con i semi delle sue carte, la trasformazione dei metalli poveri in oro".

Ma il museo conserva anche un segreto legato a una leggenda, quella dell'"opera che non c'è". "Il quadro - racconta Giacobbo - si sarebbe chiamato La ninfa dei boschi e la sua storia vuole che, qualche anno fa, nottetempo, alcune telecamere di sorveglianza abbiano intercettato uno strano fenomeno: un'ombra che usciva dal dipinto e lo abbandonava. Il giorno dopo, il quadro sarebbe stato rimosso e analizzato e, da quel momento in poi, non se ne seppe più nulla".

Tra il Parco e il Castello
Altro giro, altri fantasmi, quelli del Parco Sempione, da sempre interessato da strane presenze, "ma la più famosa di tutte è la dama velata, una donna vestita di nero, anticipata da un profumo di fiori, con il volto nascosto da un velo, dietro il quale ci sarebbe un teschio".  

Alle spalle del punto di ritrovo in cui il Nostro procede con le sue narrazioni si staglia la sagoma del Castello Sforzesco, con i suoi buchi che fungevano da trappole per i piccioni, prezioso cibo, e con la miriade di passaggi segreti disegnati da Leonardo Da Vinci che, per gli Sforza lavorò anche come progettista di sistemi antintrusione e antifurto e di armi. "La sua opera più preziosa, tuttavia, resta la Sala delle Asse, sul cui soffitto è dipinto un finto pergolato di rami intrecciati attraversati da una corda d'oro". 

Ma al suo interno c'è un'altra presenza geniale, quella di Michelangelo, attraverso una sua statua incompiuta, la Pietà Rondanini, universalmente riconosciuta come il suo testamento spirituale.

A quando una replica?
Il giro volge al termine e prima dei saluti e dei tanti "Quand'è che replicate?"c'è ancora tempo per un'ultima sosta, alla basilica intitolata al patrono della città, Sant'Ambrogio, con la scultura isolata che campeggia al suo esterno, la Colonna del Diavolo, il cui nome deriva dalla leggenda che i due fori ben visibili sulla sua superficie "sarebbero - conclude Giacobbo - l'unica traccia di una battaglia combattuta proprio lì tra il santo e il diavolo, che li avrebbe provocati conficcando le corna nel tentativo di ucciderlo. 

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