Mikol Belluzzi

-

In un’Italia che invecchia e dove l’assistenza medica deve fare i conti con tagli ai budget, le donne diventano figure di rifermento sempre più importanti per i malati cronici e i portatori di disabilità. Per questo la figura femminile è stata al centro del convegno “La salute è donna: per sé e per gli altri” che si è tenuto oggi all’Università di Mantova nell'ambito del tour Panorama d'Italia e che ha messo intorno a un tavolo politica, personale infermieristico e medico, oltre alla ricerca e alle istituzioni.

Nel nostro Paese i caregivers, cioè chi si prende cura di persone con malattie croniche tra le mura domestiche, sono oltre 3 milioni, di cui i due terzi donne tra i 40 e i 65 anni. Prive di ogni riconoscimento sostengono, tra l'altro, un esercito di più di 2,5 milioni di anziani non autosufficienti. "Con i molti problemi che assillano le Regioni è difficile portare l’attenzione su queste persone" ha affermato Roberta Mori, coordinatrice nazionale degli Organismi per le pari opportunità e consigliera regionale dell’Emilia Romagna, la prima regione italiana che si è dotata nel 2014 di una legge quadro per i caregivers e sulla medicina di genere.

Un settore su cui l’Italia è ancora arretrata. "Gli studi dimostrano che ci sono notevoli differenze tra le malattie che colpiscono i due sessi e che le donne si ammalano in modo diverso perché sostengono anche il peso della cura dei familiari» ha continuato Mori. La capacità di accudimento delle donne è stata sottolineata anche da Rocio Cabarcas, responsabile infermieristico della Rete di cure palliative dell’Azienda socio sanitaria territoriale di Mantova, da sempre in prima linea nell’assistenza dei malati gravi e terminali, per i quali bisogna sviluppare protocolli d’intervento completamente diversi dato che le esigenze di chi si trova a fine vita sono diverse da tutte le altre.

"A Mantova cerchiamo di dare sostegno a famiglie numerose e agli anziani garantendo loro dei posti di emergenza negli ospedali" ha precisato l’assessore al welfare del capoluogo lombardo Andrea Caprini. "Ma nella regione è in atto una riorganizzazione profonda legata alla riforma dello scorso anno e per questo stiamo reimpostando la rete territoriale degli interventi insieme ai servizi sociali".

Nella salute delle donne gioca un ruolo importante la figura dell’ostetrica, che accompagna tutta la vita femminile e che interviene su patologie legate alla procreazione, ai tumori, alla fertilità e allo stress. "E aiutiamo anche le donne a trasmettere ai loro figli e quindi alle generazioni future gli schemi della salute" ha sottolineato Monica Antuono, direttore di sezione delle attività didattiche e ricerca del corso di laurea di Ostetricia.

Ma ci sono anche malattie subdole che, pur non essendo femminili, colpiscono in prevalenza le donne. Come la sclerosi multipla, che ha il doppio di incidenza nelle donne rispetto agli uomini e colpisce in giovane età, riducendo le capacità motorie e poi via via quelle cognitive. "Questa malattia si presenta in modo variegato e non solo la persona affetta deve imparare a gestirla, ma serve un grande sostegno anche ai familiari che se ne prendono cura, in gran parte donne" ha detto Monica Chiarini, coordinatrice del centro sclerosi multipla degli Spedali riuniti di Brescia, sezione di Montichiari.

E una grande mano (oltre a nuove concrete speranze) viene dalla ricerca scientifica. "La mia azienda ha un ampio portafoglio di farmaci innovativi ed equivalenti per aiutare il paziente affetto da sclerosi multipla" ha sottolineato Enrica Bucchioni, direttore medico di Teva Italia, tra i big mondiali della farmaceutica. Inoltre, per sostenere i familiari di chi è costretto a spostarsi in un’altra regione per curarsi è nato il progetto di Teva A casa lontani da casa, che dà ospitalità ai caregivers nelle principali città italiane.

A chiusura dell’incontro Luigina Carrella, direttore educativo-riabilitativo del Centro di Lesmo della Lega del filo d’oro ha raccontato di quanto sia “al femminile” l’assistenza a questi disabili sordociechi e pluriminorati sensoriali: su 570 persone che lavorano nei centri di riabilitazione le donne rappresentano ben l’84%.

© Riproduzione Riservata

Commenti