Mantova

Nessuna crisi. Il sistema economico sta solo cambiando - FOTO

A Panorama d'Italia Valerio Malvezzi di "Win the Bank" spiega come ottenere credito dalle banche. E presenta la sua chiave di lettura su economia e finanza

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Sergio Luciano

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Uno shock: culturale, ma anche politico. Chi a Mantova è andato a sentire la conferenza di “Win the bank”, organizzata nel contesto di Panorama d’Italia, tenuta da Valerio Malvezzi, credeva che avrebbe soltanto appreso un buon metodo per andare in banca e convincere i funzionari a finanziarlo: che già di per sé, di questi tempi, è un miracolo. Ma al pubblico che ha riempito la sala della biblioteca Teresiana è successo qualcosa di più: ha ascoltato una lezione di economia che è stata anche, contemporaneamente, un manifesto rivoluzionario, ideologico se non politico, e che letto in traslucido spiega tante delle cose strane che stanno accadendo nel mondo, compresa l’elezione – cosiddetta “a sorpresa” - di Donald Trump alla presidenza degli Stati Uniti.

 

“Non esiste nessuna “crisi”, ma solo un cambiamento deliberato e pianificato di sistema economico”, dice Malvezzi, economista: “Bisogna capire che tale cambiamento è finalizzato a creare una società di pochissimi ricchi e tantissimi poveri”, prosegue, “facendo sparire una difficilmente gestibile – in quanto tendenzialmente libera – ‘classe media’. Se non si spiega che tale sistema ruota attorno a cinque variabili economiche che sono: il non mettere patrimoniali, il tener bassa l’inflazione e la spesa pubblica, il voler la deregulation valutaria e quella borsistica, l’avere un cambio forte. Se non si spiega alla gente che, incidentalmente, quelle cinque variabili così congegnate sono esattamente ciò che interessa a chi è ricco, ma esattamente ciò che non interessa a chi è povero. Se non si spiega alla gente che quelle cinque variabili si declinano in un progetto preciso, in termini di moneta; e cioè l’Euro”…

E il gioco dei “se” continua, nelle conclusioni di un pamphlet traumatizzante che Malvezzi presenta alla platea, prima di passare al suo collaudato “manuale per farsi prestare i soldi dalle banche”.

“Ebbene, se non si spiega alla gente tutto questo, allora non vale la pena spiegare niente”, conclude appunto Malvezzi nel suo pamphlet che titola, non pacatamente: “Le mostruose bugie dell’economia”: “Nulla è più importante, in economia, di questa battaglia per i diritti della gente. E l’economia dovrebbe essere governata dalla politica, non dalla finanza”.

Una provocazione? Certo, anche. Ma, insieme, un’analisi da brividi che probabilmente gli economisti da salotto, quelli ultraistituzionali, accomodati al calduccio delle loro prebende presso le banche centrali e i grandi intermediari finanziari globali, potrebbero bollare ironicamente come una “teoria del gomblotto” ma che intanto macina consensi tra la gente, pescandoli com’è ovvio e giusto che accada nei gorghi del malessere generato da un capitalismo ultraliberista che ha smarrito palesemente la sua capacità di inclusione ed è diventato casta.

Il “sogno americano”, sia pure a tinte sgargianti e a tratti urtanti che il parruccone di Trump ha restituito a quella parte di America che l’aveva perso, è appunto la possibilità di vivere, domani, meglio e non peggio di come si vive oggi. Una possibilità negata ai più dalla classe dirigente europea degli ultimi vent’anni - ed anche di quell’americana che ha partorito la crisi finanziaria del 2008 e ha poi preteso paradossalmente di restare essa stessa alla guida della cosiddetta ripresa (ripresa classista e oligarchica); una possibilità di “star meglio” strappata via dalle mani della classe manifatturiera e anche di tutta la classe media, che adesso non ne può più, e sta protestando.

Per l’”uso” di Malvezzi e di tutto quanto – insieme al suo compagno di viaggio Massimo Bolla e a tutto il gruppo della loro società di formazione “Win the bank” – bisogna dettare un’importante “istruzione”: le sue lezioni hanno sempre una doppia chiave lettura. C’è quella pragmatica, che veramente insegna al piccolo imprenditore come fare per prepararsi a un incontro con il direttore di banca al quale ci si è sempre rivolti con discreto successo e che invece da un paio d’anni ci ha detto sempre di no, e per ottenere nuovamente credito; e la chiave di lettura ideale (non ideologica, in questo caso) dell’economista visionario che nei primi anni Novanta fu nel gruppo dei fondatore della Lega perché ci credeva, che ha vissuto un’esperienza da parlamentare senza per questo entrare poi in nessuna casta, che vive da sempre soltanto del suo lavoro e non rinuncia a trasferire ciò in cui crede alle platee, piccole o grandi, che incontra.

Ciascuno è libero di usare la chiave di lettura che preferisce, oppure entrambe: perché in effetti, sono collegate.

 

 

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