Chiara Degl'Innocenti

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È sbarcata a Milano l'iniziativa “100 libri per una scuola” promossa da Panorama d'Italia. Molteplici e di qualità sono state le mail pervenute dalle scuole superiori della città i cui studenti, dalle seconde alle quinte classi, hanno risposto alla domanda: "Qual è il tuo libro preferito e perchè vorresti lasciarlo in eredità alla tua scuola?".

- LEGGI QUI COME FUNZIONA L'INIZIATIVA E COME PARTECIPARE

Il progetto, volto ad avvicinare i ragazzi al mondo della lettura, nel capoluogo lombardo ha premiato con 400 libri quattro studenti di quattro Istituti diversi. Di seguito, i testi dei vincitori che ricevono i libri e un attestato di riconoscimento dal direttore di Panorama Giorgio Mulè.

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Giulia Indino
Classe IIH - Liceo Artistico Statale Umberto Boccioni

Ciò che inferno non è di Alessandro D'Avenia è un romanzo che narra l’incontro folgorante tra un ragazzo benestante di Palermo e Padre Pino Puglisi, un coraggiosissimo sacerdote che ha dedicato la sua intera vita ai bambini di Brancaccio, quartiere povero del capoluogo siciliano logorato dalla opprimente presenza della mafia. Sullo sfondo la città di Palermo, altra grande protagonista del romanzo, è descritta soprattutto nelle sue ombre e nei suoi orrori, ma popolata da tanti bambini, speranza di un futuro migliore se amati da persone buone.
Leggerlo è stato emozionante: a volte ho riso, più spesso mi sono commossa. Facile è stato immedesimarsi nel protagonista, Federico, un ragazzo come me e tanti altri che cerca di capire cosa vuole veramente nella vita e in Lucia, una ragazza semplice, dolce ma dal carattere molto combattivo. Tutti i personaggi emanano un certo fascino, anche quelli legati al mondo delle ombre. Ma al di sopra di tutti c’è il sorriso di Don Pino, la sua gentilezza, il suo amore così incondizionato per il prossimo e per i bambini. Credo che uno dei pregi di questo libro sia stato proprio quello di farmi conoscere questo grande uomo vissuto veramente!
Lo stile di D’Avenia è poetico ed elaborato, ma allo stesso tempo scorrevole, e riesce a coinvolgere a pieno il lettore che si immedesima nei protagonisti della storia, proprio come è successo a me.
‘Ciò che inferno non è’ è sicuramente un libro che invita a riflettere e che fa comprendere come in un mondo dove sopravvive anche solo un po’ di amore, l’inferno non può esistere perché “ l’inferno è pura sottrazione, è togliere la vita e tutto l’amore da dentro le cose”.
Ciò che inferno non è’ di Alessandro D'Avenia è un romanzo che narra l’incontro folgorante tra un ragazzo benestante di Palermo e Padre Pino Puglisi, un coraggiosissimo sacerdote che ha dedicato la sua intera vita ai bambini di Brancaccio, quartiere povero del capoluogo siciliano logorato dalla opprimente presenza della mafia. Sullo sfondo la città di Palermo, altra grande protagonista del romanzo, è descritta soprattutto nelle sue ombre e nei suoi orrori, ma popolata da tanti bambini, speranza di un futuro migliore se amati da persone buone.
Leggerlo è stato emozionante: a volte ho riso, più spesso mi sono commossa. Facile è stato immedesimarsi nel protagonista, Federico, un ragazzo come me e tanti altri che cerca di capire cosa vuole veramente nella vita e in Lucia, una ragazza semplice, dolce ma dal carattere molto combattivo. Tutti i personaggi emanano un certo fascino, anche quelli legati al mondo delle ombre. Ma al di sopra di tutti c’è il sorriso di Don Pino, la sua gentilezza, il suo amore così incondizionato per il prossimo e per i bambini. Credo che uno dei pregi di questo libro sia stato proprio quello di farmi conoscere questo grande uomo vissuto veramente!
Lo stile di D’Avenia è poetico ed elaborato, ma allo stesso tempo scorrevole, e riesce a coinvolgere a pieno il lettore che si immedesima nei protagonisti della storia, proprio come è successo a me.
‘Ciò che inferno non è è sicuramente un libro che invita a riflettere e che fa comprendere come in un mondo dove sopravvive anche solo un po’ di amore, l’inferno non può esistere perché “ l’inferno è pura sottrazione, è togliere la vita e tutto l’amore da dentro le cose”.

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Giacomo Fiorentino
Classe IIIB - Liceo Statale Virgilio 

Il libro risale approssimativamente al IV secolo avanti Cristo. È il testo principale della cultura taoista e racchiude un insieme di massime pronunciate dalla figura leggendaria di Lao Tzu. In realtà non si è a conoscenza del vero creatore dell’opera e si pensa che il presunto autore possa non essere esistito e il testo sia un insieme di principi enunciati da diversi saggi.
Nel corso della storia svariate sono state le traduzioni e le interpretazioni del Tao Te Ching, infatti il testo riesce a colpire perché, nonostante risalga a duemilacinquecento anni fa, gli insegnamenti che espone sono applicabili nella società odierna e i problemi che affronta sono simili a quelli che osserviamo tutti i giorni nel corso della nostra esistenza.
La figura del Tao spesso viene interpretata come religiosa, ma bisogna ricordare che non esisteva ancora la religione taoista quando è stato scritto, perciò è da considerarsi come una filosofia di vita e non una credenza con dogmi da rispettare.
Il suo titolo si può tradurre come “Il classico della Via e della Virtù” nonostante la parola Tao sia difficile da trasporre nella nostra lingua, passibile di differenti interpretazioni e di difficile comprensione, si può comunque tradurre come “Via”, ”sentiero”.
Gli argomenti che tratta sono differenti, divisi in ottantuno stanze di lunghezza diversa e colmi di metafore che li rendono interpretabili in vari modi. Il Tao Te Ching si differenzia dagli altri saggi filosofici cinesi perché, per via dell’eterogeneità del contenuto, è quasi impossibile conoscerne la collocazione geografica e la datazione.
La motivazione per la quale penso che il libro possa essere utile e influenzare positivamente il lettore, se letto con accuratezza e senza superficialità, è che i precetti sono applicabili alla vita di ogni uomo. Il libro suggereisce di evitare gli eccessi, di restare in armonia con la natura, di liberarsi dalle etichette e dagli stereotipi, componenti che invece caratterizzano la società in cui viviamo.
Una massima applicabile all’ambiente che ci circonda può essere la seguente:
“I cinque colori confondono la vista, i cinque suoni assordano l’orecchio, i cinque sapori saturano il palato. Se ci si da troppo da fare, prima o poi la mente impazzisce. Ricorda che le ricchezze fanno degenerare lo spirito umano. Perciò il saggio dà più credito ai propri sentimenti che alle apparenze. E rimane ben fermo in questo suo atteggiamento.” E’ una delle tante massime presenti nel libro ed è riuscita a farmi riflettere e ad osservare con occhi diversi il mondo che abito poiché parla di come l’uomo provi costantemente a cercare di trovare la felicità nelle cose esterne e materiali e di come tenda a vivere per i propri sensi e non per il suo centro. L’uomo cerca di razionalizzare tutto e non si rende conto di essere un irrazionale, finendo così per condurre un’esistenza infelice.

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Siria Marino
Classe IIIA - Istituto di Istruzione Superiore Paolo Frisi

"Donne che corrono coi lupi": un libro e molto di più. Parole che colpiscono, così forti da penetrarti fino ad arrivare alla tua parte più profonda. Una guarigione, una riscoperta di quello che è il Femminino nella sua immutabile essenza. Un universo che in questa società viene sottovalutato e che molto spesso necessita, per tornare alla coscienza, di parole come quelle regalate da Clarissa Pinkola Estes, autrice, oltre che psicanalista junghiana e "cantadora" di storie.
Il libro si presenta, infatti, come una raccolta di storie, racconti, miti, tradizioni dal mondo che essenzialmente sono però una medicina per l'anima, in quanto riportano all'archetipo della Donna Selvaggia, due semplici parole cariche di emozione, un concetto che rimanda alla figura della Lupa che, contrariamente a come si pensa, è uno spirito energico, creatore, estremamente protettivo verso ciò che ama, intuitivo e profondamente leale ed è cosi che dovrebbe essere una donna per considerarsi sana.
I racconti, che spaziano da quelli più conosciuti come il "Brutto anatroccolo" che tratta il tema dell'esilio, a quelli meno usuali come "Manawee", che mostra l'uomo selvaggio, sono analizzati in chiave simbolica per scovare sentimenti e situazioni che le donne vivono nel corso della loro vita, così da ritrovarsi e poter rinascere.
Questo libro mi ha lasciato così tanto che nessun’altra storia d'ora in poi sarà più la stessa, mi ha insegnato ad andare oltre alle parole, in quanto una storia è un insegnamento. È un risveglio per la natura selvaggia presente in ognuno di noi e una chiave per accedere al potere femminile. È un libro che leggo e rileggo vagando tra i capitoli perché, soprattutto in momenti difficili, mi indirizza sulla strada della forza interiore ed è per questo che vorrei fosse presente nella biblioteca della scuola. Penso che ogni donna dovrebbe leggerlo perché è veramente un libro di cui cibarsi e che lascia molto. Lo consiglio anche agli uomini in quanto avvicina a un mondo che in fondo fa parte anche di loro.

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Anastasia Glavatchi
Classe VAT - Istituto Professionale Bertarelli Ferraris

Secondo me i libri hanno un ruolo molto importante nella vita di ognuno di noi. I libri ci aiutano a diventare più forti davanti ai problemi che ci sono nella vita. Attraverso i libri riusciamo a capire i misteri del universo ed arricchiamo la nostra anima. Sono sicura che nella vita di ognuno di noi esiste un libro che ha giocato un ruolo fondamentale nella crescita personale. Leggendo i libri possiamo trovare tra le pagine le risposte di alcune domande che ci poniamo ogni giorno e che ci possono aiutare a prendere le decisioni giuste nella vita.
Il libro che mi ha cambiato l’anima e il mio modo di guardare la vita è “L’Alchimista” di Paulo Coelho. Il libro racconta la storia di un pastore chiamato Santiago che viene spinto da un sogno a lasciare la casa dirigendosi in Egitto per trovare il tesoro nascosto nelle Piramidi. Però nessuno sa di preciso che tesoro lo aspetta oppure se il pastore riuscirà ad oltrepassare tutte le difficoltà che lo aspettano nel deserto. Quello che comincia come un viaggio alla ricerca del tesoro presto si trasforma in un viaggio destinato alla scoperta di se stesso.
Questo libro per me è il libro ideale da lasciare in eredità alle future generazioni in quanto il percorso di questo pastore ci insegna quanto sia importante ascoltare la propria anima a seguire i propri sogni. Ci insegna che non è la meta che conta ma è importante proprio il percorso che si fa per arrivare alla meta.

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